COS'È SUCCESSO AL CAMPIDOGLIO?

Cos’è successo


Una manifestazione di sostenitori trumpiani ha avuto luogo il 6 gennaio 2021, a Washington D.C., nei pressi del Campidoglio, dove il Congresso era in sessione per confermare la vittoria di Joe Biden – l’ultimo passo formale affinché possa diventare Presidente.


Il motivo della manifestazione era originariamente quello di protestare contro i risultati delle elezioni svoltesi il 3 novembre 2020, che avevano visto Donald Trump sconfitto. La folla si è però poi prodotta in quelli che alcuni hanno chiamato “fenomeni di squadrismo”: i manifestanti si sono accalcati davanti al Campidoglio, e un numero non indifferente di essi è riuscito ad entrare nel palazzo anche a causa di un’inefficace azione della polizia schierata a difendere il perimetro.


Scontri armati sono avvenuti tra polizia e manifestanti, causando cinque morti. I Parlamentari, insieme ad altri lavoratori del Campidoglio, sono rimasti barricati in alcune stanze del Palazzo sotto indicazione degli addetti alla sicurezza, fino alla dispersione della folla. Il tutto è durato ore, iniziando circa alle 14.00 del fuso orario di Washington (20.00 in Italia). Alle 20.00 (le 02.00 del mattino da noi) il Congresso è tornato in sessione, dove ha potuto finalmente ratificare la vittoria di Biden, dando così il via libera alla sua nomina di Presidente il 20 gennaio 2021.


Chi erano i manifestanti?


Sì, erano sostenitori di Trump, ma a quale demografia appartenevano? Vi erano gruppi organizzati tra loro?


La notizia probabilmente non sorprenderà nessuno: la quasi totalità dei manifestanti era composta da persone bianche, molte delle quali erano più o meno affiliate o sostenitrici di gruppi che credono nella supremazia bianca. Erano presenti molte bandiere con lo stemma dei Confederati, che sono comunemente associate al concetto di razzismo e di orgoglio del Sud.


Uno dei volti la cui foto sta facendo il giro del web appartiene a Jake Angeli – l’uomo che indossa un copricapo che ricorda quelli vichinghi – fiero sostenitore di QAnon, gruppo complottista di estrema destra secondo il quale esisterebbe un'ipotetica trama segreta che agirebbe contro Trump e i suoi sostenitori.


Nick Ochs, membro dei Proud Boys, gruppo di estrema destra, anti-immigrazione, e composto da soli uomini – e con una storia di violenza, ha postato un selfie scattato all’interno del Campidoglio dove si identificava.


Richard Barnett, l’uomo che si è seduto alla scrivania della Portavoce della Camera Nancy Pelosi, è coinvolto in un gruppo che sostiene il diritto alle armi, e ha partecipato a un movimento chiamato Stop the Seal che si era rifiutato di accettare la vittoria di Biden, credendo all’accusa di frode elettorale mossa da Trump.


Smentita è invece la voce per cui vi sarebbero stati dei manifestanti Antifa “infiltrati” nella sommossa.


Come è potuto accadere?


È una domanda che si sono posti in molti. Perché non era presente un numero maggiore di poliziotti? E dov’era la Guardia Nazionale?


La sindaca di Washington D.C. Muriel Bowser ne aveva fatto richiesta nei giorni scorsi, proprio a causa della manifestazione in questione, già annunciata. Aveva anche invitato i cittadini di Washington a non cercare lo scontro ed a evitare l’area che sarebbe stata interessata in toto.


In effetti, la sua richiesta era stata accettata, ma i numeri previsti erano comunque bassi: solo 340 agenti attivi, di cui 114 teoricamente già sul posto (contro i 3600 mobilitati per le manifestazioni contro l’omicidio di Floyd). Il resto della sicurezza era in mano alla polizia che si occupa specificatamente di proteggere il Congresso (Capital Police), la quale non ha fatto richiesta di supporto aggiuntivo ad altre agenzie federali come il Dipartimento di Sicurezza Nazionale. Molti esperti sono rimasti spiacevolmente sorpresi dalla mancanza di preparazione, che solitamente non manca in questi frangenti.


