Il DECENTRAMENTO DEI POLI UNIVERSITARI A BOLOGNA

Nel 2014 venne presentato a Bologna il progetto “Campus 1088”, un nuovo polo accademico dove sarebbero stati decentrati alcuni dipartimenti dell’Università di Bologna come Informatica, Belle Arti, Economia, Statistica e Management. Il polo sarebbe dovuto sorgere nell’ex Staveco(Stabilimento per i veicoli da combattimento), un’area di oltre 90.000 metri quadrati che originariamente era un complesso militare, abbandonato ormai da 25 anni. Il progetto aveva lo scopo di far rinascere e rivitalizzare quest’area, dopo che altre iniziative erano state abbandonate, e il 5 marzo 2014 l’allora Rettore Ivano Dionigi siglò

l’accordo con il Comune. L’Alma Mater, per finanziare i lavori, avrebbe dovuto mettere in vendita nove palazzi storici, tra cui Palazzo Malvezzi Campeggi (via Zamboni 22), storica sede di Giurisprudenza, e Palazzo Marescotti Brazzetti, per un totale di circa 40.000 metri quadrati di immobili. All’epoca, questa iniziativa ha sollevato diverse polemiche in città, con l’accusa da parte dei collettivi di voler trasformare il progetto in una svendita di palazzi storici per finanziare un polo universitario d’élite. Il collettivo Hobo (laboratorio dei saperi comuni) nel gennaio 2015 ha diffuso un documento in cui criticava il progetto di essere un’aggressiva politica neoliberale urbana finalizzato alla speculazione e al profitto e accusava l’UNIBO di impegnarsi ad assumere la funzione di stazione appaltante. Criticava inoltre la dismissione del patrimonio immobiliare e il fatto che gli studenti non fossero coinvolti nelle decisioni su di esso. Sia il sindaco che il Rettore respingevano però ogni accusa, rivendicando il progetto, che avrebbe portato alla realizzazione di un polo universitario a vocazione internazionale, avrebbe unito il centro storico con la collina e favorito la riqualificazione urbana dell’area, costituendo anche un investimento sui giovani. Ma il mandato come rettore di Ivano Dionigi terminò il 31 ottobre 2015. Francesco Ubertini, il nuovo Rettore, decise di accantonare il progetto Staveco, per improntare la pianificazione strategica dell’Ateneo su tutti i poli universitari esistenti, piuttosto che su un ingente investimento in un nuovo polo. Si è preferito infatti evitare la vendita di parte delle proprietà immobiliari dell’Alma Mater presenti nell’attuale zona universitaria, anche perché, nelle parole dello stesso Ubertini, l’università nel centro storico “è il nostro Dna”. Il 15 novembre 2016 fu il giorno del diniego definitivo da parte di Ubertini, che ha confermato il fallimento del progetto e l’inversione di rotta da parte del nuovo rettorato. Questi sviluppi sembrerebbero attestare la presenza di due orientamenti diversi: uno, quello dell’ex Rettore, favorevole allo spostamento dei poli universitari fuori dal centro storico, e un altro, quello del Rettore Ubertini, che preferisce che i poli rimangano nel cuore del centro della città. Il progetto Staveco è stato anche criticato di essere espressione di un atteggiamento che tende a vedere sempre più gli studenti come un problema per la città, più che una risorsa. Forse il progetto non era direttamente correlato con la volontà di contribuire allo spostamento degli studenti fuori dal centro città, ma potrebbe essere stato un riflesso del processo di “gentrificazione”, ovvero la trasformazione di un quartiere popolare in una zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni, secondo la tesi di Giovanni Semi, autore del libro Gentrification – Tutte le città come Disneyland. Gli studenti tenderebbero quindi ad essere visti come fonte di degrado e affollamento per il centro della città. Quello che è certo è che negli ultimi anni la presenza degli studenti nel centro storico, a Bologna ma anche in altre città, è stata indebolita a favore del turismo. Questo per esempio sta succedendo anche a Venezia, dove il Rettore della Iuav, Alberto Ferlenga, come riportato da Venezia today, ha parlato delle difficoltà degli studenti ad avere accesso al patrimonio abitativo, che è diventato sempre più costoso e riservato ai turisti, costringendo in questo modo studenti che un tempo erano stanziali a diventare pendolari. Anche a

Bologna la situazione è analoga, con appartamenti che vengono tolti agli studenti per essere affittati a turisti, che rendono di più, o affittati agli stessi studenti a prezzi il più delle volte improponibili. I progetti di spostamento delle sedi universitarie come il progetto Staveco potrebbero essere parte di un processo che rischierebbe di aggravare l’allontanamento degli studenti dal centro storico, togliendo a quest’ultimo quella

che in realtà è una delle sue risorse fondamentali.


- Matteo Caselli