DIFENDERE, CONSERVARE, PROTEGGERE

Intervista a Enrico Salierno, Board of Directors di Sea Shepherd Italia


Il documentario del giovane regista britannico Ali Tabrizi, Seaspiracy, è stato un successo inaspettato anche per il regista che si è trovato in vetta alle classifiche Netflix in vari paesi del mondo e citato da diversi vip globali. Nonostante il grande successo di pubblico, sono state molte le critiche al film, accusato di essere eccessivamente sensazionalistico, di alcune imprecisioni e di forzature nelle interviste e soprattutto del divisivo appello finale: Go vegan. Senza voler entrare in questo dibattito, è innegabile che siano i dati stessi a dirci che effettivamente il problema esiste, certo si può discutere su come affrontarlo, e che la pesca ha un impatto molto forte, per certi versi decisivo, sull’inquinamento dei mari, sul riscaldamento globale, per la sopravvivenza di diverse specie marine e per la vita di diverse popolazioni dei paesi del terzo mondo.


In queste settimane ci sono stati diversi avvenimenti che hanno riguardato la pesca: dal caso del peschereccio siciliano attaccato dalla guardia costiera libica, perché in acque libiche, allo scontro tra la Francia e la Gran Bretagna per la pesca nel canale della Manica. Forse anche spinti dal successo del film, nella stampa ci sono stati diversi approfondimenti al riguardo: dalla presentazione del libro di Gabriele Bertacchini “Il pesce è finito" a "Lo sfruttamento dei mari per il consumo alimentare” su radio3Mondo, fino all’articolo di Internazionale “A caccia di squali nei mari del Congo”. Segno che qualcosa si sta muovendo a livello di opinione pubblica e si è in cerca di soluzioni. All’interno del documentario Seaspiracy, un ruolo fondamentale lo ha l’organizzazione non governativa Sea Shepherd che da anni si batte per la tutela e protezione degli oceani in maniera radicale, contrastando la pesca illegale in tutto il mondo: tra i ghiacci dei mari artici, come di fronte alle spiagge africane. Da undici anni Sea Shepherd è presente anche in Italia, dove ha a disposizione due navi nei mari di Sicilia: la Sea Eagle, aggiunta alla flotta solo poche settimane fa, e la Conrad, acquistata l’anno scorso e di stanza fissa in Italia. Le navi sono attualmente impegnate nella campagna Siso.


Enrico Salierno, milanese, appassionato del mare e degli squali fin da bambino, sub e velista, è stato uno dei fondatori di Sea Sherpherd Italia, nata nel 2010, in occasione del primo sbarco di una nave della Sea Sherperd in un porto italiano a la Spezia. “Dal 2010 ad oggi il numero di volontari italiano è cresciuto moltissimo, da soli due: Raffaella e Josh, che erano a bordo della Still Irving nel suo approdo a La Spezia, ad almeno un centinaio negli ultimi anni che hanno girato sulle nostre navi, senza contare il lavoro di chi sta a terra che è altrettanto importante. Dopo Seaspiracy poi le iscrizioni per diventare volontario sono aumentate moltissimo, così come le donazioni e il traffico sui nostri canali di comunicazione.”


Parliamo del “nostro mare” com’è la situazione nel Mediterraneo?


E' un disastro, soprattutto in questo periodo di pandemia. Il Mediterraneo è, dati alla mano, il mare più sfruttato del pianeta, quello che viene mostrato in Seaspiracy avviene anche nel Mediterraneo, per certi aspetti ancora di più. Secondo una stima con i dati conosciuti, quindi riduttiva e se vogliamo ottimistica, il 40-45% del pescato è illegale nel mondo, per illegale intendiamo pesca non verificata e non controllata. Nel Mediterraneo questa percentuale va oltra il 60%: vuol dire che nelle tavole dei Paesi mediterranei, ma più in generale di tutta Europa, almeno all’incirca la metà del pescato è arrivata in maniera illegale, tutto questo seguendo stime ottimistiche. Con la pandemia poi si sono ridotti drasticamente i controlli in mare, le amministrazioni e le autorità sono state impegnate da altre priorità, facendo meno controlli sulle pratiche di pesca illegale. Sono stati due anni terribili per il mare.


