PIERO GOBETTI (1901-1926): UN GIOVANE LIBERALE CONTRO IL FASCISMO

Il percorso biografico di Piero Gobetti è un'esperienza tragica e straordinaria. Tragica per la sua brevità, straordinaria per il suo carattere unico e irripetibile. Questi aspetti particolari della sua vita hanno portato Norberto Bobbio a definirla come una prodigiosa giovinezza.


Le origini e la formazione


Piero Gobetti nasce a Torino il 19 Giugno 1901 da Giuseppe Giovanni Battista, nato in un paese vicino a Chieri nel 1874 e da Angela Luigia Canuto, nata a Torino nel 1879. Torino in quegli anni stava diventando un polo industriale e inizia attrarre molte persone dalla campagna. In questa città in continua trasformazione i genitori di Piero alla fine dell’Ottocento gestirono prima un negozio di alimentari vicino al Po e poi una drogheria in via XX settembre.


In uno dei rari suoi scritti autobiografici poi raccolti da Franco Antonicelli nel libro L’editore ideale Gobetti descrive con queste parole la propria educazione: “sommaria” e “lasciata a se stesso”. Altre notizie sull’infanzia sono quelle raccontate Andrea Viglongo che era il figlio del bidello della scuola elementare Pacchiotti frequentata da Piero e lo descrive come un bambino molto a modo, disciplinato e attento alle forme. Durante le scuole elementari Gobetti scrive già nel giornale scolastico Adolescenza.


Gli studi classici e la formazione universitaria


Successivamente compie gli studi classici al ginnasio Balbo e al liceo Gioberti dove ha docenti di livello come Balbino Giuliano, Luigi Galante e Umberto Cosmo e in questo periodo di formazione le sue letture preferite sono Francesco De Santics e Benedetto Croce e periodici La Voce di Prezzolini e L’Unità di Salvemini.


Nel 1918 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo torinese dove ha modo di recepire gli insegnamenti di Gaetano Mosca, Luigi Einaudi, Francesco Ruffini che influenzeranno il giovane Gobetti e Gioele Solari con cui si laureerà nel giugno 1922 con una tesi su La filosofia politica di Vittorio Alfieri.


Gobetti organizzatore di cultura


In pochi anni dal 1918 al 1925 fonda e dirige tre riviste: “Energie nove “( 1918-1920); “!La rivoluzione liberale”(1922—1925) e “Il Baretti” la cui pubblicazione inizia nel 1924 e prosegue anche dopo la sua morte grazie all’impegno della moglie Ada Gobetti e degli amici. Inoltre nel 1923 dà vita ad una casa editrice che in due anni pubblica più di cento libri. Contemporaneamente collabora con numerose riviste come ad esempio L’Unità di Salvemini che arriva proporgli la direzione del giornale e come critico teatrale nel giornale “L’Ordine Nuovo”.


Energie nove (1918-1920)


La prima rivista “Energie nove” venne fondata da Piero appena licenziato dal Liceo Gioberti ed era una rivista di giovani. La rivista per i temi affrontati era molto simile a “L’Unità” del suo maestro Salvemini e la maggior parte degli articoli vennero scritti da Gobetti. I principali collaboratori della rivista furono Ada Prospero che poi divenne sua moglie, Mario Levi, Giuseppe Manfredini, Santino Caramella, Mario Fubini, Natalino Sapegno e Giuseppe Stolfi.


Nel primo numero compaiono due articoli di Gobetti, uno in favore della costituzione di uno Stato ebraico e il secondo sulla scia di Salvemini a favore della costituzione dello Stato jugoslavo. Altri temi approfonditi nella prima rivista diretta da Gobetti sono il sostegno alla legge elettorale proporzionale e il tema della Rivoluzione Russa . Un ruolo importante in questa prima rivista fu quello di Balbino Giuliano che pubblicò nel primo numero un articolo manifesto intitolato Rinnovamento.


Il 1920 un anno di svolta


Il 1920 nel breve percorso biografico di Gobetti rappresenta un anno svolta. L’evento che ha un’importanza decisiva nella biografia intellettuale di Piero avviene tra l’autunno del 1919 e l’estate del 1920 periodo in cui si sviluppa il movimento dei Consigli di fabbrica che avevano portato le vecchie commissioni interne sindacali in organi di autogoverno operaio.


