PADRONI DEL MONDO E DANNATI DELLA TERRA

E' di qualche giorno fa la notizia riguardante una lettera-appello scritta da Muhammad Yunus, e firmata da centouno personalità del mondo della politica e dello spettacolo, con l'obiettivo di far sì che i vaccini contro il Covid-19 che verranno prodotti nei prossimi mesi siano “un bene comune universale esente da qualsiasi brevetto e proprietà”.

Tralasciando i dubbi che chi scrive nutre riguardo alcuni dei firmatari, l'intento dell'appello è chiaro e dichiarato: far sì che i futuri vaccini, sviluppati anche da privati, vengano distribuiti gratuitamente a tutta la popolazione mondiale, senza discriminazioni legate a fattori economici, e quindi geografici, fra le diverse nazioni.

Il rischio più che concreto è che si operi una discriminazione, l'ennesima, fra nazioni occidentali e benestanti, con significative differenze anche all'interno di queste, e resto del mondo, con l'eccezione di quei Paesi come la Cina che, pur non essendo occidentali, forti della loro potenza economica sono entrati di fatto a far parte del club più esclusivo che esista, dove l'aggettivo “esclusivo” va letto in tutta la sua negatività. Che un bene di prima necessità come un vaccino contro un virus responsabile di una pandemia globale rischi concretamente di non essere oggetto di una diffusione globale, bensì un privilegio di pochi, deve indignare, ma non stupire, questo è infatti solo l'ultimo frutto dell'ottica “Occidente-centrica” oggi, come in passato, dominante.

Non servono ricerche particolarmente approfondite per rendersi conto di come a livello mondiale le ragioni dell'Occidente (e con questa formula mi riferisco alle ragioni delle classi dominanti occidentali composte nel corso della storia da uomini bianchi ed eterosessuali) abbiano sempre occupato un ruolo prepotentemente ed ingiustamente centrale, scalzando con violenza le ragioni, le storie e le rivendicazioni di chi occidentale non era. I diritti delle popolazioni non europee sono stati, nel corso della storia, sistematicamente calpestati e ignorati in nome degli interessi occidentali, interi popoli sono stati sterminati con genocidi più o meno programmati e hanno visto le loro terre usurpate e violentate secondo la logica criminale che sottostà a colonialismo e neocolonialismo.

Gli abitanti del pianeta sono stati divisi, e non solo nei fatti, in “persone” e “non persone”, per riprendere una formula coniata da Orwell: da una parte noi occidentali, bianchi, privilegiati e protagonisti di una storia che ci appartiene e di cui siamo artefici, dall'altra tutti gli altri abitanti del pianeta, esseri umani “di serie b”, schiacciati e annientati dall'imperialismo europeo e americano, senza una storia degna di essere conosciuta e senza una voce propria con cui denunciare i soprusi subiti.

Come in un romanzo d'avventura, da una parte il protagonista e dall'altra i personaggi secondari, buoni o cattivi a seconda del loro grado di accondiscendenza nei confronti del personaggio principale.

Ad essere sconvolgente poi, oltre ai soprusi perpetrati, è l'apparato di propaganda che lavora e ha lavorato incessantemente per diffondere un'immagine quanto più possibile rassicurante, positiva e civilizzatrice (aggettivo che conosciamo bene questo perché spesso affiancato anche alle criminali guerre coloniali italiane) delle imprese occidentali nel mondo, edulcorando o cancellando completamente alcune fra le azioni più criminali e disumane che siano state compiute sulla faccia della Terra. Tutto in nome degli interessi occidentali, ovvero degli interessi dei padroni del mondo che controllando l'Occidente godono anche, secondo un meccanismo perverso, di poteri illimitati sul resto del pianeta e sulle persone che lo abitano.

Gli esempi che si potrebbero citare al riguardo sono molteplici, ma penso che basti riportare quanto detto dal giornalista Andre Vltchek all'inizio di un suo libro intervista con Noam Chomsky, dove scrive: “Dalla fine della seconda guerra mondiale il colonialismo e il neocolonialismo occidentali hanno provocato la morte di 50-55 milioni di persone. In un arco di tempo relativamente breve, si è registrato il maggior numero di stragi della storia; molte di esse sono state perpetrate in nome di nobili ideali come la libertà e la democrazia. Un pugno di nazioni europee o governate da uomini di origini europee fa gli interessi dell'Occidente - gli interessi della gente “che conta” - a danno della stragrande maggioranza del genere umano. La morte di milioni di persone è ormai considerata un fatto inevitabile e persino giustificabile. Tutto questo mentre l'opinione pubblica occidentale è sottoposta ad una preoccupante disinformazione.”

