ESSERE LIBERI È LEGGE

“Aspettiamo la legge Zan da 30 anni”. Basterebbe questa risposta della comunità LGBTQ+ agli attacchi di Giorgia Meloni per mettere a tacere ogni polemica della destra estrema e parlamentare al tempo stesso (proprio così!) che vuole governare il Belpaese, non paga di s-governare già 15 regioni italiane. Scrivendo in un giornale che fa dell’argomentazione critica il proprio principio fondante, voglio però rispondere nel merito a tutti i dubbi di Lega e Fratelli d’Italia sulla deriva liberticida che caratterizzerebbe, secondo i sovranisti nostrani, il ddl del deputato e attivista LGBTQ+ Alessandro Zan (cioè il disegno di legge che condanna l’omotransfobia, appena approvato alla Camera dei Deputati).

-Era proprio necessaria questa legge sui diritti civili, in un momento storico caratterizzato da enormi sacrifici sul piano materiale?

Sì. Prima di tutto perché battersi per le cose giuste non è mai inattuale: quando la sinistra ha pensato al consenso immediato, bloccando la proposta di legge sullo ius soli (peraltro ancora in cantina) o rinviando alle calende greche (finalmente arrivate) la riforma dei decreti (in)sicurezza targati Salvini, ha sempre perso consensi. In secondo luogo, l’urgenza di uno strumento giuridico che tuteli contro le manifestazioni di omotransfobia è quanto mai pressante: nei primi 6 mesi di quest’anno, per metà vissuti in lockdown, sono emersi 12 episodi di omotransfobia nel Lazio (di cui 9 a Roma), 8 in Lombardia e 6 in Toscana, con numeri appena inferiori in altre 14 regioni italiane (fonte: Neg.zone). E questi sono soltanto gli episodi denunciati, con un caso di aggressione omicida: l’uccisione di Maria Paola Gaglione da parte del fratello, in un efferato speronamento stradale. La colpa della ragazza? Essere fidanzata con Ciro Migliore, ragazzo transgender.

-Viene repressa la libertà di opinione?

Assolutamente no. Ad esempio si potrà continuare, ovviamente, ad esprimere posizioni contrarie alle famiglie omogenitoriali. Ciò che viene impedito è istigare alla violenza nei confronti della galassia LGBTQ+, o creare associazioni con finalità discriminatorie per motivi di sesso, genere, orientamento sessuale o identità di genere. D’altra parte, la libertà di ognun* trova i suoi limiti nella libertà degli altri e delle altre.

-Nel ddl Zan è previsto un reato ad hoc? Viene “inventato” un nuovo reato?

No. Semplicemente si estende l’ambito di applicazione della Legge Mancino (che puniva per l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, religiosi o etnici) ai sopracitati motivi di sesso, genere, orientamento sessuale o

identità di genere. Insomma, così come non si può discriminare un musulmano in quanto musulmano, non si potrà discriminare un omosessuale in quanto tale.

Non mancano polemiche, ben più fondate di quelle salvinian-meloniane, anche da parte della sinistra radicale: la legge Zan infatti non si inserisce all’interno di un progetto di riforma complessiva che intervenga per modificare il contesto sociale e culturale in cui queste discriminazioni proliferano.

Al di là di queste visioni, appaiono indubbi i meriti del ddl Zan. È un elementare esercizio di sopravvivenza: vivi e lascia vivere. E’ anche una nobile applicazione dei dettami della nostra assemblea costituente. Gli articoli 2 e 3 della nostra Carta costituzionale sono il simbolo della promozione di ogni diversità: il loro spirito, profondamente antidiscriminatorio, va aggiornato alla luce dei mutamenti socioculturali che investono la società. Oggi, a differenza di 70 anni fa, non è più una cosa assurda rivendicare con orgoglio la propria identità di genere. Ma ancora troppe persone stigmatizzano questa pratica. Il ddl Zan è il necessario strumento per avviare un cambiamento culturale profondo nella società. È necessario spiegarlo e ribadirlo con forza: rispondendo con una pacata ma ferma argomentazione a questa assurda destra che imperversa nella nostra sofferente, ma oggi più luminosa Italia.


di Daniele Ballerini