Se ne parla troppo poco?


Noi ne parliamo da sempre, i Mari sono finiti sotto attacco in maniera fortissima nell’ultimo secolo, per tornare al Mediterraneo quasi l’80% di tutte le specie ittiche sono al collasso, sovrasfruttate (https://ec.europa.eu/oceans-and-fisheries/facts-and-figures/facts-and-figures-common-fisheries-policy/responsible-and-sustainable-fishing_en ). Non sono in capacità di recupero. Se a questo aggiungiamo il fatto che la metà della plastica che si trova in mare, problema di cui tutti parlano, deriva dai sistemi da pesca, capiamo che il problema è sempre lo stesso. Noi, per esempio, operiamo in Sicilia per rimuovere sistemi da pesca abbandonati che continuano a pescare inutilmente e a distruggere l’ecosistema. Svolgiamo poi un’attività di monitoraggio delle aree protette, però anche la pesca legale e l’allevamento hanno diversi problemi. Per farti un esempio nel golfo della Spezia ci sono centinaia di boe dove vengono cresciute le cozze, che quando vengono messe in mare hanno una cesta di plastica, man mano che crescono rompono la cesta che poi si va a depositare nel fondo, attualmente sul fondo del mare di la Spezia ci sono 4-5 metri di plastica dovuti a questa attività, plastica che poi entra anche nel nostro sistema alimentare. Un esempio di pesca legale distruttiva è quella del gambero, che vive nei fondali, di media per ogni kilogrammo di gamberi pescati si uccidono 9kg di altri pesci e altri animali marini, che vengono buttati. Quando vai al ristorante accanto al piatto di gamberi dovrebbero mettere un altro tavolo con tutti pesci uccisi per quei gamberi e aggiungerli al prezzo. Tutti ora parlano di pesca sostenibile, stando così le cose per noi ora è impossibile parlare di pesca sostenibile, un’industria questa che inoltre, data la scarsità di pesce, vive di sussidi. Questi sono temi di cui parliamo sempre, solo sono numeri molto difficili da spiegare e soprattutto toccano un ambito che le persone non vogliono ascoltare, entra nelle case delle persone e nelle proprie scelte personali.


In Seaspiracy sicuramente uno degli elementi fondamentali per migliorare la situazione è l’invito a cambiare la propria dieta. Però si fa riferimento anche l’istituzione di aree marine protette, il 30% di area marina protetta per ogni paese costiero così da favorire la riproduzione e la salvaguardia degli animali marini. Anche la politica può fare la sua parte?


Si questo è un progetto dell’ONU, il protocollo 14 (https://unric.org/it/obiettivo-14-conservare-e-utilizzare-in-modo-durevole-gli-oceani-i-mari-e-le-risorse-marine-per-uno-sviluppo-sostenibile/#:~:text=Obiettivo%2014%3A%20Conservare%20e%20utilizzare,uno%20sviluppo%20sostenibile%20%2D%20ONU%20Italia ), questo protocollo prevede l’istituzione di aree marine protette per il 30% del pianeta mare, se pensi che il pianeta terra è composto al 70% di acqua, puoi immaginare di che volumi stiamo parlando. Entro il 2020 saremmo dovuti arrivare al 20% per raggiungere il 30% nel 2030. In realtà l’Italia è arrivata sulla carta quasi al 10%, siamo comunque già in ritardo, ma poi di aree veramente protette, cioè con i controlli e le verifiche necessarie, non si raggiunge l’1%. Siamo all’1% quando dovremmo essere al 20% ed in dieci anni dovremmo arrivare al 30%, sono numeri lontanissimi dalla realtà…


Però per la vostra attività come Sea Shepherd, se fossero istituiti i parchi, sarebbe già un grande passo avanti.


