ANCHE PER IL COVID SIAMO INFERIORI

Negli ultimi mesi ci siamo nascosti in casa dal nemico invisibile, il Corona Virus, una pandemia che ci ha tolto il respiro e che avrà ancora a lungo effetto sulla nostra quotidianità. Ormai da decenni combattiamo con un altro nemico invisibile, meno mediatizzato e più letale: la criminalità organizzata.


Essa è molto più comune al sud che al nord, dove le vittime della pandemia sono molte meno. Purtroppo gli effetti a lungo termine saranno gli stessi, se non più gravi al sud. La criminalità organizzata prospera in situazioni di miseria, sguazza nel malessere sociale e trae forza dalla povera gente e dalle imprese sull’orlo del fallimento. Per questo motivo si prevede una risalita terrificante del potere di questi gruppi.

In questo articolo mi concentrerò perlopiù sulla Campania, per il resto del meridione non ho né tempo, né spazio, né le competenze per parlarne. Da questo momento in poi mi riferirò alla criminalità organizzata Campana come “Camorra” per generalizzare. La Camorra fa parte degli enti governativi e delle istituzioni campane da anni, come un rampicante su un palazzo secolare. Ha rami ovunque e opera nelle tenebre. Quanto grande sia è difficile a dirsi con fermezza, ma una cosa è chiara: la sua influenza non mostra alcun segno di decrescita, anzi.


Le tattiche della camorra sono semplici: si guadagna la fedeltà popolare comprando cibo ai bisognosi, pagando debiti alle imprese sull ́orlo della chiusura, salvando gente dalla miseria, in cambio di eventuali favori per i tempi a venire. Un'offerta che una persona alle strette non può rifiutare.

Spesso il camorrista non vuole niente di costoso in cambio, o almeno non dal punto di vista della persona semplice. Al camorrista bastano l amicizia e la fiducia dei locali. In alcuni casi, questi favori si tramutano in voti: in questo modo il camorrista acquisisce il controllo di una comunità, indebolendo la forza dello stato e sottraendo cariche alle persone oneste. Non sempre arrivano a cariche amministrative, ma il loro controllo in un’area può assumere forme diverse.


Sindaci, consiglieri, assessori e presidenti nella regione Campania sono pienamente a conoscenza del problema e di quel che sta per avvenire. Luigi Di Magistris, sindaco di Napoli, è molto allarmato, a differenza del presidente De Luca, che rimane freddo e distante, almeno in apparenza, forse per non scatenare i “Porta

seccia”. Negli ultimi mesi De Luca ha immobilizzato la Campania mettendoci agli arresti domiciliari. Militari, Carabinieri e Polizia ovunque. I suoi metodi autoritari hanno rallentato il contagio e fermato il collasso del sistema sanitario, che è a pezzi da anni (in parte per colpa sua). Tutto questo è servito ben poco per fermare la Camorra, che durante il lockdown distribuiva viveri ai bisognosi.


Il modo di governare la Campania di Vincenzo De Luca può essere riassunto con una frase “Chi fa da sé fa per tre”: governa da solo, a scapito del governo e dei sindaci. Il suo piano per sconfiggere la Camorra sembrerebbe consistere nel provare a superarla in generosità, fornendo bonus alle imprese, ai professionisti e alle famiglie. Ma questo non basterà: alla luce degli alti tassi di evasione fiscale, questi bonus non porteranno a niente. L’immagine che si è costruito di uomo severo, violento e aggressivo non spaventerà i boss camorristi.

L’opposizione Campana, con a capo Stefano Caldoro, propone invece meno tasse e la rimozione delle bollette alle imprese per stimolare una crescita del loro guadagno. In un’intervista recente per il giornale “Il Mattino” Caldoro associa la severità della fase uno di De Luca alla sua mancanza di fiducia nei Campani. Secondo Caldoro, se la regione diminuisse le spese, il cittadino sarebbe più disposto a non evadere le tasse. Caldoro non parla di Camorra in questa intervista, ma il suo piano sembrerebbe quello di voler incentivare il cittadino a cooperare con lo stato abbassandogli i costi fissi d impresa.

“Se ci fosse una mancanza di fondi” continua Caldoro “la regione potrebbe recuperare facendo tagli a cose superflue”. Non è la prima volta che propone una strategia del genere: tra il 2010 e il 2015 ha fatto dei tagli esorbitanti al sistema sanitario campano, allo scopo di saldare il debito altrettanto gigantesco che era stato accumulato dai suoi predecessori. Ha avuto successo, ma a quale prezzo? Non per niente il sistema sanitario campano ha carenze pesantissime. Prima del 2015 erano “cost-effective” a scapito dei miseri fondi alla sanità. De Luca ha fatto ulteriori tagli ai posti letto, in particolare ad Avellino e si è preso il merito del saldo del debito, pur non avendo fatto pochissimo e senza investire un centesimo nel settore ospedaliero negli ultimi cinque anni. Se lo avesse fatto, probabilmente il numero di morti sarebbe stato più basso.


Non importa cosa farà De Luca o cosa farà Caldoro, la Camorra crescerà, e sapete perché? Perché i Campani non hanno fiducia nella regione. Caldoro e De Luca prima della pandemia erano estremamente impopolari. Nel 2010, solo 1.5 milioni di persone su 6 milioni hanno votato per Caldoro, mentre nel 2015 a malapena un milione per De Luca. Secondo me, sia De Luca sia Caldoro hanno buone intenzioni: nonostante ciò, restano “out of touch” con il popolo campano. Alla gente non fa differenza chi è presidente, per loro basta avere pane da portare a tavola, e se la Camorra glielo concede, coopereranno. De Luca ci ha provato, un po’ con lo humor, un po’ con le mascherine, un po’ con le live Facebook trasparenti, ma non basta. Quel che serve per migliorare il rapporto regione-cittadino è la fiducia reciproca, la cooperazione e la volontà di fare la differenza. Queste cose mancano a noi campani, non per niente il nord ci vede come inferiori, quando non lo siamo. Se il cittadino non paga le tasse e la regione non è in grado di prendersi cura dei suoi cittadini, non si andrà mai da nessuna parte, e se si va avanti così, le tenebre dove operano i Camorristi ci soffocheranno, finché non ci sarà più niente da salvare.


Dì Nicola Maria Servillo