PRIMARIE AMERICANE: LA “MELTING POT” DEL PARTITO DEMOCRATICO

A novembre gli Stati Uniti voteranno per le sue cinquantanovesime elezioni presidenziali, se corona permette. La corsa presidenziale non è ancora iniziata, ma c'è molto da dire sulle elezioni all´interno dei partiti. Il Partito Democratico e il Repubblicano trascorrono i primi mesi dell'anno elettorale scegliendo i loro candidati alle Primary Elections. Il processo di solito mette tutti i loro candidati in competizione per la nomina del loro partito in dibattiti e manifestazioni.

Si conclude con una piccola elezione in cui gli elettori registrati votano per il candidato del partito che preferiscono. Sfortunatamente, ogni partito ha i suoi élite che in un modo o nell´altro hanno sempre ruolo nella scelta. Ogni partito ha i propri interessi e “agendas” perciò i capi partito ci tengono a non scegliere un nominee ce vada contro i loro interessi. Molti aspetti sospetti delle primarie democratiche del 2016 si sono ripetuti quest'anno. Un chiaro esempio è Bernie Sanders, che vedremo tra poco.

L´elezione Democratiche si sono rivelate drammatiche e coinvolgenti, mentre le primarie repubblicane sono risultati deludenti al confronto. Donald Trump ha vinto naturalmente, non c'era dubbio, tensione o alcun segno di incertezza sui risultati. Trump è popolare, carismatico e finora ha mantenuto la maggior parte delle sue promesse. Qui in Europa, prestiamo solo attenzione alla sua politica estera e possiamo vedere quanto sia disordinata, sviata e incoerente, ma la politica interna di Trump ha aiutato molti proprietari di piccole imprese e lavoratori lower class. I salari sono aumentati dopo anni di stagnazione, 5 milioni di nuovi “jobs” sono nati dai suoi tax cuts, e ha favorito imprese locali con il suo protezionismo. Nel piccolo di un Americano medio, Trump può sembrare un grande presidente, quindi la sua nomina era più chiara dell'acqua nei canali di Venezia.

Tornando alle primarie democratiche, in molti, me incluso speravamo nella nomination di Bernie Sanders, il social democratico che si crede socialista, che intende nazionalizzare il sistema sanitario Americano, o almeno di migliorare la gestione dei fondi ad essi assegnati. Sanders è anche contrario all´interventismo militare statunitense nel medio oriente, e intende investire i fondi dedicati alla difesa, in altri campi come le infrastrutture, sanità e welfare. Molti candidati condividevano la sua “non-interventionist policy” tra cui, Tulsi Gabbard, veterana della guerra in Iraq, e molti di piú alla questione sanitaria, tra cui Andrew Yang, impreditore New York-ese che aveva “Medicare for all” tra i suoi tre slogan.

Molti candidati erano relativamente giovani e molti dei loro “focus points” stanno molto a cuore a noi zoomers. La campagna che mi ha appassionato di piú é stata quella di Pete Buttigieg sindaco di South Bend, Indiana, aveva come temi principali il riscaldamento globale e i diritti dei lavoratori, egli proponeva una via di mezzo che avrebbe favorito la working class e l´ambiente. Come capitalista democratico autoproclamato, Buttigieg respinge il capitalismo clientelare e sostiene un emendamento costituzionale per proteggere la democrazia dall'influenza indebita e corruttiva del denaro in politica. Cosa difficile da non apprezzare.


Il suo è esatto opposto è stato Michael Bloomberg, un vecchio miliardario, ex sindaco di New York city, che si è comprato la nomination pagando l´élite, e i voti dei suoi elettori mettendo annunci ovunque su internet, da Youtube a Pornhub. Amy Klobuchar pure aveva una buona policy sull´ambiente, e l´uso d´armi da fuoco, ma non era abbastanza popolare da restare nella “race” a lungo.

Un altro aspetto notevolmente difettoso in America sono le sue scuole pubbliche. Elizabeth Warren aveva come focus point proprio la sua Education Policy Reform. Purtroppo Warren aveva una pessima reputazione dovuta alle sue passate dichiarazioni di discendenza cherokee, che in seguito si rivelarono false. Si è anche rivelata una persona disonesta dopo aver accusato in cattiva fede Sanders di molestie e di aver fatto commenti sessisti. Questi commenti non portarono da nessuna parte data la mancanza di prove e la bassa credibilità delle accuse.

A vincere la nomination per candidato del partito democratico sarà molto probabilmente Joe Biden, vice presidente di Barack Obama dal 2008 al 2016 e l´unico candidato moderato del partito a non essersi ancora ritirato. Non molti parlano dei focus point della campagna di Joe Biden, nemmeno Joe Biden. Molti invece parlano dei suoi primi sintomi di demenza e i suoi modi. Per esempio, nel dicembre 2019, dopo che un uomo gli ha posto una domanda sui legami di Hunter Biden, suo figlio, con l'Ucraina, Biden lo ha chiamato un "dannato bugiardo" e "troppo vecchio per votare per me". Secondo quanto riferito, lo ha anche chiamato "grasso".

Joe Biden interpreta poche convinzioni solide, oltre a un senso di diritto piuttosto arrogante alla nomina. Praticamente nessuno vorrebbe che Biden presidente, ma la maggior parte degli Americani non si sentono pronti a votare per Sanders e le sue idee rivoluzionarie, o per qualcuno troppo giovane, che potrebbe non avere abbastanza esperienza. Biden é un nome riconosciuto, e tanta esperienza, per questo ha vinto. Ciò nonostante, penso sia improbabile che Biden riesca a battere Trump in un dibattito 1v1, figuriamoci alle elezioni. Il clima politico attuale in America non é dei migliori, ma le primaries hanno dimostrato di certo che ci sono tanti “level-headed” aspiranti presidenti giovani, che potrebbero avere più successo in elezioni future, quindi non tutto é perduto.