LA FILA INDIANA

Un romanzo di Antonio Ortuño


Sul confine tra Messico e Guatemala si trova la città di Santa Rita, passaggio obbligatorio per chi ogni giorno tenta la sorte salendo su un treno in Venezuela o in Colombia per cercare di raggiungere gli Stati Uniti.

Chi vi arriva, dopo aver attraversato Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e Guatemala stipato in un treno merci ed esposto a ogni genere di violenza, viene identificato e detenuto in un centro d’accoglienza.

Santa Rita è solo un'altra tappa infernale del loro lungo viaggio. Respinti dalla polizia sul confine, ignorati dalla popolazione locale, i migranti centroamericani sono considerati un guadagno assicurato dai trafficanti di esseri umani.

L’unica autorità che dovrebbe garantire una minima protezione, la Commissione Nazionale Migrazione, è inesistente. La corruzione dei suoi funzionari, in affari con i trafficanti da tempo, impedisce qualsiasi forma di tutela nei confronti delle centinaia di persone che transitano nelle strutture governative. L’attenzione riservata alle loro vite è talmente poca che una notte un incendio distrugge un intero centro d’accoglienza, con gli ospiti dentro. Uomini, donne e bambini. Il personale non c'è, si trova ad una cena di Natale.

È questo lo scenario che si presenta davanti a Irma, assistente sociale incaricata da Città del Messico di indagare e gestire l’emergenza dell’incendio. Santa Rita è la porta dell’inferno in terra: bastano poche ore per rendersi conto del vortice di violenza nel quale Irma è stata trascinata, diventando testimone diretta delle brutalità che impregnano dal profondo la struttura della città.

La violenza è costante, non ha luogo e permea la vita della giovane donna in ogni aspetto: Irma ascolta e riporta le testimonianze degli abusi e delle aggressioni nel centro d’accoglienza; parallelamente l’ex marito, che non perde occasione per abusare psicologicamente di lei per telefono, sequestra e sevizia una donna centroamerica a Città del Messico.

Vivere in questo inferno è in parte concesso, testimoniarlo no. Le minacce di morte e la corruzione riescono a far tacere anche i più ostinati. Esiste una porta d’entrata ma quella di uscita non è riservata a tutti. Come si sopravvive a Santa Rita? Chi ne ha il diritto?

La Fila Indiana è un romanzo che tira un pugno nello stomaco senza pietà, come la realtà che descrive. Santa Rita è una città fittizia, sulla cartina non esiste. Tutto il resto sì.


di Elena Lupica