CAV BELLA

Questa recensione sarebbe dovuta essere una recensione come tante altre, ma così non può più essere.


Non può esserlo perché è troppa la rabbia mentre scrivo queste righe, il grumo di dolore che mi tiene la gola è lì a ricordarmelo.


A Febbraio di quest'anno avrei voluto recensire un gruppo musicale turco, il collettivo di artisti conosciuto con il nome di Grup Yorum. Li avevo incontrati per la prima volta due anni fa durante un'insonne navigazione notturna su Youtube, a conquistarmi immediatamente erano stati l'alto tasso di impegno politico che caratterizzava la loro opera e la loro storia, sicuramente non una storia da tutti i giorni.


Da sempre militanti di estrema sinistra critici con il governo turco, negli ultimi anni erano arrivati a scontrarsi apertamente con la dittatura di Recep Tayyip Erdoğan, sanguinario presidente della Turchia e grande amico dell'Occidente.


Accusato sulla base di illazioni e confessioni estorte con la violenza di collaborare con il Fronte rivoluzionario della liberazione popolare, un partito di estrema sinistra considerato come un'organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e Turchia, nel 2016 il gruppo era stato definitivamente messo al bando e parte dei suoi membri arrestati come terroristi.


Nel 2019, in seguito all'ennesimo arresto farsa, Ibrahim Gökçek, membro del collettivo, aveva iniziato uno sciopero della fame insieme ad altri membri e compagni detenuti.

A Febbraio di quest'anno speravo che una piccola recensione potesse aiutare a far conoscere ad altri la loro lotta e quella delle migliaia di detenuti politici nelle carceri turche, avevo preparato anche una bozza poi colpevolmente dimenticata nel computer con l'arrivo della pandemia.


Oggi una recensione del genere però non basta più.


Negli ultimi due mesi sono morti in tre in seguito allo sciopero della fame: la cantante Helin Bölek e il cantante Mustafa Koçak ad Aprile e Ibrahim Gökçek il 7 Maggio.

Sono morti lottando in un silenzio quasi generale, un silenzio politico, lo stesso che troppo spesso avvolge e soffoca queste storie contribuendo a mantenere vive queste schifose ingiustizie.


Una normale recensione ora sarebbe inutile, ormai il limite è già stato superato.


Per l'ennesima volta.


Allora forse si dovrebbe recensire la capacità dell'Occidente e delle sue istituzioni di indignarsi e agire davanti alle ingiustizie e alle violazioni dei diritti umani?


Forse dovrei recensire l'umanità rimasta in questo continente?


Ma che senso avrebbe recensire qualcosa che è scomparso da tempo?


Le istituzioni occidentali, quelle europee comprese, lo dimostrano quotidianamente: dalle politiche migratorie agli accordi con dittatori della peggior specie.


La retorica e le bugie non riusciranno mai a nascondere il legame che unisce l'Occidente “libero e democratico” con alcune tra le più vergognose violazioni dei diritti umani compiute in questo secolo.


La verità è che la vita umana non è più insacrificabile, e chissà se lo è mai stata, e lo stesso vale per i valori di cui politici e governanti amano riempirsi la bocca: giustizia, uguaglianza e libertà non esistono oggi in Occidente, sono state ormai da tempo immolate sull'altare del profitto e del consenso. Si è capito che basta simularle, non serve per forza che ci siano davvero e quindi si possono regalare insieme ad un carico di armi per massacrare i curdi o ad un po' di motovedette utili a sparare su esseri umani in cerca di un futuro in Europa. Questo è quello che oggi è diventato l'Occidente, che piaccia oppure no.


L'unica opzione sul tavolo, per chi fosse interessato, è continuare a lottare perché quello che conosciamo oggi non rimanga l'unico dei mondi possibili, perché si continui a riconoscere il male, perché l'umanità continui ad avere una cittadinanza in questo inferno che è diventato il reale.


Conoscere, indignarsi e non smettere di lottare, questa è la chiave per restare umani e non dimenticare il sacrificio di questi martiri laici.


Per Helin, Mustafa, Ibrahim e tutte le donne e gli uomini oppressi.

Di Elia Legnani