INTERVISTA A WOLF BUKOWSKI

Nell’ambiente bolognese, il mutamento della città e le politiche sull’urbanistica sono temi caldi e molto dibattuti, con varie posizioni discordanti tra loro. Occorreva un parere esperto che aprisse la strada a nuovi spunti di riflessione, per questo i Funamboli si sono rivolti a Wolf Bukowski. Blogger di Giap – Il blog Wu Ming, Bukowski ha scritto per testate come l’Internazionale e Jacobin ed ha recentemente trattato le tematiche di questo numero nel suo libro “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”. Gli abbiamo quindi fatto delle domande per saperne di più.

Cosa pensi della trasformazione di Bologna in vista della nomina UNESCO?

I nostri politici locali interpretano la realtà cittadina col livello di approfondimento degli articoli dei settimanali illustrati allegati ai principali quotidiani. Promuovono progetti ispirati a miti ovunque ridicolizzati, tipo quello della classe ricreativa Richard Florida, e continuano a indirizzare denaro pubblico su progetti che, nel loro auspicio, facciano assomigliare Bologna ai depliant che hanno raccattato all’ultimo congresso propagandistico sulle <<città smart>>. Mettono in piedi baracconi del cibo come Fico che si ispirano a Expo2015 e fingono di non sapere che la fiera milanese, in termini di spesa pubblica e cementificazione, è stata una tragedia (e anche Fico va malissimo). Ora si sono lanciati in questa trovata dei portici nel patrimonio Unesco, e ignorano, cioè fingono di ignorare, che queste operazioni, calate nel tessuto urbano, spesso fanno più male che bene, al punto che nel mondo anglofono si parla di <<Unesco-cide>>, ovvero di uccisione della vita urbana per mezzo dell’inserimento nelle liste Unesco. Ma non stanno mai fermi (devono averlo imparato in qualche corso di cattiva qualità sul management urbano), e mentre l’avvelenamento Unesco ancora deve iniziare per davvero, già si lanciano su un altro grande evento dalle ricadute tragiche, al punto che quasi nessuna città in giro per il mondo più lo vuole, e cioè le olimpiadi del 2036. Nel frattempo il costo degli affitti e i provvedimenti antidegrado rendono la vita amara alla gran parte degli studenti fuorisede che nonostante tutto scelgono Bologna, mentre questi politici piccini piccini non capiscono neppure che quegli studenti sono la vera ricchezza di Bologna, sia culturale che economica.

Perché gli anziani, secondo te, percepiscono la città degradata? Lo è veramente?

Eh, bella domanda, a cui vanno date risposte su più piani. Da un lato c’è la percezione soggettiva dell’anziano, la sensazione di fragilità e di non poter più far fronte ai cambiamenti, un senso di paura per il futuro, per i figli e nipoti ma anche per sé. Tendiamo a dimenticarci che la sola certezza della nostra vita è la morte, un certo tipo di propaganda politico-esistenziale ci vende scenari utopistici tipo i 120 anni, ma l’anziano o l’anziana hanno ben presente il tema dell’exitus e non possiamo fare finta che ciò sia indifferente rispetto alla percezione della società che li circonda. Questo è il dato di fondo. A questo dato una collettività che abbia a cuore la fragilità dell’anziano dovrebbe opporre una cura, un affettuoso accompagnamento, una rassicurazione almeno rispetto alle cose su cui si può rassicurare e intervenire, visto che non siamo del tutto padroni del nostro destino. Un welfare sicuro, un welfare che non venga giorno dopo giorno tagliato, privatizzato e reso <<smart>> (cioè burocratizzato con il pretesto della semplificazione digitale), potrebbe fare molto. Una città che consenta una vita serena a chi si muove lentamente potrebbe altresì fare molto; ma al contrario si moltiplicano le ciclabili sui marciapiedi (che giustamente all’anziano fanno paura) e i semafori pedonali ansiogeni che diventano subito arancioni, per citare due esempi apparentemente banali ma moltiplicati dal ripetersi quotidiano dell’esperienza. La scelta delle classi dirigenti è chiaramente quella opposta alla sicurezza del welfare e all’attraversabilità differenziata dello spazio urbano, la scelta è quella della riduzione a tutto mercato. Così nascono anche i mercati politici e commerciali della paura e della rassicurazione (che però a sua volta si nutre della paura immessa in circolo in precedenza). Questi mercati, per continuare a funzionare, hanno bisogno di creare sempre nuovi nemici e così, nel giro di decenni, con la perfetta complicità anche della sinistra (che a Bologna era ovviamente maggioritaria), si crea lo spauracchio dell’albanese, del rumeno, del nordafricano, poi del nero; dopo (ma anche in contemporanea) si passa ai nemici <<interni>>, ovvero quelli che fanno le tag, quelli che non pagano il biglietto, i ciclisti <<maleducati>>, gli studenti che fanno rumore e magari si bevono una birra in piazza e adesso, con la smartizzazione del conferimento dei rifiuti, i prossimi nemici saranno quelli che sbagliano, o sono costretti a sbagliare dalle loro condizioni soggettive, a buttare il <<rusco>>. Questa produzione mediatica e politica del nemico viene immediatamente indirizzata all’anziano, che ne è vittima e che si sente circondato o circondata di nemici. Ecco: di questo l’anziano è vittima, non del degrado. Tra le colpe di questa classe politica c’è anche l’aver prodotto amarezza e malessere ingiustificato a chi ha ancora pochi anni da passare su questa terra. Questa è una delle tante cose che ritengo imperdonabili.


- Redazione