KOBANE CALLING: IMMAGINI DI UN POPOLO

Sappiamo tutti che la Siria è da anni terra di conflitti.


La sua popolarità come soggetto mediatico è variabile – tendiamo a dimenticarcene a meno che non avvenga qualcosa di nuovo, diverso dalla routine di guerra – ma le violenze sono pressoché stabili nella loro atrocità.


Ed è difficile parlare dei conflitti in Siria senza parlare del Rojava, una striscia indipendente di terra che si addentra dal confine orientale della Turchia nel Nord siriano, la cui popolazione è composta principalmente da curdi, parte di uno dei più grandi gruppi etnici privi di un territorio nazionale.


Gli abitanti del Rojava, di tutti i generi, sono combattenti, tanto che l’autodifesa è uno dei principi cardine della sua società, sia a livello individuale che nazionale: le milizie, come il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e il YPG (Unità di protezione popolare), la maggioranza dei quali comprendono sia uomini che donne, hanno un ruolo estremamente importante nel difendere dalle forze esterne, principalmente dell’ISIS ma non solo, quegli ideali di democrazia che il Rojava ha fatto suoi.


Ammiro molto la forza e il coraggio dei curdi (e degli individui di qualunque nazionalità che sposano la loro causa), e per questo motivo, oggi vi voglio parlare di una testimonianza diretta, fatta sul campo, e raccolta poi in un fumetto: Kobane Calling, di Zerocalcare.


Zerocalcare (nome d’arte di Michele Rech) è sempre stato un “tipo impegnato”, fin da adolescente, quando frequentava l’ambiente punk romano e bazzicava tra i centri sociali.


Crescendo, non ha mai smesso di dedicarsi alle questioni sociali, elaborandole in fumetti dall’accento romano (Rebibbiano, se così si può dire), che magari non prendono troppo sul serio sé stessi, ma che prendono sul serio gli argomenti di cui trattano.


Kobane Calling ha infatti due versioni: una del 2015, pubblicata sul giornale Internazionale prima e poi raccolta in un volume dalla casa editrice BAO nel 2016, e un’altra del 2020, chiamata Kobane Calling Oggi, aggiornata da annotazioni che descrivono gli ultimi avvenimenti e con un’appendice che racconta la storia di Lorenzo “Orso” Orsetti, un ragazzo italiano che si è unito alle Forze democratiche siriane, coalizione di milizie di cui YPG e YPJ fanno parte, ed è morto in battaglia.


Kobane Calling è un reportage: Zerocalcare si è recato personalmente nel Rojava e la sua testimonianza è di prima mano. Ho trovato molto interessante poter sbirciare nella vita di chi vive (e combatte) in quelle zone, anche se il racconto è tutt’altro che roseo, dato il contesto. Il fumetto, però, racchiude anche tanta allegria: spiazza, quasi, il modo in cui i curdi appaiano pieni di vita ed energia, e quanto l’atmosfera che hanno creato sia di un cameratismo fraterno ed affettuoso.


Zerocalcare non drammatizza né sensazionalizza: racconta i fatti come li vede, nel bene e nel male. Come afferma lui stesso nel 2015 nel post di presentazione del fumetto, “COSA NON CI TROVERETE: il sensazionalismo i morti i cadaveri; un trattato preciso, esaustivo e imparziale di storia e geopolitica; delle anatomie disegnate decentemente.”


Curiosi di capire meglio com’è allora il fumetto? Dalle parole dello stesso autore, “COSA CI TROVERETE: un racconto il più possibile onesto di quello che ho vissuto durante il viaggio e nei giorni immediatamente precedenti, sia dal punto di vista emotivo che da quello della cronaca, comprese le contraddizioni e i dubbi del caso; un tentativo di tenere un equilibrio tra il pippone didascalico e la cazzata spicciola. In certi punti spero di non aver fatto nessuno dei due, in altri probabilmente li ho fatti entrambi, però oh se nascevo imparato non stavo qua.”


Ritengo che Kobane Calling sia un buon modo per approcciarsi all’argomento per la prima volta, ma che sia anche un approfondimento interessante per chi già ne sa. Questa è una realtà di cui non dovremmo mai dimenticarci, e Kobane Calling, con la sua schiettezza e forza emotiva, in questo può aiutarci.


di Anna Credendino