Il giovane intellettuale torinese segue con entusiasmo questi avvenimenti e li legge attraverso le sue categorie ispirate a una religiosità laica e idealistica. Gobetti definisce questi movimenti come la battaglia laica dell'ideale del secolo.


La seconda rivista di Gobetti «La Rivoluzione Liberale»


Dopo la sospensione della sua prima rivista Energie nove nel 1920, nel 1921 aveva già iniziato a progettare la nuova rivista: il 13 gennaio 1921 organizzò una conferenza su Bertini alla Società di cultura intitolata La rivoluzione liberale e il 17 gennaio scrisse all’amico Santino Caramella di voler fare una rivista con questo titolo.


Il primo numero uscì il 12 febbraio 1922 e la rivista era di grande formato, ma di sole quattro pagine ed era composta da articoli molto lunghi, quasi dei saggi. Gobetti scriveva importanti postille agli articoli dei collaboratori, trafiletti su i libri letti e sui personaggi politici.


Per far uscire la rivista sottoscrissero personaggi come Giovanni Ansaldo caporedattore del “Lavoro” di Genova, Ernesto Codignola , Giuseppe Prezzolini, Franco Antonicelli e Manlio Brosio. La tiratura iniziale fu di 2000 copie per poi salire nel 1924 a 4000 copie.


Gobetti e l’analisi sul fascismo


Gobetti fin dall’inizio si oppose al fascismo e riuscì a coglierne subito il suo aspetto non democratico in un articolo pubblicato il 9 novembre 1922 intitolato La tirannide. Il 23 novembre pubblicò l’articolo Elogio alla ghigliottina in cui rispondeva ai liberale, popolari e democratici che sostenevano il primo governo Mussolini.


In questo articolo si trova il concetto di fascismo come “autobiografia della nazione” cioè come rivelazione dei problemi politici dell’Italia come la retorica, “un popolo di dannuziani”, il trasformismo e la scarsa abitudine all’esercizio della libertà. Il fascismo viene visto dall’intellettuale torinese come un fenomeno di immaturità e arretratezza dovuto alle “debolezze provinciali del capitalismo italiano.


L’opposizione al fascismo


Nel 1923 iniziarono gli arresti e le persecuzioni contro “La Rivoluzione Liberale” e il suo giovane direttore. Contro Gobetti intervenne direttamente Mussolini con diversi telegrammi al prefetto di Torino, Enrico Palmieri. Il primo di questi telegrammi è del 6 febbraio 1923 in cui Mussolini dà l’ordine perquisire la redazione della rivista di Gobetti che in quell’occasione viene anche arrestato per 5 giorni.


Le critiche di Gobetti contro il fascismo si intensificarono in occasione delle elezioni del 6 aprile 1924 che si svolsero con la legge Acerbo, Gobetti espresse diverse perplessità sulla creazione di un blocco tra tutti i partiti dell’opposizione. A maggio Piero con Ada fece un breve viaggio a Parigi e in Sicilia e suoi movimenti furono controllati dalla polizia. Mussolini scrisse di suo pugno un dispaccio al prefetto di Torino in cui dava l’ordine di “rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore del governo e del fascismo”. Dopo l’assassinio di Matteotti, Gobetti scrisse un profilo del segretario del PSU in cui l’intellettuale torinese era descritto con tratti tipicamente gobettiani e come simbolo dell’opposizione al fascismo.


L’esilio e la morte a Parigi


Il 5 settembre 1924 Gobetti venne aggredito e duramente percosso, e la crisi del fascismo dopo l’uccisione di Matteotti venne risolta nei primi mesi del 1925. Nei mesi successivi continuarono gli arresti e le aggressioni agli oppositori del fascismo. La rivista diretta da Gobetti venne soppressa dopo la seconda diffida, l’11 novembre, l’ultimo numero venne pubblicato l’8 novembre.


Dopo questi fatti nei primi giorni del 1926 maturò la decisione di trasferirsi Parigi per poter continuare la sua attività di editore. Gobetti partì il 3 febbraio lasciando a Torino la moglie Ada e il figlio appena nato Paolo, avrebbero dovuto raggiungere Piero a Parigi dopo qualche mese.


Le condizioni salute peggiorarono il 13 febbraio, ma a poco servirono le cure in una clinica a Parigi e morì la notte del 15 febbraio. Nel suo diario la moglie Ada annota il 16 febbraio: “ Non è possibile. Non deve essere possibile”.



di Francesco Sunil Sbalchiero