NASCA ROSSA, GOTA STRIATA

Diario di un giovane infermiere - PARTE TERZA

2 aprile

Rifaccio la notte con una collega. A mezza notte e mezza è finito tutto, quella notte ho veramente rubato lo stipendio, per fortuna, una volta tanto ... si fanno le 6 e si sente affogare un paziente, veramente. Si sente gorgogliare ad ogni suo respiro. È un paziente che sarebbe morto a giorni. Lo vediamo affogare. Vado a chiamare il medico che si sveglia dalla sua comoda barella, si alza e si avvia verso la stanza. Io dico “lei vada, io vado a prendere la morfina”. Come tutti i farmaci, è necessaria la prescrizione medica. Ma non sentivo il bisogno di chiedere niente a nessuno, un paziente stava annegando e ritenevo necessario dar lui una morte dignitosa sedandolo. Non concepisco proprio il “non c’è niente da fare” spesso seguito dal girar dei tacchi. Somministro lui una fiala di morfina e vado a casa.


3 aprile


Smonto. Oggi ho superato il record di Calgary ‘88, ma senza medaglie. Raschiamo il fondo Antonio!

4 aprile


Riposo. Vengo a sapere da Ale che il paziente è morto, spero che i colleghi abbiano avuto la mia stessa attenzione. Mi tengo in contatto con la mia professoressa di Assistenza di Fine Vita per chiederle consigli sui farmaci adatti per accompagnare nel miglior modo alla morte i miei pazienti. Pur essendo una donna giunonica, eugubina, con fare casereccio (consigliato da Ale) è una santa donna, Infermiera, Crocerossina e impegnata in tutto e per tutto. Ci tiene a tenersi aggiornata anche sulla mia condizione. “Stai attento” mi ripete spesso. Sento anche il super Dr Paoletti, del pronto soccorso di Perugia, un omo de core, mi invita alla massima attenzione, e anche a farmi vivo quando tutto sarà finito. Il mio tutor Simone, è il mio angelo custode, un simpatico infermiere che mi permetto di disturbare spesso, ad ogni dubbio, contrattuale e lavorativo. Sono loro gli eroi. Punto ad entrare nel loro team di matti quando sarò grande. Non lavorerò con loro, ma sono sicuro che qualcosa me li farà tenere vicini. Sarà invisibile all’occhio umano. Impercettibile a tutti, ma caldo ed avvolgente per chi come me ambisce a vestire lo stesso mantello di splendide persone che sudano nell’ombra e lottano con la morte di giorno e di notte.


5 aprile


Faccio mattina, una mattina molto tranquilla fortunatamente. Non ho preso sonno fino alle 4 e alle 6 ero in piedi. Sembra essere diminuito l’afflusso di pazienti in PS, tanto da essere vuoto e da vedere il ritorno di stupidi dolorini. Ho proposte di lavoro con lo stesso contratto per il doppio del tempo e allora parlo con una della direzione, una testina di cazzo niente male che, a detta dei colleghi, la sua risposta ad ogni quesito è sempre no. E cosi è. Ho chiesto a lei di prolungarmi il contratto per rimanere a lavorare qui, negativo. Mi dice anche che le dispiacerebbe perdermi, non abbastanza penso io. Mi dice oltretutto di mettere un’ulteriore mascherina sopra la mia (che dovrebbe essere ffp2) perché non aderisce bene, mortacci sua. Non mi segna la faccia, non finisco il turno con la nasca rossa e le gote striate. Eroe? Pff. La principessa guerriera di questa minchia sta sempre fuori dal reparto, non entra mai, la prossima volta che la vedo la invito dentro con la mascherina che indosso io ad entrare nelle camere. Ci stiamo decimando come ha detto lei, chissà perché. Colleghi ammalati, e parenti ricoverati.


Dopo la conversazione un Oss facente parte di un sindacato, che aveva origliato, mi prende da parte e vuole spiegarmi bene tutte le tassazioni dei contratti per aiutarmi. Dice che gli sono simpatico. Infine mi da ragione e chiede scusa per la perdita di tempo. Mi ha parlato da padre a figlio, è stato un tesoro.