Sì, ma non è semplice istituire parchi marini, richiede processi burocratici molto lunghi, poi una volta formati si creano i problemi del controllo. Noi per esempio controlliamo il parco marino del Plemmirio a Siracusa, quindi zona a,b,c. Le zone sono definite però c’è sempre pesca illegale all’interno, noi siamo lì per fermarla, ma è l’unico posto dove c’è pesce, quindi, provano tutti ad andar lì. Noi comunque, finché non ci sarà un cambio radicale nella società civile, quello che facciamo è proteggere, conservare e difendere. Intanto quello che c’è va difeso, quindi per noi comunque l’istituzione dei parchi sarebbe ed è un passo fondamentale. Poi se arriveremo mai a fermare la pesca è un altro tema.


Un tema globale, ho visto che da poco avete lanciato una nuova campagna in Sierra Leone.


Sì, noi quello che facciamo è cercare di difendere i mari dividendo tra pesca legale e illegale, ci occupiamo di quella illegale, che vale il 50%, ed è già tanto lavoro da fare. Perché la realtà è che oggi i Paesi ricchi come quelli europei non fanno altro che, siccome qua non c’è più pesce, rubare e depredare mari di Paesi che non si riescono a difendere. La campagna in Sierra Leone è una delle tante che abbiamo in Africa, dove, date le scarse risorse dei governi, le flotte straniere fanno quello che vogliono. Noi diamo le risorse, le navi e gli equipaggi, così le autorità locali hanno modo di poter fare gli arresti. E’ questa l’attività principale che facciamo in questi Paesi oggi.


Seaspiracy mostra bene anche le conseguenze sulle popolazioni locali di queste grandi navi da pesca straniere che si appropriano dei loro mari: da Ebola alla pirateria somala, le conseguenze sono molto impattanti, nel caso della Somalia poi si parla di territori in cui per decenni molto probabilmente si è sversato di tutto.


Per forza, anche perché non può esserci competizione con questi sistemi industriali e con queste grandi navi. Loro magari escono con la barchettina, questi arrivano con la rete di circuizione… devi immaginare che gran parte della popolazione povera vive vicino al mare perché è una fonte di sostegno, quasi il 70% vive di pesca. Se gli togli quello devono cercare nuove fonti di sostentamento, chi con la pirateria, chi inoltrandosi in altre zone naturali, ma con rischi di spill over come nel caso di Ebola. Con gli sversamenti poi sicuramente vai a distruggere dei territori, li sterilizzi, anche nel Mediterraneo è stato fatto. Ma per distruggere un ecosistema non c’è bisogno di pratiche illegali, se tu decidi che vuoi avere il gambero sushi o un altro pesce, tutte le sere, in tutti i ristoranti del mondo, è ovvio che certi paesi si dedicheranno per ragioni economiche a delle monoculture, le monoculture di per sé sono sistemi deboli, perdi in biodiversità e in poco tempo, per una rendita immediata, distruggi un ecosistema.


Uno degli aspetti più inquietanti emerso da Seaspiracy, ma anche da diversi studi e monitoraggi, è l’impatto della pesca sulla catena alimentare marina, ci sono stime che dicono che il 90% dei grandi pesci, in primis gli squali, è stato spazzato via. Che conseguenze può avere tutto ciò?