Biden stesso ha riconosciuto le differenze di trattamento per i manifestanti del 6 gennaio e quelli appartenenti ai movimenti promossi da Black Lives Matter: “Nessuno può dirmi che, se fosse stato un gruppo di Black Lives Matter a protestare ieri, non sarebbe stato trattato molto, molto diversamente rispetto alla folla che ha attaccato la Capitale.”


Kamala Harris, futura Vicepresidente, su Twitter ha aggiunto: “Siamo stati testimoni di due sistemi di giustizia: uno che permette a estremisti di assaltare la Capitale degli Stati Uniti, e un altro che ha rilasciato gas lacrimogeno su manifestanti pacifici la scorsa estate. È semplicemente inaccettabile.”


I soccorsi hanno anche tardato ad arrivare: il Pentagono ha accettato di inviare la Guardia Nazionale poco prima delle 16.00 (22.00 italiane), quasi due ore dopo l’inizio degli scontri. A quanto riportano importanti testate giornalistiche americane come The New York Times, però, non è stato Donald Trump a dare l’ordine, ma il Vicepresidente Mike Pence.


Alcuni video condivisi su internet mostrano la polizia mentre sposta le barricate e permette a manifestanti di entrare, e agenti che accettano di posare per selfie.

La presenza di esponenti di estrema destra nel corpo di polizia americana è ormai ben nota: è difficile non pensare che questo abbia avuto un ruolo nella risposta lenta e poco efficace della polizia di Capitol Hill.


Che responsabilità ha Donald Trump?


Dal momento in cui il risultato delle elezioni ne ha sancito la sconfitta, il Presidente attualmente in carica ha dichiarato che vi erano stati brogli e scorrettezze nella modalità e nel calcolo dei voti, venendo però smentito più e più volte e senza portare alcuna prova.


Non è comune che un Presidente in carica si opponga alla nomina del successivo – anzi, il suo ruolo è quello di garantire un sereno passaggio di consegna. Questo non ha fermato Trump dall’opporsi strenuamente alla vittoria di Biden, atteggiamento che ha suscitato critiche anche tra i Repubblicani. Trump ha insistentemente invitato chi lo aveva votato a non arrendersi.


In vista della manifestazione di mercoledì 6, Trump ha twittato – martedì 5 – che “Washington sta per essere inondata da persone che non intendono vedere una vittoria elettorale rubata da Democratici della Sinistra Radicale. Il nostro Paese ne ha avuto abbastanza, non lo accetta più! Vi sentiamo (e vi vogliamo bene) dallo Studio Ovale,” terminando con il suo solito motto, “MAKE AMERICA GREAT AGAIN!”.


Poco prima che la manifestazione sfociasse nella violenza, Trump ha tenuto un discorso davanti alla Casa Bianca, incitando i suoi sostenitori ad unirsi alla marcia verso il Congresso, affermando che “se non lotterete come furie, non avrete più il vostro Paese”, e assicurando la folla che “non concederemo la vittoria”.


Non ha commentato gli eventi se non dopo un discorso tenuto da Biden che lo invitava a intervenire pubblicamente (anche se non è chiaro quanto questo invito abbia avuto un’influenza sulle sue azioni), quasi due ore dopo l’inizio della sommossa, e le sue parole sono state tutt’altro che una condanna: “Capisco il vostro dolore. Capisco la vostra sofferenza. Questa elezione ci è stata rubata. È stata una vittoria schiacciante e lo sanno tutti, soprattutto l’altra parte. Ma dovete tornare a casa ora. C’è bisogno di pace. C’è bisogno di ordine e legalità. Dobbiamo rispettare le nostre forze dell’ordine. Non vogliamo che qualcuno si faccia male.”


In molti hanno preso le distanze dal suo atteggiamento, inclusi politici Repubblicani che erano stati a lungo suoi alleati.


