LE POLITICHE DELL'EMERGENZA: INTERVISTA A PIERO IGNAZI

Alla luce delle numerose invocazioni verso l'adozione di una gestione dell'emergenza alla maniera cinese, potrebbe estendere il paragone tra sistema politico cinese e italiano?


Ovviamente non c'è nessun termine di paragone tra un sistema autoritario-totalitario ( la questione di definizione è ancora oggetto di discussione) e uno stato di diritto come il nostro. Pensiamo solo al meccanismo di autocertificazione nel caso in questione dell'emergenza sanitaria.

Cosa pensa delle differenze tra le politiche intraprese da Regno Unito, Italia, Germania, Francia? E delle posizioni dell'Unione Europea? Delle dichiarazione della Lagarde? Si può parlare, in questo frangente, di crisi dell'Europa unita?


Le cose cambiano velocemente: oggi - 19 marzo - la Bce ha assunto iniziative importanti (50 miliardi di intervento dopo la gaffe incredibile della Lagarde). Purtroppo l'egoismo nazionale degli ultimi anni ha contagiato un po’ tutti. Vogliono decidere autonomamente le politiche a livello nazionale, poi accusano l'Ue di non intervenire. Un classico caso di cattiva coscienza da parte degli stati.

In questo contesto, prevede un rafforzamento delle istanze nazionaliste e, magari, un aumento di consenso verso i partiti sovranisti?


Temo di sì, perché la paura porta sempre alla chiusura: lo stiamo vedendo con il blocco delle frontiere a cui l'Ue ha cercato di rimediare svincolando le persone dalle merci. Vedremo nei prossimi giorni le risposte dei governi nazionali.

Numerose sono anche le richieste verso uno Stato forte e paternalistico, in grado di decidere e provvedere per tutti. Quali sono i punti più critici di questa visione? Che ruolo ricopre il dissenso all'interno di una democrazia?


Sono sorte voci in questa direzione e naturalmente i partiti di destra populista sono i più accesi nell'invocare mano dura, uomo forte, sorveglianza e repressione e così via, esaltando , appunto , il modello cinese. E in questa situazione che gli spiriti liberi e in primis gli intellettuali non devono aver paura di parlare e di esprimere posizioni dissenzienti. La libera circolazione delle idee è un elemento non negoziabile della democrazia. Mentre in Cina , come nel passato in altri regimi, è l'autorità che vede e provvede a tutti, e chi obietta è antinazionale e attenta alla sicurezza nazionale (si veda il caso di Patrick).

Pensa che ci fossero alternative a questo tipo di gestione dell'emergenza coronavirus?


Tutto dipende dalla applicazione di queste misure. Per ora ha prevalso una certa ragionevolezza, lasciando margini di manovra alle persone per uscire di casa; ma se qualche esponente delle forze dell'ordine ne dà una applicazione diversa, ecco che sorge un conflitto. Apprezzo comunque la campagna efficace, e non troppo terrorizzante, dello state a casa. C'è molto di "festoso" nell'invito più che di coercitivo. Speriamo che questo approccio tenga.

Il sistema italiano ha gli anticorpi culturali e istituzionali per far rimanere i recenti provvedimenti frutto di una situazione eccezionale? Potrebbero trasformarsi in un precedente per svolte più autoritarie e/o tradursi in un ulteriore strumento nelle mani dello stato?


Certo, il rischio è questo. Una volta infranto un tabù - per una "buona" ragione posso limitare i tuoi diritti - in circostanze analoghe può emergere la stessa tentazione. O peggio.

Quale pensa che debba essere il ruolo del giornalismo (e dell'informazione in generale) in questo frangente?


Quello di sempre: informare e verificare ogni notizia dando spazio anche a voci diverse. Inevitabilmente nei nostri giornali , come sempre, c'è un po' troppo colore . Più misura non guasterebbe.

Quali pensa che saranno le conseguenze materiali e culturali di questo stop senza precedenti?


E' difficile dirlo ora. Alcuni sostengono che in Italia si possa dar vita ad una inedita coesione sociale e nazionale . Del resto, mentre un tempo i leghisti lombardi gridavano "Forza Etna" in occasione di una ripresa del vulcano, oggi i siciliani non dicono forza virus. MA al di là di questo non sono molto convinto che questo mese lascerà tracce profonde nel nostro sentire collettivo. Passato il pericolo si ritornerà allo status quo ante. Quello invece che temo è un impoverimento drammatico della nostra vita a causa di un collasso economico che solo la solidarietà di altri paesi europei può frenare. Anche se, per quale motivo un cittadino di un paese nordico che paga tutte le tasse e quindi tiene in equilibrio il bilancio della sua nazione dovrebbe contribuire a salvare l'economia di un paese che ha centinaia di miliardi di tasse evase e parte del territorio controllato dalla criminalità organizzata? Facciamoci un esame di coscienza anche su questo.

- Piero Ignazi per i Funamboli.