LA COSCIENZA DI UN NEGAZIONISTA

Una rivisitazione attuale e parodica della famosa opera di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”.

In una mescolanza di autenticità e finzione, al lettore spetta l’arduo compito di decifrare una realtà simulata, alla scoperta del fantastico mondo parallelo dei negazionisti e del suo convulso scontro con la (V)erità.


Prefazione: Annotazioni del Dottor V Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psicanalisi s’intende, sa dove piazzare l’antipatia che i pazienti mi dedicano. Di psicanalisi non parlerò perché nel mondo se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto i miei pazienti a scrivere la loro visione del mondo; gli studiosi di psicanalisi arricceranno il naso a tanta irrealtà costruita su una rimozione (quella della verità!) a cui si contrappone il suo contrario, la parodia. Ma queste persone, oltre a non credere alla narrazione ufficiale, non smettevano di ipotizzare che si trattasse di un’intenzionalità nel creare panico nella popolazione e nel fornire dati fuorvianti o contraffatti, e così, ho voluto offrire loro una possibilità. La mia terapia è stata proposta nella speranza che, in tale rievocazione del loro pensiero, essi si rinverdissero e che la trascrizione della loro insensatezza fosse un buon preludio alla psicanalisi. Oggi ancora ritengo che, per affrontare con efficacia il negazionismo sul COVID-19, sia giusto arruolare un’importante categoria militante: i discepoli di Freud e Jung. Un vero e proprio arruolamento. Una lotta estenuante che richiede un altissimo numero di militari. I negazionisti, infatti, sono tantissimi, costituiscono un autentico esercito e tendono a “mimetizzarsi” in svariate categorie: gli stupidi, gli scettici, i superficiali, gli arroganti, i menefreghisti, gli individualisti, gli egoisti, gli apatici, gli ambigui, gli sbruffoni… Pubblico un loro diario per ironia oltre che per vendetta e spero non sia ben visto. Sappiano però ch’io sono pronto a dividere con loro i lauti onorari che ricaverò da questa pubblicazione a patto che essi non interrompano la terapia. Sembrano tanto curiosi di loro stessi! Se sapessero quante sorprese potrebbero risultare loro dal commento delle tante verità e bugie ch’essi hanno qui accumulate!

DOTTOR V.


Preambolo: Assolo negazionista

Rivedere la mia posizione? Da più di un anno non me ne separo e i miei occhi miopi forse potrebbero riuscirci se solo la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere: le case farmaceutiche, l’informazione scientifica, i politici, il mio vicino di casa, il cane del piano di sotto... Gli scienziati mi raccomandano di non ostinarmi a guardare tanto lontano. Anche i dati recenti sono preziosi. Ma un po’ d’ordine pur dovrebb’esserci nel ricercare la verità, non dico forse il giusto? Non è difficile da intendere, ma forse è opportuno tornare un po’ indietro con la mente. Potrei partire dal “C’era una volta, in un paese non troppo lontano, un terribile virus che tutti terrorizzava, ma di cui nessuno aveva certezza…”. Ma preferisco andare direttamente al punto. Di veri vincitori alla fine non ne vediamo. Mascherine? Distanziamenti? Vaccini? Immunità di gregge? Siamo sempre lì. La mia fronte è spianata perché ho eliminato ogni sforzo di vedere la realtà per com’è (o almeno, per come intendono farcela percepire!). Il mio pensiero è isolato da me. Io lo vedo. S’alza, s’abbassa... ma è la sua sola attività. Il mio pensiero è reazionario e si scaglia contro tutti loro, contro tutti coloro che si adoperano per quello che definiscono un (fittizio) “benessere collettivo”. Ed ecco che la mia fronte si corruga nel ricordare le matrici del manifesto negazionista moderno: contraddizioni in termini, teorie di cospirazioni economico-sanitarie e illusorio senso di appartenenza ad una comunità elitaria.

Ieri ho tentato di mettermi in discussione. L’esperimento è finito nel disastro più profondo e non ho avuto più alcun dubbio sul fatto che dietro la negazione c’è la paura (per Dio, che serenità l’accettazione!). Ma è stato un istante effimero, perduto per sempre. Sono ancora convinto che sia necessario rovesciare il rapporto causa/effetto tra il virus e il suo rimedio (non dubitate!). Ma che sto facendo? Come può la psicanalisi aiutarmi ad affrontare il diniego? Patologizzare la negazione, rinnegare il (V)ero come se fosse un disturbo da curare: è questa la manifestazione di un disagio. Sarebbe ridicolo, se non fosse terribile. Ma se un individuo intrappolato nella negazione patologica può chiedere aiuto a un Dottore, quale terapia può proporsi per un’intera comunità? Una comunità che non cessa di negare che la negazione è il problema dei problemi, quando il problema (quello reale!) è la mancanza della nostra libertà (ebbene sì, anche della libertà di infettare!). Una comunità che arriva perfino a negare il fatto di stare negando. Siamo caduti in una spirale della negazione che non ha più fine! Mercé la matita che ho in mano, resto desto, oggi. Nel dormiveglia ricordo che la mia tesi asserisce che con questo sistema si può arrivare a negare l’esistenza del Coronavirus. Il Dottor V. mi chiede come sia possibile negare l’evidenza. Svegliati! Svegliatevi! Io vi offro la soluzione per fronteggiare questa minaccia e voi mi accusate di pazzia. Bisogna recuperare le certezze! Le nostre certezze! E se siamo noi gli artefici del nostro destino, non dovremmo forse essere sempre noi gli architetti della nostra realtà? Altro che libero arbitrio! Io non trovo neppure la via di avvisare te, che vivi qui e ora la tua vita, dell’importanza di negare a vantaggio della tua intelligenza e della tua salute. Quando arriverai a sapere che sarebbe bene tu sapessi tenere a mente quest’evidenza, anche quella tanta parte di essa che ripugni? E intanto tu, mondo, vai investigando il tuo piccolo vaccino alla scoperta di un futile sollievo che non ha nemmeno senso ricercare e che ti avvierà solo verso il dolore e la malattia cui sarai spinto inevitabilmente da coloro che mai lo vorrebbero. Come fare? È impossibile tutelare la tua immunità. Nel tuo sangue – illuso – si va creando una combinazione misteriosa. Ogni minuto che passa si attiva un reagente. Troppe probabilità di malattia vi sono per te, perché non tutte le tue certezze scientifiche che tanto innalzi si possono fondare su un qualcosa. E poi – illuso – sei inetto pure tu, mio consanguineo, incapace di vivere serenamente. Aggiungo che, oltretutto, la negazione è una pratica faticosissima. C’è bisogno di istituire un intero sistema logico parallelo. Di stare attenti a non cadere in contraddizione. Di presidiare costantemente il proprio paesaggio cognitivo contro gli assalti continui dei dati di una lapalissiana realtà. Insomma, continuerò a sostenere la mia battaglia e la mia ostentazione nel negare, circondato da un mondo che forse là fuori non è neppure reale.

Un negazionista.


di Arianna Daicampi