LE FRONTIERE DELLA LIBERTÀ

Hong Kong: Prima linea di difesa del liberalismo

Nel continente accanto, subito dopo un'ampia pianura, una catena montuosa e un deserto di steppe, esiste un mondo che può sembrare estraneo a noi occidentali. Molto di ciò che accade lì non attira l'interesse dei media ed è difficile biasimarli. Abbiamo molti problemi per conto nostro e non sembra che finiranno presto: immigrazione, debiti pubblici, pandemie mondiali, cambiamenti climatici, crisi economiche, ecc.

Il sentimento è reciproco; sembra che l'Asia orientale non si preoccupi altrettanto dei nostri problemi. Fino a pochi mesi fa, pensavamo che i loro guai non ci riguardassero in alcun modo e molto probabilmente non sarebbero mai arrivati a noi. Giusto? Invece eccoci qui, ad un metro di distanza gli uni dagli altri, con mascherine e guanti, proprio come loro. Se non altro, noi possiamo giustificare la mancanza di certe libertá per motivi sanitari, ma ad Hong Kong le misure di sicurezza si avvicinano meno a precauzioni, e piú ad uno strumento per silenziare le voci dal basso.

La libertá di manifestazione del pensiero

Prima di arrivare al punto, bisogna sottolineare l´ovvio. Quando si tratta di rappresentanza, diritti umani e libertà di espressione, noi occidentali siamo incredibilmente privilegiati in confronto ad altre parti del mondo. Siamo abbastanza fortunati da vivere in un ambiente in cui manifestazioni, proteste e marce pubbliche non sono solo tollerate, ma anche difese e, a volte, persino incoraggiate dalle nostre istituzioni. Questo non succede sempre, ma nelle poche volte che non accade, noi cittadini lo notiamo e ricordiamo. Votare non è solo un diritto, ma anche un dovere. La sovranità appartiene al popolo e noi gestiamo questo paese, almeno in teoria. Che ci piaccia o no. Tuttavia le cose non sono così giuste altrove.

La Cina: Il Drago dell´autoritarismo

La Cina, probabilmente la più grande potenza in Asia, ha una lunga storia di disinteresse e aperta ostilità nei confronti dei diritti umani, delle elezioni libere e della democrazia. La sua sovranità è stata stabilita dall'autoritarismo e dalla propaganda. La sua economia non è affato da sottovalutare e negli ultimi quaranta anni ha dimostrato di avere le risorse, i mezzi, nonché le ambizioni, per diffondere la sua influenza nel mondo. La Cina, sotto il governo del partito comunista Cinese, usa, e ha usato, investimenti e accordi economici per ampliare il suo raggio d´influenza nel contesto internazionale.

L'espansione della Cina nei mercati tocca numerose nazioni arrivando fino allo Sri Lanka, alla Nigeria, alla Grecia, al Portogallo e, recentemente, al nostro amato Paese. Proprio nel marzo dello scorso anno, mentre i media erano impegnati a coprire la conferenza di famiglia, l''Italia è stata la prima nazione del G7 a firmare l'accordo “Silk Road” con la Cina. Ciò potrebbe darci l'opportunità di vendere i nostri prodotti in Asia in modo più efficace e darci quella spinta economica di cui abbiamo un disperato bisogno, ma ha anche aumentato l'influenza cinese nell'UE e ha attaccato un nuovo laccio all´Occidente, tirandolo a sé.

Hong Kong: Le frontiere della libertá

L'influenza della Cina sta aumentando a un ritmo preoccupante, ma gioiamo, la nostra libertà e la nostra democrazia sono lontane dall'essere minacciate, almeno per ora. Tuttavia l'Occidente non è l'unica area del mondo con il dono dei principi liberali. Alcuni siedono più vicini al titano cinese, il caso più estremo è Hong Kong, che si trova proprio sotto il ventre della bestia. Hong Kong ha il mercato più libero del mondo ed è tra i primi 10 paesi con il più alto PIL pro capite e la sua popolazione è cresciuta costantemente dal 1949 e fin dall'inizio del comunismo in Cina. Hong Kong era, fino ad oggi,un pugno in un occhio per il regime cinese, circondato da un paese con un'economia molto controllata. Purtroppo le cose sono solo peggiorate dopo l'adozione della soluzione dei due Stati e Hong Kong sarà assorbita dalla Cina, nel giro di decenni. Presto tutte le sue libertà, tra cui quella di espressione, di protestare, di proprietà e di consumare media stranieri, saranno solo un ricordo. Il governo di Hong Kong pro Cinese, sta attualmente usando la pandemia come scusante per vietare ogni protesta di alcun genere, e ha anche recentemente reso illegale anche solo menzionare il massacro di piazza Tienanmen, dove centinaia di studenti Cinesi furono uccisi dall´esercito Cinese nel 1989 solo perché stavano manifestando.