Il nostro amico Boris secondo fonti russe è in terapia intensiva con il ventilatore. E se lo dicono i russi io ci credo. “Preparatevi a perdere molti dei vostri cari” o forse prepariamoci. Si pensava pastore per la sua tanto sperata immunità di gregge e si è trovato montone.


6 aprile


Pomeriggio: tranquillo, trasferiscono un paziente nel mio reparto, vado a parlare con la dottoressa perché ci sono dei problemi a causa dell’importante flusso di ossigeno, e a sua proposta argomento. La sua risposta è “no, non te lo sto chiedendo” riesco a tenermi i vaffanculi in tasca e me ne vado. L’ANSA riporta che siamo il personale sanitario più colpito. Grazie al cazzo ci stiamo noi a contatto.

Parlo con due primari che sono ricoverati nel mio reparto, hanno contratto il virus perché hanno visitato dei presunti negativi con una mascherina chirurgica e niente altro, poiché non era stata fornita loro altra protezione. Uno dei due era in pensione ed è rientrato per l’emergenza. Sono giustamente adirati. Ragioniamo sul fatto che si vedano persone in giro con mascherine molto più protettive di quelle che indosso io. Giornali sfornano articoli sull’aumento del prezzo delle mascherine dicendo che è immorale. Si è sempre fatto, a parte gli algoritmi di Amazon che hanno alzato alle stelle i prezzi dell’amuchina, è sempre stato che all’aumentare della richiesta, il prezzo è decollato.


Vedo tante persone in giro per strada. E vorrei far sentire loro il gorgogliare delle persone morenti, vorrei far loro vedere il volto sfigurato del paziente suicidato perché frustrato da uno scafandro. Vorrei chiudere loro la testa in 30 centimetri quadri, isolandoli dal mondo, affetti, percezioni, e dalla libertà di bere, mangiare in autonomia. Vorrei privarli della libertà di girarsi su un fianco per una notte, come capita ad i nostri pazienti.


Posso solo immaginare la frustrazione delle persone che stanno chiuse in casa. Chi non ha terrazzi, giardini, o magari hanno anche cari con patologie psichiatriche. Non vorrei essere in tutte le donne che hanno i mariti violenti in questo periodo. Si chiede loro di denunciare e di chiamare numeri di emergenza, ma è un gesto che non riescono a fare per motivi di ogni genere, anche quando ne avrebbero la possibilità. Ora si chiede loro di denunciare il cacciatore di frodo con il fucile puntato alla tempia? È leggermente assurdo.


Odio l’ipocrisia di chi applaude dalle finestre. Italiani e combattenti per non fare un cazzo? Si vedrà l’importanza del tricolore quando arriveranno le tasse da pagare e quando attorno al cestino non ci saranno cartacce e sigarette ad un centimetro dai posacenere. Boh vabbè è uno sfogo.


7 aprile

Il mio ciclo circadiano è ufficialmente andato a farsi fottere, non mi addormento prima delle 4 ogni notte. Il mio corpo non capisce quando deve dormire e quando lavorare.

Fortunatamente quando Ale è con me a casa e si fa tarda notte ridiamo come due cretini, ieri dopo la buonanotte ci siamo trovati a giocare a pallacanestro con una cartaccia sul portaombrelli. Ale tira dei calci da ninja a mezzaria alla cartaccia, e nella mia testa vedo il mio amico Leo che urla “ultimo tiro” ogni volta. Ci svegliamo tardi, pessime notizia, la mamma di Ale a Roma è stata ricoverata al sant’Eugenio per sospetto covid. Ale sta una merda... mangia sigarette dal nervosismo. Lo lascio a casa ed è nei miei pensieri. Vado a lavoro, c’è Anna, un fenomeno. Ex infermiera della rianimazione di non so dove. Una est europea con la r moscia che nel suo splendido italiano mal pronunciato inserisce un “Nè” super lombardo. È un fenomeno. Si presenta una bella nottata di merda, il reparto si sta trasformando sempre più in una terapia intensiva. Nel reparto ho 6 scafandri fissi e 2 che fanno il ciclo notturno. Un paziente ha scafandro, due drenaggi addominali, il catetere vescicale, quello arterioso, e quello centrale. Perché no, anche un periferico. È una centralina dell’Enel. Anna da buona elettricista, in due secondi riordina tutto.

