LA POLITICA AI TEMPI DEL COVID-19

Intervista a Emily Clancy, consigliera comunale a Bologna per la realtà municipalista di Coalizione Civica per Bologna.

Allora, innanzitutto una domanda allo stesso tempo generale e personale: che cos'è per te la Politica? Come interpreti il “fare politica”?

Fare Politica per me è quella che potremmo definire una vocazione, se così si può dire.

Non nel senso che io sia stata in un qualche modo prescelta dalla vocazione della Politica, ma nel senso che la vivo come fosse una missione, una missione che per me è un prendersi cura della propria comunità.

Questo è un qualcosa che si può ovviamente fare in tanti modi, adesso lo sto facendo come consigliera comunale, ma come atteggiamento mentale non mi sembra di aver cambiato il mio comportamento da quando ero un'attivista.

Ancora adesso mi sento molto attivista.

Fare Politica per me è questo, dare un contributo alla propria comunità, con qualunque ruolo o senza alcun ruolo è indifferente, l'importante è cercare di dare il proprio contributo e di mettersi in relazione con chi quella comunità la compone.

Può suonare banale, ma è proprio vero che l'unione fa la forza.

Quindi anche un servizio alla propria comunità e agli altri?

Sì, anche se secondo me la Politica restituisce molto dell'impegno che una ci mette e delle energie che spende.

Certamente è un servizio, ma è anche vero che arricchendo la propria comunità, donandole tempo e energie si vive poi di conseguenza in una comunità più solidale, più felice.

C'è secondo me un riflesso diretto tra quello che viene messo in gioco da chi fa Politica per la comunità e quello che poi gli ritorna e di cui beneficia di conseguenza.

Entrando poi nel vivo dell'intervista, toccando quello che è il tema principale, ti chiedo, essendo tu consigliera comunale con Coalizione Civica nel comune di Bologna, come si sono organizzate le istituzioni con l'arrivo dell'epidemia.

Che misure sono state adottate dalle istituzioni per mantenere vive in città la democrazia e il dibattito politico?

Allora, se non sbaglio siamo stati il primo comune italiano ad attuare il passaggio di tutte le attività consiliari (nello specifico Commissioni consiliari, Question time e Consiglio comunale) dalle sedute in presenza alla teleconferenza. Non c’è stata nemmeno una settimana intera di pausa per le attività comunali, e questo è sicuramente un grande merito degli uffici e del settore Agenda Digitale che hanno lavorato molto in quei giorni insieme a tutto lo staff del Consiglio. È stata una transizione abbastanza fluida, l'unico piccolo problema è che non abbiamo ancora modo di votare online con una sorta di tabellone come facciamo in Consiglio e quindi è tutto un po' più lento perché ogni votazione è per appello nominale, ma davvero non possiamo che essere grati, tutto sta funzionando e la transizione è stata rapidissima.

Quindi si è trattato di misure efficaci?

Decisamente. È stato fatto un gran lavoro, tant'è che gli altri comuni italiani hanno iniziato a scrivere al comune di Bologna per capire come seguire il suo esempio.

Uscendo invece dalle istituzioni, come è stato continuare a fare Politica nonostante le misure prese di limitazione delle libertà di movimento e assembramento degli individui? Fare Politica senza la possibilità di incontrarsi come è cambiato? Si è rivelato molto complesso?

Sicuramente è più complesso del solito, semplicemente perché in organizzazioni municipaliste e con un approccio dal basso verso l'alto, come è quello di Coalizione Civica, l'assemblea e le riunioni sempre pubbliche sono davvero un momento d'incontro importante.

Sostituire tutto questo con il digitale annulla un po' il calore umano che gli incontri trasmettevano. Allo stesso tempo però è stata una transizione interessante e che a volta ha anche dato l'opportunità a più persone di partecipare, ampliando così il confronto.

Bisogna poi aggiungere che come Coalizione Civica, - insieme a tantissime altre associazioni - e come promotori insieme a Ritmo Lento, abbiamo cercato di dare una risposta politica forte di mutualismo e solidarietà con la campagna di Don't Panic.

Un'operazione politica secondo me molto importante perché solidale anche nella costruzione, come promotori abbiamo scelto di porre le basi per un processo molto largo e il meno identitario possibile che alla fine è stato premiato.