Hong Kong, da sola, è in prima linea, contro la spietata e autoritaria superpotenza Cinese, e anche se il loro mondo ci è così sconosciuto, tutti possiamo riconoscere i loro metodi di resistenza. Manifestazioni. Molti di noi danno per scontata la nostra libertà di espressione, ma a Hong Kong ci sono persone che lottano per questo. Le proteste a Hong Kong non ricevono protezione dal governo locale. I manifestanti vengono invece picchiati, arrestati e aggrediti dalle forze dell´ordine, le autoritá si rifiutano di chiamarli manifestanti, riferendosi a loro invece come ribelli, vandali, criminali e persino terroristi. I giornali parlano di loro come se cercassero di interrompere la pace della gloriosa Cina, di cui Hong Kong, ormai fa parte. Arrivano persino a condannare i leader della resistenza, o addirittura a rapirli portandoli in Cina, in carceri o campi di concentramento. I media cinesi descrivono i manifestanti come organizzazioni caotiche e irrazionali, composte da matti che odiano la Cina, solo perché porta ordine e stabilità. L'uomo di paglia non potrebbe essere piú evidente.

Hong Kong: I Manifestanti contro l´oppressione e le loro richieste

I manifestanti hanno obiettivi chiari, cinque per l'esattezza, che li uniscono e li aiutano a combattere per un obiettivo definito. Le loro cinque richieste sono:

1. Ritiro completo dell´extradition bill

2. Una commissione d'inchiesta sulla brutalità della polizia

3. Ritiro della classificazione dei manifestanti come "rivoltosi"

4 Amnistia per manifestanti arrestati

5 Doppio suffragio universale, sia per il Consiglio legislativo che per l'Amministratore delegato.

Il disegno di legge di estradizione (extradition bill) autorizza infatti la Cina ad arrestare i fuggitivi cinesi che sono scappati a Hong Kong per sfuggire alla giurisdizione cinese, spesso considerata disumana. Tutto ciò contrasta con l'autorità di Hong Kong e viola il diritto internazionale; pertanto, dovrebbe essere abolito secondo i manifestanti. Il secondo, terzo e quarto punto affrontano il maltrattamento e la spersonalizzazione attuati da parte dell'autorità cinese sul popolo di Hong Kong. Infine, il quinto punto richiede una maggiore rappresentanza nel governo di Hong Kong, sotto forma di elezioni. Le manifestazioni, iniziate a giugno 2019, sono diventate un avvenimento quotidiano ad Hong Kong nonostante i divieti e la violenza da parte delle autoritá. Oramai é diventato un vero e proprio movimento. Ogni giorno c'é qualcuno per strada.

Le proteste sono in corso da mesi ormai e non mostrano segni di voler scomparire presto. Alla vigilia di Capodanno, per esempio, ci sono stati meno fuochi d'artificio a causa di molti manifestanti che bloccavano le strade. Durante il conto alla rovescia prima del 2020, si sentivano le persone che urlavano le cinque richieste in sottofondo. Nonostante fosse solo un brusio, il messaggio era forte e chiaro. Hong Kong non riposerà fino a quando non sará restituita la libertà ai propri cittadini.

Conclusioni

Spesso siamo troppo distratti dal dramma, da notizie banali e da dibattiti superflui, per renderci conto che i nostri bisnonni erano una volta in una posizione simile a quella della gente di Hong Kong oggi, ma questa volta le loro probabilità di riuscita sono nulle. Se non ne parliamo e non diamo a questa vicenda l'attenzione che merita, presto avremo qualcosa in più da condividere con la Cina. Oltre allo stesso virus letale, anche lo stesso Winnie the Pooh.

Di Nicola Maria Servillo