"Loi sècurité globale"


PARIGI- Sono più di 50.000 le persone scese in piazza nei giorni di sabato 28 novembre e di sabato 5 dicembre in tutta la Francia. Prime giornate di una lunga serie stando alle parole delle associazioni e dei collettivi presenti. Mettere d’accordo così tanta gente sull’urgenza di manifestare è il primo risultato ottenuto dalla legge sulla Sécurité globale.

Legge discussa e approvata dall’Assemblée Nationale il 24 novembre 2020, dopo neanche un mese dalla proposta del Ministero dell’Interno, presidiato da Gérald Darmanin, nonostante l’agenda parlamentare sembrasse già sovraccarica per via della crisi sanitaria, economica e ambientale degli ultimi mesi.

Essa rientra tra gli obiettivi prefissati nel "Livre blanc de la sécurité intérieur”, un documento di 350 pagine pubblicato il mese scorso dal Ministero, che ha la prospettiva di alzare l’asticella della sicurezza in Francia à hauteur d’homme (ad altezza d’uomo) .





Gli aspetti più controversi


Il divieto di riprendere i poliziotti all’articolo 24 è la disposizione di cui si è parlato maggiormente nelle ultime settimane, poiché vieta la produzione di immagini o video di agenti di polizia. Pena un anno di prigione e 45.000 euro di multa se si prova che le riprese sono state fatte con lo scopo di portare un danno morale o fisico al funzionario di polizia o il militare della gendarmerie .

Si potrà quindi essere arrestati in caso di riprese ai funzionari e sarà poi il giudice a stabilire se vi sia stata o meno l’intenzionalità di recare danno, implicando la caratterizzazione del fatto (la ripresa) come portatore di danno ancora prima di sapere quale sia effettivamente lo scopo della produzione di immagini.

Ha fatto discutere anche l’articolo 21, che autorizza la trasmissione in diretta da parte delle microcamere indossate dalla polizia ai centri di comando e l’agevolazione al riconoscimento facciale attraverso queste. Anche l’articolo 22, che abilita l’uso di droni per sorvegliare i cittadini, è stato oggetto di forti critiche.

La rotta intrapresa dal governo Macron è quella per un paese più sicuro, stando alle dichiarazioni degli esponenti di spicco de “La République En Marche”, partito politico dello stesso Presidente della Repubblica. Queste nuove misure servono a “prevenire nuovi atti di terrorismo, a facilitare il soccorso alle persone che ne necessitano e a favorire la sicurezza durante gli assembramenti di persone nella via pubblica”(art. 22 Loi de sécurité globale) .




Eppure, leggendola, più che una legge improntata a favorire una migliore gestione del lavoro dei corpi di polizia e migliorare così la sicurezza pubblica, sembra per lo più limitare i diritti dei cittadini e amplificare il potere delle forze dell’ordine.

Secondo molti manifestanti questa politica ha come scopo quello di disincentivare le persone a manifestare e lasciare un ampio margine di discrezionalità ai poliziotti, capaci ora di avere un’ultima parola nei processi verbali dove un’immagine o un video potrebbe ribaltare il risultato di un intero processo. Il presupposto fondamentale all’origine di questa legge ha l’aria di essere quello secondo cui più persone si controllano, maggiore è il livello di sicurezza della nazione.



Un attacco alla libertà di stampa


Un giornalista di un’emittente televisiva, Hicham Rami, racconta delle gravi limitazioni che questa legge porta al suo lavoro, di come sembri un’azione del governo per evitare che si ricreino proteste prolungate e per aumentare la repressione. “C’è un’alleanza alquanto inedita tra i giornalisti” dice Hicham “per la prima volta giornali dall’estrema sinistra a quella destra protestano insieme contro questa legge. Questa arriva dopo i Gilet Jaunes, un periodo molto difficile e arriva dopo la legge sul segreto di affari , che impedisce a molti giornalisti di effettuare inchieste sulle pratiche di determinate aziende, cosicché esse possano nascondere dietro il segreto commerciale pratiche illegali. L’impressione è che ci sia una volontà da parte del governo Macron di limitare il lavoro dei giornalisti”. Per quanto riguarda la prospettiva data dal Livre Blanc, Hicham condivide, come altri suoi colleghi, la sensazione che si vada verso una società sempre più simile a una grande azienda fatta di persone controllate“La sorveglianza totale attraverso la tecnologia (i droni, il riconoscimento facciale), che permette di automatizzare ogni identificazione, sembra essere la prima pietra verso una società dispotica fatta di sorvegliati”.




Quest’impressione di squilibrio e di privazione di un diritto inalienabile lo stanno avendo in molti, c'è anche il Sindacato Avvocati di Francia (SAF) presente insieme ad altre 200 associazioni sia nella prima che nella seconda giornata : “Evidentemente per noi questa legge è incostituzionale” afferma Guillaume , avvocato aderente al SAF , “perché mette in causa un gran numero di libertà, in primis la libertà d’informazione. Informazione sulle pratiche della polizia e della gendarmerie, ma soprattuto sulle violenze illegittime commesse dalla polizia nel quadro di manifestazioni ,ma anche avverso i cittadini più in generale[…]C’è un’incapacità del governo a comprendere il profondo rifiuto nei confronti della sua politica nel paese, che non si arresterà a colpi di leggi liberticide. Ancora oggi ci sono migliaia di persone in piazza per manifestare la messa in causa delle loro libertà e il governo dovrebbe comprendere che non rinunceremo facilmente ai nostri diritti[…] Lasciando via libera agli agenti di fare quello che vogliono, lo Stato ha l’obiettivo di disincentivare le persone a scendere in piazza per paura”.

E se dall’altra parte dello schieramento il Ministro ha già annunciato che modificherà l’articolo 24 , l’idea è che sia la legge nella sua integralità a non essere accettata “Dicono che riscriveranno l’articolo 24, ma questa legge non pone un problema solo su questo punto , è tutta la legge che non vogliamo” ci dice Anien avvocatessa anche lei aderente al SAF che poi aggiunge “Ci son già dei testi che inquadrano la protezione degli agenti di polizia per quanto riguarda la loro privacy , non c’è bisogno di andare oltre, riducendo i nostri diritti fondamentali”.




Disobbedienza civile


E’ un governo che fa leva sulla paura delle persone quello che emerge da queste interviste e questo non è un dato rassicurante, se pensiamo che proviene da una nazione come la Francia, che ci ha abituato ad essere un baluardo nella lotta all’affermazione dei diritti inalienabili dell’uomo.

Per i presenti alla manifestazione sono stati due fine settimana intensi e di emozioni forti .

Muoversi in uno spazio orizzontale è stata la nota positiva di queste giornate. Quando si scende in piazza a manifestare le differenze vengono meno, quando ti tolgono un diritto fondamentale riconosciuto dalla costituzione, si riscopre un’alleanza che forse nella quotidianità è ormai impossibile trovare.

Le proteste continueranno fino a che il governo non farà un passo indietro, questo è un altro dato certo che emerge da questi giorni.

Lo spirito dei manifestanti durante queste giornate ricorda le parole di Thoureau nel suo saggio

Disobbedienza Civile: Tutti gli uomini riconoscono […] il diritto di rifiutare l'obbedienza, e d'opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili”.

Il Governo ha parlato di sicurezza senza che i cittadini si sentissero sicuri, senza dargli la possibilità di un confronto ad armi pari, ha compiuto due gravi errori e il popolo non ha obbedito .


- Emiliano Paris