IL COMUNE COME MODO DI ABITARE

Case malmesse, costi esorbitanti, ricerche senza fine e provini di idoneità: una realtà che si scontra con la volontà di ogni studente e studentessa di esercitare il diritto allo studio nell'Università di Bologna

La crisi economica del 2008, propagatasi sul mercato immobiliare e sulle condizioni finanziarie degli enti locali, ha prodotto ripercussioni nella gestione delle aree urbane, che nel corso degli anni sono state soggette ad abbandono e deterioramento. Dalla guida pubblica, il ruolo assunto dalle istituzioni è diventato strettamente economico, finalizzato all’attrazione dei mercati, tralasciando quella che è la vera ricchezza delle città: le persone che la attraversano. Saranno proprio queste a dar vita ad un processo di riappropriazione degli spazi urbani a favore di forme di coordinazione alternative allo Stato e al mercato, per una restituzione di questi spazi alla fruizione collettiva e al soddisfacimento degli interessi generali. Questo processo di partecipazione dal basso comincerà da un’innovativa funzione amministrativa, adottata per la prima volta dal comune di Bologna, città simbolo di un fenomeno nazionale.

Nell'arco di una decina d'anni, tra l'accordo, promosso dal Comune, dell'Aereoporto Marconi con la compagnia di voli Low cost Ryanair, la nascita di AirBnb e il numero sempre crescente della popolazione studentesca e non, è venuto delineandosi uno scenario della città sempre più complesso. Stando ai dati del 2018, Bologna sfiora le 50 rotte aeree Ryanair e un afflusso turistico che ammonta a 3/4 milioni di individui ogni anno, rendendola di fatto una meta turistica per eccellenza. Il fenomeno non può che tradursi in motivo di vanto per i cittadini, fino a quando i diritti di quest'ultimi non vengono scavalcati dal diritto al consumo per i turisti, che non costituiscono una spesa, sottoforma di servizi pubblici e Welfare, ma rappresentano per la città esclusivamente una forma di guadagno.

Nell'arco di 10 anni, la crescita della popolazione residente di 15 mila persone - tra cui 3600 studenti - non essendo stata accompagnata da un adeguato piano abitativo, ha portato ad un costante innalzamento dei prezzi degli alloggi, rendendo la possibilità di vivere questa città un lusso per pochi. Centinaia sono gli studenti e le studentesse costrette ad abbandonare la città per impossibilità economiche o per mancanza di alloggi adeguati, nonostante 10/14 mila risultino essere gli edifici sfitti o invenduti secondo il censimento ISTAT. Le misure adottate dal Comune, come il Piano Mille Case e gli esperimenti di sharing economy e co-housing, non sembrano aver compreso l'entità della questione. Tutt'al più l'hanno aggirata.

Se da un lato le possibilità economiche degli studenti si misurano con affitti esosi, proprietari selettivi (per utilizzare un eufemismo) e appartamenti limitati, dall'altro il turismo sembra essere incentivato - stando ai dati di Inside AirBnb - dai 4300 alloggi offerti da Airbnb, di cui il 65% sono interi appartamenti, senza contare il restante gestito da altre piattaforme. La multinazionale, promotrice della sharing economy, nacque nel 2008 con la promessa di mettere in piedi una grande economia del vicinato basata sulla condivisione e la coordinazione delle app degli smartphone. Ma questa visione mitica sembra scontrarsi sempre di più con la realtà, fatta di speculazione finanziaria e processi di gentrificazione che hanno generato grandi conflitti sociali.

Domiciliata nel Deleware, noto paradiso fiscale statunitense, Airbnb gestisce le transazioni europee in Irlanda, dove vige una tassa del 12,5% sugli utili societari, molto più bassa rispetto a quella degli altri stati europei, che le permette di estrarre le ricchezze dalle città e di rimuovere sempre più abitazioni disponibili sul mercato. L'aspetto che conferisce una chiave di lettura della situazione attuale, è il processo di professionalizzazione, da parte della multinazionale, in atto su una classe sociale medio-bassa, che si avvicinerebbe agli affitti brevi di appartamenti con l'idea di arrotondare per arrivare a fine mese, cammuffando con la filosofia dell'azienda "partecipativa" quella che è diventata a tutti gli effetti un'attività imprenditoriale ormai diffusa: infatti il 49% degli host gestisce più di un annuncio. Cosa impedisce al Comune di regolamentare le piattaforme turistiche? Perchè non tassare le attività imprenditoriali dei multiproprietari?