I primari mi salutano con un “ciao carissimo, come va a Perugia?”. Mi hanno eletto infermiere più gentile ed efficiente di tutti. Ne sono felice. Gentile magari si, ma ho una macchina da guerra in turno, sull’efficiente ci credo poco. Ci sediamo alle 1 e si risponde ad un campanello per uno, lei piazza la testa sulla scrivania, da madre ad ogni rumore si alza, ma con una calma diligente. Un paziente mi chiede di fare moltissime cose per lui, per un attimo sono infastidito dalle tante richieste, è proprio vero che alle volte ci si deve sostituire ai pazienti. È fatica, ma questo è. Penso al perché di tutte queste richieste, perciò respiro e le esaudisco. Spero non si sia accorto dello scendere della maschera per un attimo. Mi dispiacerebbe. Torno a casa e Ale non ha notizie. Le lenzuola ancora non sono asciutte, dormo avvolto nella “cover del piumone” come la chiama Ale. Si asciugheranno nel pomeriggio e finalmente torno ad avere un letto, pure pulito.


8 aprile

Intervistano un’infermiera del PS di Bergamo e posso vedere tanto nei suoi occhi, mi scende una lacrima. Dice anche apprezza moltissimo il sostegno di tutti e che è bellissimo, ma non ci sta ad essere chiamata eroe. Mi sveglio alle 15:50, trofie pomodorini acciuga e gorgonzola per colazione. Al dente da morire ma bone.

Ho incontrato nel sogno Cecilia, una mia amica di famiglia, ci siamo salutati con un abbraccio, mi ha fatto proprio piacere vederla. Glielo scrivo e lei emozionata mi dice che ha fatto un sogno simile, ma finiva con lei che cercava qualcuno, chissà. L’avrò mica continuato... Figo. Ale se ne esce con: “da quanto è che non pranziamo?” oggi rispondo, “che si mangia tipo alle 13? Penso dal 26”. Il tampone della mamma di Ale è negativo, esulta come .... come può esultare un figlio per un goal del genere segnato dalla madre. La situazione si alleggerisce e passiamo il pomeriggio a sentire musica. Wiser Kigan passa la terza fase di un contest rap organizzato da Clementino, è in semifinale, ci sa fare davvero. Teniamo la cassa nel forno aperto così rimbomba e fa più casino. Sento Luce, una mia collega, compagna di Tirocinio in PS, è un piacere. Ale stende le sue di lenzuola: acchittiamo in camera mia uno stendino formato da 4 sedie, disposte come a fare da angoli di un campo da tennis e una rete chiusa di una branda a far appunto da rete.


Ceniamo in piedi e riflettiamo riguardo a quanto ci spaventasse il doversi adattare vivendo fuori casa, e di quanto non ci pesi ora cenare in piedi per esserci adattati. Ci mettiamo anche in ginocchio con degli asciugamani da ginocchiere per mangiare, sempre ascoltando musica a palla. Di notte mi piace fare attività fisica, alterno l’indice al pollice, dipende da come riprendo il telecomando dopo il lancio. Arrivo e mi fermo su un canale e c’è l’ennesimo film ambientato nel Medioevo. Scene fighe e cavalleria a volontà, però è n’americanata, c’è quello morto di Fast and Furious e Russel Craw uno dei due è molto giovane, uno ancora vivo. Pare siano archeologi e viaggiano nel tempo, finisce che Craw si innamora di Lady boh (strafiga) e rimane nel 1300 e un po’ e lascia na cosa scritta su una roccia agli amici che poi scaveranno in quel sito. Tipo “ciao belli me so divertito na cifra” nato nel 1971 morto nel 1300 e un po’ fico. Cambio canale e c’è sempre sto dannato Craw che sorpresa sorpresa... intrallazza con la bionda di Gray’s Anatomy, anche lei na cessa da niente.


Finisce con loro a letto e una frase ad effetto e l’attacco della musica. “Oh Russel Craw se le scopa sempre tutte vaffanculo”. Dico sorridendo.