Questa è la perfetta fotografia di quello che intendo quando scrivo di un'ottica Occidente-centrica che domina il pianeta.

Equilibri internazionali completamente sbilanciati a favore di pochi in una visione del mondo, in alcuni casi talmente pervasiva e subdola da aver conquistato anche i molti schiacciati, dove questi pochi, forti di una narrazione globale interessata e di immensi capitali, hanno tutto il diritto di opprimere intere popolazioni. Un sistema basato sulla violenza che sopravvive grazie alla disinformazione, a volte volontaria ma spesso involontaria, delle persone che lo abitano, talmente calate all'interno di una certa narrazione da faticare a riconoscere l'ingiustizia anche quando palese. Questa visione del mondo, sia chiaro, porta con se tutta una serie di discriminazioni a danno degli individui che, solo per essere elencate, necessiterebbero di almeno un altro articolo. Ad essere tagliati fuori non sono solo le “non persone” non occidentali, discriminate anche una volta che sono approdate all'interno di contesti e società chiaramente occidentali, ma anche tutta una serie di esseri umani che pur essendo europei o americani per nascita, e quindi da un certo punto di vista privilegiati, sono emarginati con motivazioni riguardanti il genere, la classe sociale d'appartenenza, l'orientamento sessuale o le differenti capacità a livello fisico.

Razzismo, eteropatriarcato, classismo capitalista e abilismo sono solo alcune delle colonne che sorreggono questa visione del mondo che vuole noi occidentali dominatori e gli altri schiavi, noi esseri attivi e gli altri esseri passivi, noi figli di una stirpe eletta e gli altri, per citare Frantz Fanon, “dannati della Terra”.

Come lottare allora contro tutto ciò? Come organizzarsi affinché tramite un'azione collettiva si possa abbattere questo sistema? Come fare perchè il 99% si riprenda la propria libertà da quell'1% che gliel'ha sottratta?

Un buon primo passo potrebbe essere capire una volta per tutte che la lotta o sarà intersezionale o non potrà essere. O le individualità oppresse si riconoscono a vicenda come tali e sviluppano una strategia comune per l'unico obiettivo, oppure nessuna battaglia singolare sarà in grado di abbattere questo sistema. Non una di meno e decine di altri soggetti politici hanno ormai già preso coscienza dell'importanza di una lotta intersezionale, ma occorre che questa base comune sia il più possibile condivisa da tutte le realtà in lotta, affinché lo sforzo di nessuno sia vano.

Contro un sistema che opprime tante e tanti o ci si riprende tutto o non ci si riprende niente.

A dover essere eradicata è la logica dello sfruttamento e della discriminazione in tutta la sua interezza, se non sarà così sarà impossibile eliminarla realmente, anche per una sola delle “categorie” sopra citate.

Serve poi anche un lavoro teorico importante affinché i pensieri che storicamente si oppongono all'attuale sistema siano decolonizzati, marxismo su tutti.

Un ottimo esempio in tal senso è rappresentato dal volume “Marx nei margini” curato da Miguel Mellino e Andrea Ruben Pomella per Alegre.

Obiettivo del testo, che raccoglie saggi frutto di un ciclo di seminari svoltosi all'Università di Napoli L'Orientale, è di “relativizzare il pensiero del filosofo del Capitale, liberandolo dalle pieghe eurocentriche, coloniali e anche patriarcali in cui è stato confinato da ciò che noi [gli autori] ci proponiamo di chiamare marxismo occidentale e bianco”.

Operazioni intellettuali del genere sono ora più che mai necessarie: il tempo a nostra disposizione è limitato, la questione ambientale (profondamente legata al sistema attuale e che meriterebbe anch'essa un approfondimento a parte) ce lo ricorda continuamente, e liberare il pensiero in vista della lotta può essere una mossa decisiva.

Lo scenario tratteggiato in questo breve, e quindi necessariamente incompleto, articolo non è sicuramente dei più rassicuranti, le ingiustizie da raddrizzare sono tante, il sistema da abbattere è agguerrito e il tempo a disposizione è poco, ma non esistono alternative perché non esiste battaglia oggi che sia più giusto combattere.

Facciamo parte delle ultime generazioni in grado di salvare il pianeta e l'umanità che lo abita, per noi cambiare il sistema non può essere un'opzione, ma solo un'esigenza e un dovere, forse non saremo vincitrici e vincitori, ma che importa se si ha combattuto per una giusta causa?

Quindi sursum corda e buona lotta a tutte e tutti.


Di Elia Legnani