ENDURE AND SURVIVE: CRONACHE DI UN GIOCO POST-APOCALITTICO

Ho una confessione da fare: ho paura degli zombies. Nonostante mi affascinino e divori qualunque media ne parli, lo faccio sempre con una certa inquietudine. E se tutto sommato estraniarsi da film, serie tv, e libri, non sia così difficile, quando si entra nel campo dei videogames è tutta un’altra storia…


Ho sentito parlare di The Last Of Us per anni prima di decidermi finalmente a comprarlo. Ho iniziato a giocarci, gli attacchi degli zombies di cui ero io stessa il target (o, almeno, lo era il personaggio principale che controllavo) mi hanno spaventata troppo, e l’ho messo da parte per quasi un anno.


Una volta che ho ripreso a giocare, mi sono mangiata le mani per aver aspettato così tanto.

The Last of Us è la storia di Joel ed Ellie, due dei pochi sopravvissuti a un’apocalisse zombie. Joel è un uomo di mezz’età, Ellie una ragazzina adolescente. I due si incontrano perché Joel, di mestiere contrabbandiere, deve “trasportare” Ellie dalla città in cui si trovano entrambi, alla sede di una misteriosa organizzazione chiamata “le Luci”. Questa missione si concretizza in un viaggio che attraversa l’America del 2033, radicalmente diversa da quella di oggi, e che cambierà i due personaggi per sempre.


Senza esagerare, posso dire con sicurezza che TLOU, com’è spesso abbreviato dai fans, sia il mio gioco preferito in assoluto. Joel e Ellie sono personaggi complicati, articolati, a cui ci si affeziona nonostante i difetti – sì, perché, in un mondo post-apocalittico, dove la sopravvivenza non è mai scontata, difficilmente gentilezza e comprensione sono le qualità maggiormente sviluppate tra i sopravvissuti. Le scelte che compiono non sono sempre condivisibili, il modo in cui si comportano non è sempre eroico (anzi, il videogioco rigetta l’idea dell’eroismo in toto), ma questo non fa altro che renderli più umani, più veri, più vicini a noi.


Il gameplay è avvincente e non fa sconti – ci sono un paio di punti che sono diventati un tormentone tra i giocatori a causa della loro difficoltà e del loro carattere ansiogeno (e non sono solo io a dirlo, stavolta!), ma ci sono vari livelli di difficoltà e i fifoni come me possono tranquillamente scegliere la versione “facile” senza nulla perdere.


È un horror di tutto rispetto che ha frequenti momenti di incredibile bellezza, e qualche sprazzo di vera dolcezza. Le lacrime e il sudore sono praticamente una costante durante gran parte del gioco, ma hey, non ci tiriamo indietro davanti alle emozioni intense, no?

Consiglio vivamente questo gioco a tutti coloro che amano le storie profonde e complesse, e che non hanno paura di combattere contro zombies assassini (e, magari, anche a chi ha paura: il motto del gioco è proprio “resisti e sopravvivi”!)


- Anna Credendino