Mi trovo poi a vedere un film di un tipo che aveva perso il pene. Cioè si era personificato uscendo dalle sue braghe. Rapisce una dal suo amato, l’amato la rincorre. Il rapitore è il pene dell’amato, e fanno a schiaffi per lei. L’amato per vincere prende il viagra e il rapitore si irrigidisce, lo caricano in ambulanza e prima di partire svanisce per riapparire sotto forma di pene nelle mutande dell’amato che giustamente pomicia la fidanzata e partono per chissà cosa andare a fare. Giuro che non era un porno. Ma che trama demmerda.


Sarà che ho visto gli ultimi 15 minuti, ma gli americani riescono a fare delle stronzate grandi più di quanto credano sia grande la loro democrazia. Airport security Spagna, non si può vedere. Il buio e la solitudine in casa non lasciano spazio alla tranquillità. Tanto bene ho riletto la descrizione del terzo giorno di lavoro a Marta per telefono nel pomeriggio. Errore da non ripetere. So le 4 cazzo di mattina anche oggi, il mio corpo vuole dormire, o dovrebbe dormire, non so neanche questo. Mi faccio una camomilla e sono in piedi a scrivere sta roba perché le sedie stanno ancora facendo da stendino alle lenzuola di Ale. Mi fa male la testa. Mi siedo e torno a letto, a scrivere.


Una sola cosa mi farebbe stare più tranquillo e allo stesso tempo mi turberebbe da morire. Vorrei proprio dire con tono e modo tagliente un mio pensiero senza ferire, urlarlo ma a bassa voce. Espormi per potermi chiudere meglio senza tenere la coda nella porta. Rovinare una cosa così pura e bella per cosa? Ma non si può, cazzo, perché poi le cose taglienti lasciano il segno. E chi è scoagulato poi perde sangue e gli va fatta una trasfusione, sennò crepa.

Anche se poi sono proprio loro a portare la lama sotto al basco. La fragilità, le pippe e mannaggia a chi può tagliare e non essere tagliato. Tanto la carica già è stata posizionata. Poco alla volta esploderà, interrompendo il collegamento indebolito tuttora esistente. A proposito di ponti cadenti. Sarà ora di andare a letto. Sono le 4:44 (evvai) e la sveglia alle 6 suona. Se non infarto domani prende benissimo.


9 aprile

Sveglia e vado a lavoro, faccio mattina, giornata tranquilla. Vengo a sapere che degli infermieri hanno parlato male di me, il bello che non balla. Mortacci vostri. Sto male, non ci dormo su.


10 aprile


Mi sveglio con una carica di andare a lavorare e andare a mille: arrivo in ospedale in netto anticipo inizia il turno, somministro la terapia e nei tempi morti metto in ordine alfabetico, per principio attivo, i farmaci orali in un armadio e da somministrare in vena in un altro. Finalmente si capisce qualcosa! Sono felice. Sono contento di aver lavorato bene.


11 aprile


Sono stati trasferiti i primari e sono nel reparto a fianco, occupano due posti nei reparti più impegnativi solo perché dottori e perché i reparti nostri sono di fronte alla ri-animazione... il pensiero dei colleghi infermieri è questo.


La Nestlè ci ha regalato delle uova: alcuni della Perugina fondentissimo extra dark al 70% e altri della Galack. Non c’è bisogno che io precisi quale sia stata la mia scelta. Torno a casa felicissimo.