Ad oggi ci sono più di quaranta associazioni che collaborano insieme con lo stesso obiettivo, aiutarsi gli uni con gli altri.

Anche questo progetto è interessante ed è stato possibile sicuramente anche grazie all'emergenza che stiamo vivendo che forse ha reso più chiaro del solito alle persone che si stava collaborando per un obiettivo comune.

Abbandonando poi il contesto cittadino e passando per così dire “dal particolare al generale”, vorrei sottoporti una riflessione pubblicata recentemente su Jacobin, ripresa anche da Federico Martelloni in Consiglio Comunale, e che recita così: “Nella grande crisi che stiamo vivendo, quella dell'epidemia del covid-19, sembra essere arrivato al massimo livello un processo che mai avevamo visto in questa evidenza: la scomparsa della politica.”.

Che ne pensi? Ritieni anche tu che nel corso di questa crisi la Politica sia scomparsa?

Secondo me la Politica non è scomparsa, ma si è forse modificata. Per esempio nelle prime settimane abbiamo avuto un attimo di tregua da una politica molto urlata e fatta di slogan - quella delle destre, ma non solo - e c’è stato una maggior sobrietà nella comunicazione politica, più adatta a fronteggiare un'emergenza e non la solita campagna elettorale permanente.

Sono convinta, detto ciò, che questo sia un momento in cui davvero si potrà vedere quanto la politica riuscirà ad essere protagonista e a influenzare il post emergenza sanitaria.

Se fino ad ora l'ha governata in parte e magari con meno forza di quanto ci saremmo aspettati - penso ai molti luoghi di lavoro che non svolgono un servizio essenziale ancora aperti - la politica ha adesso l'occasione di raddrizzare i binari della nostra vita di comunità, se ci poniamo gli interrogativi giusti questa potrà essere una crisi in grado di segnare un punto di svolta.

Se viviamo in un sistema dove è vietato fermarsi, anche solo per poche settimane, allora è chiaro che stiamo vivendo in un sistema molto sbagliato e che dobbiamo interrogarci profondamente riguardo ai meccanismi di questa sorta di giostra del sistema capitalistico, dalla quale è vietato scendere.

Per anni non si è investito per anni su sanità, ricerca e istruzione privatizzando questi settori…ora ne stiamo vivendo le conseguenze.

Un altro tema tornato alla ribalta è quello della patrimoniale, misura che da anni sosteniamo e che non era stata molto percepita nel dibattito pubblico fino ad ora.

Questi sono tutti punti di dibattito politico molto importanti e che fino a qualche settimana fa erano minoritari e portati avanti solo da noi che appunto siamo in minoranza.

Se la Politica riesce ad avere un ruolo da protagonista nelle future fasi di gestione dell'emergenza, avendo anche la forza di interrogarsi su alcuni nodi complessi del sistema capitalistico nel quale viviamo per poi metterli in discussione, allora questa crisi diventerà un'opportunità.

Altri temi sono invece passati mediaticamente in secondo piano, penso alle vite umane dei migranti in viaggio verso l'Europa e alle azioni politicamente e umanamente ripugnanti di Erdogan.

Vero, assolutamente, ma anche questo è un tema che ritornerà, noi oggi in commissione abbiamo discusso un ordine del giorno di Coalizione Civica, Città Comune e Gruppo Misto Nessuno Resti Indietro, presentato da Federico Martelloni, che riguarda proprio la sanatoria per i migranti e le migranti in questa fase.

Anche in questo caso, attraverso le criticità sollevate con sempre maggior forza dalla pandemia, si torna a parlare di un tema che è il semplice riconoscimento della dignità umana, ovvero che tutte e tutti dovrebbero avere accesso alle cure. In una fase di pandemia come questa è un concetto ancora più importante perché diventa un tema di salute pubblica e non solo più di salute individuale.

Magari così amplificato finirà per spingere anche chi ha posizioni solitamente meno inclusive e accoglienti ad interrogarsi al riguardo, finendo per capire che se viene data la possibilità anche ai migranti e alle migranti irregolari di accedere alle cure allora tutte e tutti staremo meglio. È certamente triste doverla presentare in questa luce perché venga compresa, per noi ovviamente le persone proprio in quanto persone dovrebbero avere sempre accesso alle cure, ma se durante la pandemia finalmente diventa un concetto universale…ben venga.


Intervista di Elia Legnani