LA COSTRUZIONE DEI RUOLI SOCIALI

“Guarda quell’uomo...Sua moglie sul divano e lui lava i piatti come una vera donnina di casa!”. Cosa posso fare a casa mia attenendomi alla teoria costruttivista dei ruoli di genere.



Stati Uniti, Massachusetts, Boston, 230 Fenway, Museum School, secondo piano, studio 12. Siamo nel 1907 e ci troviamo nel laboratorio artistico del maestro William McGregor Paxton.


Il maestro Paxton, nato a Baltimora, dopo aver studiato arte a Parigi, si trasferisce insieme alla famiglia a Boston, per iniziare a lavorare in una delle più prestigiose scuole d’arte d’America. Frenetico tra gli insegnamenti e la realizzazione di nuove opere, Paxton si muove rapito tra i corridoi della Cowles Art School. La sua dedizione alla rappresentazione del lavoro domestico è preziosa per comprendere le caratteristiche della quotidianità della Boston degli anni '70. Le sue vivide opere arrivano oggi a noi con colori decisi, sfumature profonde, sguardi estremamente comunicativi e senza nemmeno saperlo ci raccontano una storia: la storia della costruzione dei ruoli di genere.


I ruoli maschili e femminili sono i prodotti di processi di interpretazione e costruzione di senso condivisi socialmente. In sociologia i ruoli di genere sono stati ampiamente analizzati da diverse correnti di pensiero.

L’approccio costruttivista (nato in America negli anni 50) fornisce una visione eterogenea d’analisi sul fenomeno, identificando quattro criteri su cui i costruttori di norme si basano per stabilire i compiti che ogni individuo dovrà svolgere. Atteggiamenti acquisiti come “essere macho” se uomo, oppure “essere sensibile” se donna non vanno inseriti nella categoria dei ruoli sociali, ma sono comunque parte della costruzione degli stessi. I criteri definiti dal costruttivismo riguardano la biologia, la religione, la sessualità e il lavoro. L’assunto biologico si basa sull’analisi della credenza che la diversità biologica tra uomo e donna ne determini anche i ruoli sociali tenendo conto della disparità fisica. L’approccio costruttivista nota, inoltre, come le più grandi religioni del mondo (Cristianesimo, Islamismo, Induismo, Ebraismo), influenzano il ruolo della donna nella società, utilizzando come arma i racconti di subordinazione femminile presenti nelle Sacre Scritture di ognuna. Nel terzo criterio, quello riguardante la sessualità, sono analizzate le aspettative sociali sui ruoli diversi che uomo e donna hanno durante i rapporti sessuali, notando che, anche in questo ambito, il piacere della donna non risulta essere centrale. Nell’ultimo criterio, l’analisi si muove sulla questione lavorativa. La separazione dei ruoli maschili e femminili in ambito lavorativo ha portato a quello che il sociologo Robert K. Merton ha definito “trained incapacity” (incapacità inculcata) nello svolgere i lavori che socialmente sono stati attribuiti all’altro sesso. Potrebbe dunque essere questo, uno dei motivi per cui rabbrividiamo davanti ad un uomo che lava i piatti mentre la moglie riposa sul divano e non mostriamo alcun tipo di indignazione davanti ad un artista come Paxton, che ha improntato quasi tutta la sua carriera nell’immortalare donne intente a svolgere faccende domestiche.


L’analisi di questi criteri ci fa capire quanto sia radicata e complessa la divisione dei ruoli di genere. Il filosofo e antropologo inglese H.S. Maine, nel suo testo Diritto antico, racconta in chiave evoluzionista il crearsi delle società, analizzando come spesso si sia scelto un modello patriarcale di divisione gerarchica nei ruoli familiari. Questo modello di divisione di ruoli era altresì caratterizzato da l’autorità degli anziani. Si trattava di un modello molto diffuso in tutto il mondo, di cui abbiamo tracce della sua esistenza in tutti i continenti.

È da tener conto che questa specifica divisione di ruoli non è presente in tutte le strutture sociali esistenti, né tanto meno si manifesta con le stesse caratteristiche. Seguendo le osservazioni di Engels il patriarcato occidentale, ad esempio, nasce insieme alla proprietà privata e alla scelta di monogamia, che vedono in entrambi i casi il dominio dell’uomo sulla donna.

Altri tipi di società, come ad esempio quelle islamiche, vengono spesso associate a forme estreme di patriarcato definendo le donne in una posizione di oppressione. Queste osservazioni, a volte estremizzate dai pregiudizi occidentali, nascono perché una parte della cultura e religione islamica coincide con forme del patriarcato classico, e anche perché, nel diritto Islamico, si tende a legittimare gli uomini più che le donne. Bisogna in questo caso stare attenti a non cadere in pregiudizi e suprematismi inutili, ma essenziale è trovare il modo per svolgere un’analisi oggettiva.


Ora facciamo un gioco: immaginiamo di svegliarci, un giorno, in un mondo dove la forma più diffusa di organizzazione sociale è il dominio delle donne. Se abbiamo bisogno di spunti per immaginare come potrebbe essere, li possiamo trovare nel film commedia della regista francese Éléonore Pourriat dal titolo “Je ne suis pas un homme facile” (non sono un uomo facile).


La pellicola, uscita nel 2018 e facilmente reperibile su Netflix, racconta con una distopica ironia di un mondo “al contrario”. Un mondo con donne in carriera e uomini casalinghi, caratterizzato da lotte per l’emancipazione maschile, dal dolore della ceretta sul petto, da donne che non hanno i permessi lavorativi per badare ai propri figli. Nella narrazione cinematografica si accendono i riflettori sui compromessi che abbiamo tacitamente accettato rivestendo i ruoli di mariti e mogli, di padri e madri, di lavoratori e lavoratrici.


L’obiettivo non è di certo quello di proporre una società in cui la subordinazione sia una caratteristica maschile, ma l’invito ad una riflessione ampia e una ri-progettazione sociale in direzione più equa. Tendiamo a dimenticare che i “costruttori di norme sociali” di cui parla il costruttivismo, non sono impiegati statali, ma siamo Noi nel Noi ampio che include uomini e donne che, consapevolmente o inconsapevolmente, decidono se adattarsi a queste norme. L’inconsapevolezza, in questo caso, non deve essere criminalizzata proprio per la difficoltà che questa presa di coscienza comporta. Si viene immersi fin dal primo momento della nostra vita in un mondo che si articola seguendo tacite regole di organizzazione dei ruoli e che pertanto, ai nostri occhi, appare “normale”.


La storia ha giocato un ruolo fondamentale nell’affermazione di queste norme, ciò però non vuol dire che il futuro sia per forza già scritto. Nella serie TV brasiliana “Ninguém tà olhando”, un angelo ribelle rivoluziona il sistema di protezione agli umani utilizzando il motto: “c’è chi rispetta le regole e chi invece cambia il mondo”. Senza aspettare la rivoluzione ancestrale, assumiamo il ruolo di costruttori di norme e iniziamo a vivere seguendo nuove regole: quelle della parità di genere!



Bibliografia, Sitografia, Cinematografia


-Corpo, genere e società, R.Ghigi e R.Sassatelli, Il mulino, 2018, Bologna.


-Je ne suis pas un homme facile, Éléonore Pourriat, Netflix, 2018, Francia.


- Ninguém tà olhando, Caio Gullane; Fabiano Gullane, Netflix, 2019, Brasile.


- https://www.treccani.it/enciclopedia/ruoli-maschili-e-femminili_%28Enciclopedia-delle-scienze- sociali%29



di Letizia Goldone