LIBERAZIONE

In giorni come questi — di festeggiamenti, ma anche di quarantena — la Liberazione assume un significato diverso, e forse più profondo, rispetto a quello che siamo soliti attribuirle. È bene allora ricordare sempre non soltanto i giorni immediatamente precedenti e successivi al 25 aprile, ma anche come si è arrivati alla liberazione dal nazifascismo.


Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu ci offre una prospettiva su quella che era l’Italia del primo dopoguerra e sui primi anni di regime fascista. Il racconto autobiografico di Lussu consente al lettore di entrare in contatto con quello che fu il fascismo della prima ora, dalla formazione delle prime squadracce alla deportazione sulle isole del Sud Italia degli oppositori politici, passando per le aggressioni agli antifascisti locali e l’omicidio Matteotti.


Ad essere presa in esame è in particolare la situazione sarda agli albori del fascismo, in un clima di forte opposizione popolare e di frequenti rappresaglie, raccontate dall’antifascista e deputato del Partito d’Azione con un ritmo serrato e una crudezza che ben consentono al lettore di comprendere l’affermazione di un regime che non ha affatto dovuto attendere di allearsi con Hitler — come una certa storiografia vorrebbe far credere — per mostrarsi in tutta la sua violenza. Dalle aggressioni a deputati comunisti nei corridoi del Parlamento prima ancora della Marcia su Roma fino agli omicidi di civili come Efisio Melis, reo di non essersi tolto il cappello al passaggio delle camicie nere durante una parata a Cagliari, il lettore è posto davanti ai crimini commessi alla luce del sole da un partito di governo in uno dei decenni più bui della storia italiana.


Davanti ai fatti storici narrati è nostro dovere festeggiare una ricorrenza che, lungi dall’essere divisiva, dovrebbe essere la più sentita dal popolo italiano. A che scopo dunque leggere Lussu? Lussu va letto per avere sempre ben presente che alla Liberazione, che ogni anno qualcuno vorrebbe cancellare o screditare, ci siamo arrivati trascinandoci dietro i cadaveri di migliaia di italiani colpevoli solo di essere stati avversi a un regime totalitario — e non c’è niente di più patriottico che festeggiare nel nome di chi è morto per poter affermare il pluralismo e la democrazia.


“Poiché questo libro può suscitare critiche nel campo italiano, io mi sono preoccupato di non inserirvi un solo episodio che non possa essere documentato. La sostanza dei fatti che io rievoco non può essere smentita. Questo non toglie che i giudizi che uno stesso fatto determina possano essere discordi. Chi dà un colpo di sciabola, non proverà evidentemente le stesse impressioni di chi lo riceve. Non per tanto il colpo di sciabola sarà sempre un colpo di sciabola.”


Il messaggio di Lussu è molto chiaro. L’interpretazione potrà differire, ma il colpo di sciabola sempre tale resterà. Il 25 aprile appena passato ci richiama, oltre al festeggiamento, all’empatia verso chi quel colpo di sciabola l’ha ricevuto.


- Fabio Carnevali