AD ASTRA

Davanti a noi una distesa infinita di stelle, e nelle orecchie una musica dolce che ci culla, mentre ci allontaniamo dalla sicurezza di casa per compiere un emozionante viaggio in solitaria.


Dove siamo? Ma nello spazio, naturalmente.


La recensione di oggi racconta di Outer Wilds, un videogioco di esplorazione spaziale sviluppato da Mobius Digital.


È difficile parlarne senza fare spoilers dato che, in questo gioco, ogni dettaglio è un tassello del bellissimo mosaico che si rivelerà la fine.


Un paio di cose posso dirle, però: posso svelarvi che il protagonista è un* giovane astronauta che vive su Timber Hearth (Cuore Legnoso in italiano), un rigoglioso pianeta che fa parte di un sistema solare senza nome. Nel suo villaggio è tradizione che i nuovi astronauti compiano un viaggio all’interno del sistema, per esplorare i corpi celesti che lo compongono – costume che ricorda un po’ i Grand Tour del ‘700, se eliminiamo la componente sociale.


Posso anche confidarvi che l* nostr* protagonista ha sete di conoscenza e brama l’avventura: il suo sogno è quello di spingersi più lontano di quanto i suoi predecessori abbiano mai fatto, per raggiungere destinazioni che nessuno ha mai visitato prima.


Posso perfino dirvi che non potrà bighellonare per sempre, rimanendo a fluttuare nello spazio – se non si fermerà da solo, qualcuno ci penserà per lui! L* ragazz* ha delle responsabilità, dopo tutto.


Non posso spingermi oltre, ho già detto troppo!


Outer Wilds è un piccolo gioiello videoludico. L’ambientazione è davvero piacevole, e l’atmosfera di mistero è gestita perfettamente. Benché il gameplay non voglia necessariamente essere rilassante, e alcune mappe siano vagamente inquietanti, l’ansia è bandita da questo gioco: i fallimenti pesano, certo, ma non ci sono elementi che cerchino attivamente di mettere i bastoni tra le ruote dei giocatori, e, anche se la frase può sembrare strana a chi già conosce il videogame, la sensazione è che si abbia tutto il tempo del mondo per portare a termine la propria missione. È come se il gioco volesse che il protagonista abbia successo: incalza sì il giocatore, ma lo fa con gentilezza.


Il clima sereno è certamente aiutato dalle musiche, che non diventano mai pressanti; al contrario, tutte le melodie presenti – una per location – sono semplici e armoniose, e molte ricordano lo strimpellio di una chitarra davanti a un falò.


Ben inteso, non è tutta una passeggiata – soprattutto per quanto riguarda la mobilità del personaggio e della sua navicella – ma è una piacevole ed emozionante avventura.


Se vi piacciono lo spazio e il mistero, e se apprezzate i giochi di esplorazione, ritengo che dobbiate assolutamente provare Outer Wilds. Tenete a portata di mano una sveglia, però: sarà difficile accorgersi del tempo che passa nel mondo reale una volta iniziato!



di Anna Credendino