La scelta politica che vi sta dietro è riassumibile dalla nota "Teoria delle finistre rotte" riportata da Wolf Bukowski in La buona educazione degli oppressi: «In poche righe, poche ma decisive, quella che diventerà la teoria egemonica sulla sicurezza urbana afferma che la percezione conta più dei fatti, e che il modello di ordine pubblico da preferire è quello che soddisfa la percezione anche quando questa è contraddetta dai fatti. La motivazione politica è evidente: per blandire la classe media (che decide l’esito delle elezioni) non è conveniente impiegare risorse per perseguire crimini complessi (compresi i sofisticati crimini dei colletti bianchi), ma è efficace utilizzarle per colpire il disordine, cioè illeciti piccolissimi o persino inventati ad hoc, migliorando così la percezione, e la propensione elettorale dei residenti»

A partire dal 1992, ovvero dall'abbandono dell'equo canone, per ogni casacca politica la deregolamentazione si è rivelata essere la giusta strada per coniugare ai voti facili un freno al flusso di studenti fuorisede che intraprendono gli studi a Bologna. Destabilizzare per stabilizzare, lasciar permeare il caos nello stato di cose, perchè sia più desiderabile l'ordine piuttosto che il cambiamento. Questo è il modus operandi di una politica che ha perso ogni interesse riguardo la questione abitativa, rendendola una vera e propria emergenza. Di fronte a questo silente assenso da parte delle istituzioni, c'è chi si indigna e ne prende atto, ma anche chi si organizza: migliaia sono state le firme raccolte da parte di studenti, famiglie, insegnanti e sindacati, riunite sotto l'etichetta di "Pensare Urbano", per chiedere un cambio di rotta alla politica e fermare l'avanzata del mercato speculativo attraverso un’'istruttoria pubblica nelle giornate del 20 e 21 settembre. Con una discussione pubblica e una tendata fuori da Palazzo d'Accursio, lo scopo da parte della comunità cittadina era quello di mettere alle strette l'amministrazione e prendere parte alla redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale attraverso una serie di manovre: revisione dei contratti a canone concordato e una mappatura degli alloggi vuoti e in disuso. Nell'intervento dopo l'istruttoria Pensare Urbano dichiara «L'obiettivo è stato quello di porre l'amministrazione ad un bivio, senza alcuna possibilità di procrastinare o di sottrarsi alle responsabilità politiche. Le due strade che abbiamo delineato portano a due città diverse: da un lato una città privata della sua natura e solo per pochi, dall'altro una città giusta e accogliente, per tutti e tutte. Abbiamo proposto una regolamentazione ferrea delle piattaforme turistiche, tramite l'introduzione di un codice unico identificativo e del criterio "un host, una casa", così da ridurre al minimo la sottrazione di immobili dal mercato degli affitti.»

In Italia prendersi cura delle cose che appartengono a tutti è anormale, ma per concretizzare un nuovo modello di città che parta dal basso, il processo deve essere accompagnato da una rieducazione alla fruizione della città in quanto bene comune. E se vi è un regolamento che legittima e sostiene la cittadinanza, questa potrebbe convincersi che è possibile farlo.

Il diritto ai beni comuni - e quindi alla città - deve tornare con forza sul piano della riflessione giuridica; una direzione già intrapresa, ad esempio, dal comune di Napoli, dove una discussione partecipata sulla destinazione d’uso degli immobili ha portato, grazie alla volontà della giunta De Magistris, alla concretizzazione di atti amministrativi a partire dal “riconoscimento dei beni comuni in quanto funzionali all’esercizio di diritti fondamentali della persona nel suo contesto ecologico” fino alla creazione di un Tavolo dei Beni Comuni in seno all’amministrazione della città di Napoli. I regolamenti comunali volti ad attuare un processo di rigenerazione dei beni comuni urbani, che “sfidano” la legalità formale, supportati dall’iniziativa da parte dei singoli cittadini, risultano ora quanto mai necessari per aprire nuove possibili alternative di sviluppo e per ritornare a vivere in città democratiche.


- Christian Saracino.