QANON: QUANDO LE TEORIE DEL COMPLOTTO FINISCONO NELLE MENTI SBAGLIATE

Sicuramente nella storia dell’umanità i complotti sono esistiti e, per il momento, continueranno ad esistere. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti d’America ha segretamente spiato molti utenti di internet. La Volkswagen ha complottato qualche anno fa per falsificare le emissioni dei motori durante i collaudi. L’industria del tabacco ha ingannato i consumatori e l’opinione pubblica riguardo gli effetti del fumo sulla salute. Per riuscire a smascherare questi complotti le persone si sono servite di documenti interni alle industrie, indagini dei governi ed informazioni trapelate. In estrema sintesi, esiste una sostanziale differenza tra una “teoria del complotto” ed un complotto vero e proprio. Tale differenza sta nelle informazioni o nelle fondamenta logiche sulle quali si ergono tali teorie.


Certamente una delle teorie del complotto più conosciute degli ultimi tempi è quella di QAnon. Nativa dell’estrema destra statunitense, la teoria è stata più volte smentita e definita priva di fondamento. La sua origine è strettamente legata al sito web “4chan”, dove un utente anonimo firmato come “Q” avrebbe divulgato delle informazioni inerenti ad operazioni segrete americane. Questo al fine di sconfiggere un fantomatico “Deep State” che, a detta dei complottisti, sarebbe il vertice del “nuovo ordine mondiale”, corrotto e colluso con reti di pedofila internazionale, pratiche ebraiche e cabale occulte. Secondo questa teoria, l’ipotetico Deep State avrebbe agito contro Donald Trump, ovvero colui che si sarebbe proposto di scardinare questo fantomatico nuovo ordine.


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Nell’agosto 2020, durante una conferenza stampa, sono state poste domande riguardanti il movimento QAnon all’ex Presidente. "Non so molto del movimento, a parte il fatto di capire che gli piaccio molto. Cosa che apprezzo. Ma non so molto del movimento", ha risposto l’ex Presidente

statunitense. Secondo delle analisi condotte da Media Matters, Trump avrebbe amplificato la messaggistica su QAnon ritwittando almeno 265 volte menzionando 152 account Twitter affiliati a QAnon.


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Una particolare sfaccettatura inerente a questa teoria complottista riguarda il nostro Paese. A seguito delle elezioni statunitensi del 2020, sono insorte numerose teorie della cospirazione, una delle più rilevanti è chiamata “Italygate”. Affilata a QAnon, questa teoria pro-Trump si basa sulla convinzione che siano state utilizzate tecnologie militari per passare i voti da Donald Trump a Joe Biden tramite l’ambasciata statunitense a Roma.


L’ex Presidente, secondo le ricostruzioni del Washington Post, sarebbe venuto a conoscenza di questa ipotetica cospirazione nel seguente modo: l’ex deputato ultraconservatore della North Carolina Mark Meadows avrebbe girato un email a Jeffrey Rosen, all’epoca procuratore generale del Dipartimento di Giustizia, contenente una misteriosa lettera. Quest’ultima, secondo i complottisti, avrebbe descritto il malefico piano per far perdere le elezioni a Donald Trump. La lettera è stata scritta su una carta intestata alla società USAerospace Partners, appartenente a Michele Roosevelte Edwards. Successivamente l’Institute for Good Governance, società guidata sempre da Edwards, ha dato alle stampe un comunicato a sostegno della tesi Italygate.


Sempre secondo le ricostruzioni del Washington Post, il team di Trump avrebbe indagato su una possibile collaborazione tra un funzionario dell’ambasciata di Roma e una non identificata società del settore della Difesa. Successivamente, Bradley Johnson (fondatore dell’Americans for Intelligence Reform) rilasciò un’intervista in cui dichiarò di aver scoperto l’azienda colpevole di aver manipolato le elezioni, ovvero la Leonardo S.p.A.


Il dipendente dell’azienda accusato dai complottisti è l’hacker Arturo D’Elia, arrestato nel luglio 2020 per crimini di pirateria informatica. Recentemente (novembre 2021) si è scoperto che il detenuto è stato interrogato da due figure sconosciute, si presume siano “cittadini americani”. Ad accompagnare nella visita penitenziaria queste due figure ignote, ci sarebbe stata la deputata No Vax Sara Cunial e l’avvocato milanese Nino Filippo Moriggia (già al fianco dell’onorevole Cunial per le mobilitazioni contro i vaccini). Stando alla versione del detenuto, ribadita anche dal suo avvocato, Arturo D’Elia sarebbe stato sottoposto ad un peculiare interrogatorio da parte dei due accompagnatori stranieri. I due “cittadini americani” avrebbero posto al detenuto domande inerenti alle sue responsabilità, come le accuse di spionaggio e di pirateria informatica, per poi introdurre

l’argomento delle elezioni statunitensi, terrorizzando il detenuto che avrebbe chiesto l’intervento della polizia penitenziaria.


Non è ancora chiaro cosa abbia spinto la deputata Sara Cunial a permettere l’interrogatorio di Arturo D’Elia. Ovviamente, è normale e legittimo che un parlamentare faccia visite a sorpresa all’interno di un carcere, ma non è ovvio il ruolo della deputata all’interno di questa strana vicenda dove potrebbero comparire, seppur alleate, nazioni straniere.




*di Francesco Visconti