LA PROVINCIA MONDIALE SI RIAPPROPRIA DI SE' STESSA

“Il controllo sul futuro scivola di mano non già a qualche potenza in declino, ma a sette miliardi di esseri umani divisi nelle loro impotenti comunità nazionali. Ci troviamo, tutti quanti, nel Giardino Zoologico di Pechino. Chi in una gabbia più grande, chi in una più piccola, chi in una gabbia più comoda, chi in una più sfortunata. Ma tutti quanti alla mercé di una straordinaria trasformazione storica, economica, morale e culturale che non siamo più noi, nessuno di noi, a guidare e governare.” La suggestiva immagine del Giardino Zoologico di Pechino che funge da metafora di un mondo divenuto provincia di se stesso, ci si offre come punto di partenza per la riflessione intrapresa nel libro di Lorenzo Marsili “La tua patria è il mondo intero” (Laterza).

La provincia del mondo Ciò che si nota immediatamente dal quadro storico dipinto nella prima parte del libro è che le principali crisi dell’ordine mondiale dell’ultimo secolo sono state provocate dall’emergere di una nuova parte di mondo. Interessante è a questo proposito il parallelismo tra le difficoltà avute dall’Impero Britannico all’inizio del XX secolo nel gestire gli emergenti Stati Uniti ed i problemi riscontrati dagli stessi Stati Uniti attualmente nella gestione della Cina. A sostegno di una storia che non si ripete mai nello stesso modo, ma quantomeno secondo schemi simili viene portata la figura dell’uroboro, il mitologico serpente che si morde la coda e che tramite la ciclicità della propria azione simboleggia l’eterno ripetersi delle cose in una formula velatamente nietzscheana. Lo sfondo dell’ultimo giro di uroboro, il giro al cui termine il mondo si trova attualmente, è quello del neoliberismo, una dottrina fatta risalire a Friedrich von Hayek tramite la “teoria dei due mondi” che è proprio a fondamento della nostra attuale incapacità di superare il sistema vigente. Riprendendo elementi di ascendenza romana come l’imperium ed il dominium, Marsili mostra come la logica di mercato neoliberale sia arrivata a superare i confini territoriali mentre la politica rimane ancorata al modello nazionale oggi in crisi proprio per questa disparità. Se l’imperium politico è ancora quello dei Leviatani hobbesiani, il dominium economico è quello immaginato da Hayek ed esercitato dai mercati. In un quadro simile lo spazio politico viene soffocato dai dettami del mercato neoliberale e sembra impossibile la ricostruzione di una grande politica da contrapporre a quella nazionalista sorta paradossalmente come risposta ad una crisi che abbisognerebbe innanzitutto di un rinnovato cosmopolitismo.

Da dove ripartire?

La ricostruzione non può che essere politica e primariamente europea e viene individuato un modello transnazionale come superamento dell’internazionalismo che tutti conosciamo. L’Unione Europea è diventata l’esperimento meglio riuscito del modello neoliberista e la conseguenza più diretta di divisione nazionale e mercato transnazionale è un soffocamento di ogni alternativa interna a questo sistema. La ricostruzione politica dipende allora dalla costruzione di partiti transnazionali, partiti con la testa in Europa ed i piedi sul territorio e che permettano ai cittadini — in un’epoca in cui le decisioni di una nazione sono estremamente rilevanti anche per tutti gli altri Stati — di esprimersi democraticamente sulle politiche da adottare sul piano transnazionale. La riuscita di questo esperimento in Europa comporterebbe una notevole svolta a livello globale, essendo ormai ogni decisione politica locale enormemente rilevante sul piano globale.

Nuove battaglie L’eventuale successo di un modello transnazionale europeo passa, secondo Marsili, per quattro punti cardine: lavoro, intelligenza artificiale, fisco ed ecologia. Interessanti sono dal punto di vista del lavoro le considerazioni svolte riguardo la Alien Tort Claims Act, una legge statunitense del 1789 che permette a tutti i cittadini del mondo di appellarsi alle corti di giustizia americane nel caso siano stati vittima di una violazione delle leggi internazionali o di un Trattato degli USA. Una simile legge, se rivista in chiave contemporanea, permetterebbe ai lavoratori di denunciare gli sfruttamenti di multinazionali e colossi stranieri, fermando in questo modo la gara al ribasso nei salari e contribuendo a ricostruire diritti sindacali distrutti dalle politiche neoliberiste. Se USA e Cina stanno investendo in modo deciso sulla ricerca e sull’intelligenza artificiale inoltre, il rischio che corre l’Europa è quello di trovarsi a subire un evento della portata di una rivoluzione industriale, motivo per cui è necessaria una terza strada tutta europea all’intelligenza artificiale americana basata sulle logiche di mercato e a quella cinese che si fonda su interessi di allineamento politico. Fondamentali sono poi le politiche fiscali, che se fossero comuni all’interno dell’Unione Europea, contribuirebbero ad arginare il divario tra i già citati imperium politico e dominium economico, permettendo — attraverso la tassazione dei grandi patrimoni delle multinazionali — di recuperare fino a 1000 miliardi di euro che annualmente vengono evasi o elusi all’interno dell’Unione.

I soldi recuperati attraverso una politica fiscale comune potrebbero infine essere utilizzati nella riconversione industriale ai fini di adottare un Green New Deal che permetta di fermare le catastrofi ambientali di cui l’industria umana è causa.

Nonostante non manchino le perplessità da parte degli ultimi sostenitori del morente sistema neoliberista vigente, sembra infine arrivato il momento di abbandonare il modello nazionale a favore non di un già obsoleto internazionalismo, quanto piuttosto di un modello transnazionalista che si ponga come obiettivo quello di parificare il gap vigente tra le logiche di mercato e la politica. Il tempo dei grandi Leviatani sembra essere finito, e la risposta non è quella che Nietzsche chiamerebbe una “intossicazione sanguigna nazionale”.


- Fabio Carnevali.





Studio Richard Murphy: https://www.socialistsanddemocrats.eu/sites/default/files/Special%20report%20on %20tax%20gap%201%20trillion%20euro_130109.pdf

Green New

Deal: https://diem25.org/wp-content/uploads/2019/03/GreenNewDeal-Programma-ITA.p df