Quando il Congresso ha ufficializzato la vittoria di Biden, Trump ha affermato, tramite il portavoce della Casa Bianca Dan Scavino, che “anche se sono in completo disaccordo con i risultati delle elezioni, e i fatti mi danno ragione, ci sarà una transizione ordinata il 20 di gennaio,” insistendo sul risultato a suo parere falsificato delle elezioni. Ha inoltre aggiunto che “ho sempre detto che avremmo continuato la nostra lotta per assicurarci che solo i voti legali vengano contati. Anche se questa è la fine del miglior primo mandato della storia presidenziale, è solo l’inizio della nostra lotta per rendere l’America nuovamente grande!”.


Non critica quindi i violenti manifestanti che hanno invaso il Campidoglio, ma sembra anzi quasi legittimarli con le sue parole.


Qual è stata la risposta all’estero?


Leader mondiali di vari Paesi si sono espressi sull’accaduto, condannando la violenza in atto.

Boris Johnson ha criticato Trump, affermando: “Ritengo che quello che il Presidente Trump ha detto riguardo [il risultato delle elezioni] sia completamente sbagliato e condanno senza riserve l’incoraggiare le persone ad agire nel modo vergognoso in cui si sono comportate nella Capitale.”


Angela Merkel ha detto: “Mi rincresce che il presidente Trump non abbia riconosciuto la sconfitta alle elezioni da novembre e che non lo abbia fatto neppure ieri. Sono stati sollevati dubbi sull'esito delle elezioni, e questo ha preparato l'atmosfera per gli eventi della notte scorsa.”


Emmanuel Macron ha postato un video dove afferma di credere nella democrazia e in particolare nella democrazia statunitense, ma anche che “quando in una delle più antiche democrazie del mondo, i sostenitori di un presidente uscente prendono le armi per contestare i risultati legittimi di un'elezione, il concetto universale di ‘una persona, un voto’ viene minata.”


David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, ha scritto che “le scene provenienti dalla Capitale degli Stati Uniti stasera sono profondamente preoccupanti. Le votazioni democratiche devono essere rispettate. Siamo certi che gli Stati Uniti faranno sì che le regole della democrazia siano protette.”


In un tweet, Giuseppe Conte ha dichiarato di seguire con grande preoccupazione quanto stesse accadendo a Washington. “La violenza è incompatibile con l’esercizio dei diritti politici e delle libertà democratiche. Confido nella solidità e nella forza delle Istituzioni degli Stati Uniti.” Sempre in Italia, non manca però chi evita di criticare Trump. Gorgia Meloni, infatti, afferma: “mi auguro che le violenze cessino subito come chiesto dal Presidente Trump”. Ricordiamo il modo, citato sopra, in cui Trump ha chiesto di cessare le violenze.


Perfino colossi dei social networks hanno preso una chiara posizione: Twitter ha eliminato gli ultimi tre tweets del Presidente in carica, e, insieme con Facebook, ha bloccato il suo account per un certo lasso di tempo.


Una voce fuori dal coro è offerta dalla Russia: la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova crede che il Sistema elettorale degli Stati Uniti sia arcaico, e che “non incontri i moderni standard democratici, creando opportunità per numerose violazioni, e i media americani sono diventati uno strumento di lotta politica. È questo il motivo per cui assistiamo a una divisione della società negli USA.”


Cosa succede ora?


L’FBI ha chiesto aiuto alla popolazione per indentificare i manifestanti entrati nel palazzo del Campidoglio. Sono state arrestate solo sessantotto persone.


Un numero crescente di politici, compresa Nancy Pelosi, sta chiedendo al Vicepresidente Pence di rimuovere immediatamente Trump dal suo incarico, arrivando a considerare l’impeachment. Pence non ha ancora preso posizione al riguardo, benché abbia pubblicamente condannato i fatti avvenuti il 6 gennaio.


È probabile (e auspicabile) che questi eventi lasceranno una macchia importante sul mandato di Donald Trump, e che la sua figura politica venga delegittimata anche in vista di un tentativo futuro di ricandidatura.


In ogni caso, Biden diventerà Presidente il prossimo 20 gennaio, tra meno di due settimane. Speriamo di non assistere ad altre sommosse nel frattempo.


di Anna Credendino