Devi pensare che i predatori principali del mare sono gli squali, di cui, sempre secondo stime ottimistiche, ne vengono uccisi all’incirca 130 milioni di esemplari all’anno, tra l’altro moltissimi pescati non per ragioni alimentari ma per alimentare vecchie tradizioni come la zuppa cinese, con la pinna di squalo all’interno, segno di potere e rispetto sociale, retaggio però di un tempo in cui pescare uno squalo era una vera impresa. La catena alimentare è una piramide, chi sta alla base ha una riproduzione elevatissima e rapida come numeri ed è di dimensioni piccole. Man mano che sali, i predatori hanno una riproduzione molto lenta, che avviene da adulti, proprio perché devono mantenere un equilibrio. Se togli i predatori, eliminando livelli a questa catena alimentare, c'è un rischio di collasso dell’intero ecosistema. All’inizio hai l’illusione di avere più prede, che senza i super predatori naturali aumentano di numero, ma in realtà il sistema rischia il collasso. Uno degli esempi più significativi per capire questo tipo di dinamiche, ma che è anche una storia a lieto fine, è quello del parco Yellowstone negli USA, dove la reintroduzione negli anni 90 di pochi esemplari di lupi, ha nel giro di pochi anni ripristinato i corsi dei fiumi, il fondo valle, sia come uccelli che come piante. (https://www.youtube.com/watch?v=fTPt70vA39khttps://www.youtube.com/watch?v=ysa5OBhXz-Q). Sono bastati 8-10 esemplari e questi hanno limitato l’accesso alla valle di tutta una serie di animali che vivevano nel fondo valle, ma che in numeri eccessivi la stavano distruggendo. Ripristinare il predatore porta a un riequilibrio naturale, equilibrio che si è sviluppato in milioni di anni. Il problema è che a distruggere tutto ci vuole poco… è come se stessimo giocando con delle bombe, stiamo innescando tutta una serie di esplosioni che tu magari non vedrai neanche nella tua generazione, ma che prima o poi esploderanno. Certamente la scienza, e lo studio degli ecosistemi, ci aiuta a capire di più l’effetto dell’uomo. Ma quando Sea Shepherd, vent’anni fa, è diventata famosa con la difesa delle balene, il messaggio era fortemente legato ad un’empatia verso un animale molto bello da vedere, un mammifero. In realtà ci stiamo accorgendo solo oggi che la balena ha veramente una funzione di sopravvivenza del pianeta. Che non avevamo capito, ma intuito. Ora sappiamo che veramente se togliamo le balene dall’ecosistema marino, l’ecosistema muore. (https://www.theguardian.com/commentisfree/2014/jul/08/whale-poo-reverse-climate-change)


Che cosa si può fare allora?


Le scelte individuali sono fondamentali, come consumatori abbiamo un enorme potere sia sul mondo produttivo che su quello politico, la politica segue, arriva sempre dopo. Si può far parte di un radicale cambiamento sociale e culturale: eliminando o riducendo drasticamente il consumo di pesce. E cercando il più possibile di eliminare l’uso della plastica, in primis quella monouso, anche se mi rendo conto di quanto sia difficile, tutto oggigiorno è fatto in plastica. La crisi covid, per esempio, ha portato alla necessità di produzioni industriali di mascherine e test rapidi, tutto materiale necessario a far fronte ad una emergenza, ma anche tutto materiale che sicuramente sta già invadendo il mare… siamo in una situazione critica, in parte è già tardi, ma vanno fatte scelte radicali.

Foto vincitrice del 1° premio World Press Photo 2021, Tema ambiente: “Il leone marino della California gioca con la maschera", di Ralph Pace dagli Stati Uniti



LINK UTILI CHE AFFRONTANO I TEMI DI CUI SI E’ PARLATO


This is the most over-fished sea in the world | The Economist


https://www.youtube.com/watch?v=oaW2rqJjXvs


Will the ocean ever run out of fish? -TedEd


https://www.youtube.com/watch?v=WNdR808jMSA


David Attenborough Explains What We Need to Do to Stop Over-Fishing


https://www.youtube.com/watch?v=og8N-EslUPQ


How marine protected areas help safeguard the ocean


https://theconversation.com/how-marine-protected-areas-help-safeguard-the-ocean-152516


https://www.raiplayradio.it/audio/2021/05/RADIO3--MONDO---Sorry-il-pesce--finito-

61200a92-dc17-4914-a1f9-7d3c9fedde18.html


Wolves saved Yellowstone National Park - The Northern Range


https://www.youtube.com/watch?v=fTPt70vA39k




di Stefano Chianese