12 aprile


Faccio la notte, una paziente con il casco è critica da qualche giorno, ha una saturazione intorno ai 78 di media, in cpap (scafandro), obesa. Ragiono sul fatto con la collega della notte che, una nostra collega (quella che mi accolse piangente) ha la stessa età di quella paziente: 56 anni, ed è ipertesa. Perciò, come la paziente in questione, nel caso peggiorasse come sta facendo, non verrebbe intubata, non verrebbe fatto il “tutto per tutto” come si immagina e auspica. Ma a tutto questo c’è un motivo. Perché non c’è margine di miglioramento, e quindi non è possibile dare delle cure ad una persona fragile con scarso margine di miglioramento perché si rischierebbe di non poterla poi erogare ad una persona con maggiore speranza di guarigione. A volte si intuba anche per prevenire dei peggioramenti. Macabro? Orribile? Strano direi, fa impressione pensare che una persona con le caratteristiche della mia collega possa non avere queste tutele. Si, fa impressione, ma è una situazione con un’eccessiva affluenza. E si deve scegliere. A dei colleghi è capitato di togliere delle cpap e vedersi morire le persone davanti. È macabro. Si! Ma è allo stesso tempo umano, a patto che i pazienti vengano adeguatamente sedati per poter dar loro una morte soffrendo il meno possibile. E più che altro è una sospensione delle cure, perché la cpap prolungerebbe lui solo l’agonia. I casi sembrano migliorare ma la gente a Pasqua è andata in giro, sono degli stronzi perché allungano il periodo clausura in casa agli altri. Entro 15 giorni ci sarà un nuovo picco che palle.


13 aprile


La signora resiste alla notte. Al cambio un’infermiera mi regala due cubetti di lievito fresco, un sacchetto con la farina della pasta madre, e due buste di lievito secco. Felice come una pasqua io vado a casa, dormo.

Alessandro dopo aver fatto pomeriggio, oggi fa mattina. Arriva distrutto e dice di essere sazio. Non ha dormito un cazzo ed è stato a spizzicare per passare il tempo. Io vado a letto. Mi sveglio alle 14:30 al suo ritorno, incomincio a cucinare lo spezzatino di cinghiale e impasto la torta al pesto. Magnamo da dio e morimo sul divano. Incominciamo a vedere Narcos.


14 aprile


Ci svegliamo. È arrivato, funziona. Vado all’ortofrutta del siciliano a 50 metri da casa mia, e prendo due grosse arance a 2 euro. Per pranzo avanzi di spezzatino (perché dopo 300 grammi di orecchiette al sugo di cinghiale, torta al testo e 1,5 kg di spezzatino di cinghiale) un po’ di spezzatino era avanzato. Allora insalatone con iceberg , valeriana, arancia, zucchina a striscette tagliata con il pelapatate, macerati con un filo di aceto e poi messi dentro, olio sale pepe. Na boooooomba! Mi tratto benissimo. Arriva il proprietario, ci porta delle lampadine del tavolino che si sono fulminate: “vi vedo stanchini” eh, finiamo a parlare di turni e del cambio di ore di sonno e alterazioni varie del ciclo circadiano e ci saluta dicendo “eh lo so è una missione”.


Ciao, ma missione un cazzo, è un lavoro, lo faccio per uno stipendio. E niente mo collasso e domani faccio mattina. In settimana la dirigente mi deve far sapere se mi prolunga il contratto che giorni fa sono andato a chiederle il raddoppio. Vedremo. Pasqua a casa tutt’apposto, Sanoussy l’ha passata dai miei e Teta. Seba ha imparato a fare la pastiera, quindi verrà sfruttato, se io sono mamma lui è nonna. Ormai è la nonna suprema, senza dubbiamente. Il Leo si allena in giardino ed è un master dunker. Il suo verso più bello è: “lo step back è nato nel Bronx per schivare la pallottola mentre tiri la tripla.” se si fosse potuto ascoltare, si sarebbe risposto: “non dovevi sputtanarti per le strade”. Beh amico. Sei un artista.


E niente, chiacchiero con gli amici e familiari, loro mi stimano e sono orgogliosi, prende bene. Ma senza motivo. Racconto loro certe cose con normalità, e loro lo percepiscono come un altro mondo, ci sta. Ho urlato. E la lama sotto il basco a quanto pare era spuntata, non è tutto perso, lo scambio è stato più lucido del previsto. Ancora un po’ mi sta sul cazzo ma è recuperabile. Bona così.


Mo collasso che domani faccio mattina.


Il 20 giugno A termina il suo contratto presso l’ospedale di V. Il 22 giugno comincia una nuova esperienza lavorativa in Toscana, fino a settembre. Attualmente sta avviando le pratiche burocratiche per andare a lavorare in un ospedale del Regno Unito.



FINE


Diario di un giovane infermiere.