DALLE 5 STELLE ALLE STALLE

In movimento verso la mediocrità


Il Movimento Cinque Stelle è un’incredibile anomalia. La sua natura di per sé non è qualcosa di mai visto prima e ciò che è interessante di questo movimento è dove si trova ora, come è cambiato e cosa significa e ha significato per il paese.


Cosa ha fatto nascere il Movimento Cinque Stelle?

Tutto ha avuto inizio dalla mente eccentrica di Beppe Grillo, che dopo essere stato bandito dalla tv, ha iniziato il suo attivismo su Internet, dove ha organizzato e pubblicizzato il V-Day nel 2007, il primo evento politico italiano originato dal web .

Il movimento del “Vaffanculo” in seguito è diventato il Movimento Cinque Stelle, un partito dichiaratamente anti-establishment, pieno di “gente comune” e “cittadini”, mossi dall’intenzione di entrare in politica per le persone che si sentivano abbandonate dalle élite dei governanti.

Il Movimento dimostrava e vantava modernità e novità, e per questo motivo la sua influenza nella politica italiana è salita alle stelle nelle ultime due legislature.

Nonostante la poca esperienza di gran parte dei suoi membri, e in alcuni casi la mancanza delle competenze minime necessarie per governare un grande Paese come il nostro, i cinque stelle sembravano compensare, salvo alcune eccezioni, mettendo in campo onestà, genuinità e modestia ... beh quasi.

Tutte queste erano caratteristiche presenti all’inizio e che però gradualmente sono scomparse, per molte ragioni, la più importante delle quali è molto probabilmente la crescita di due correnti separate all’interno del movimento: una che spingeva per l'istituzionalizzazione del partito e l'altra continuativa legata ai principi originari.

Con il giuramento di Draghi, ha prevalso la prima corrente, guidata da Luigi Di Maio e Vito Crimi, e il Movimento sta attualmente andando incontro a una scissione, molti dei membri rimasti fedeli ai principi iniziali hanno lasciato il movimento, anche grazie all’iniziativa di Alessandro Di Battista.

L'introduzione recente del Movimento Cinque Stelle nel gruppo parlamentare composto da Partito Democratico e Liberi Uguali non pone però solo fine al processo di istituzionalizzazione del Movimento, ma anche alla linea progressista di Liberi e Uguali.

Sarà infatti molto difficile per loro far passare le riforme sociali richieste dal loro elettorato. L'episodio della “Legge Patrimoniale” è stato un'anteprima di ciò che verrà.

A parte questo cambiamento nei rapporti di partito, la divisione dei Cinque Stelle non influenzerà in alcun modo le nostre vite né il modo in cui opera il parlamento. Quello che però mi preoccupa di più è l'assenza di voci anti-establishment e progressiste nel discorso politico.

Cacciare membri non conformi all’ideologia di un partito non è una cosa nuova, e certamente non unica ai cinque stelle, alcuni esempi sono Paragone, Cunial, Adinolfi, Sgarbi e molti altri. Il punto è che la mancanza di un partito anti-establishment composto anche da persone come queste potrebbe portare alla stagnazione del discorso politico.

Gli espulsi continueranno il loro attivismo, ma senza l’appoggio di un forte partito.

I Cinque Stelle non sono più il punto d’appoggio per gli elettori delusi, ma solo per quelli più ingenui. Temo come questa delusione popolare si farà sentire alle prossime elezioni, nel migliore dei casi Di Battista farà una nuova lista e ci delizierà con altri bei discorsi, apprezzabili da ogni fascia politica per la loro ricchezza, nel peggiore dei casi vedremo una risalita dell’estrema destra, e la cosa più vicina a una riforma progressista sarà avere la prima premier donna.



di Nicola Servillo