"SEI STUPENDA, SEMBRI PROPRIO UNA BAMBOLA!"

Storia di un ideale di bellezza costruito per imitazione


1969, la navicella spaziale Apollo 11 atterrava sulla luna, Neil Amstrong e Buzz Aldrin calpestavano per la prima volta il suolo lunare. Contemporaneamente lo psicologo Albert Bandura, nel suo studio in Canada, analizzava le teorie dei suoi colleghi Miller e Dollard (1941) sull’apprendimento osservativo e per imitazione, definendolo uno tra le più importanti vie di sviluppo per gli infanti. Questo tipo di sviluppo, infatti, non ha bisogno di rinforzi costanti ma si basa unicamente sul principio di somiglianza verso la persona o l’oggetto che svolge la funzione di modello. Circa negli stessi anni, ma in una posizione geografica opposta, la psicologa e psicoterapeuta Anna Oliveiro Ferraris affermava che nel piacere del “far finta di...” il bambino assume un ruolo che gli consente di entrare nel mondo degli adulti scegliendo tra le varie proposte che gli attori sociali che lo circondano gli forniscono quotidianamente. Era il 1969 e mentre questi grandi studiosi parlavano dell’importanza che assume il gioco per imitazione in infanzia, la casa produttrice Mattel, già da tredici anni, distribuiva nelle mani delle bambine la loro punta di diamante: Barbie. Barbie, si dichiara nel momento della sua uscita "a new kind of doll from a real life". Le bambine, pettinandole i biondi capelli in nylon, vivevano e vivono il sogno ad occhi aperti di poter un giorno, diventare come lei. La bellezza di cui la bambola si fa portatrice ha le proprie radici nell’ideale nazionalsocialista della donna bianca, bionda e in salute. Questa suggestione viene subito dopo amplificata dall’arrivo sul mercato delle ammiccanti Pin-up americane, che donano a Barbie quel tocco di sensualità necessario per procurarsi l’amore eterno. Nonostante i tentativi di trasformazione di Barbie per renderla etnicamente più inclusiva, e nonostante le varie collection pensate per promuovere l’empowerment femminile (come Barbie Ispiring Women Collection), la bambola rimane icona hollywoodiana, stella lontana nelle notti infanti. Dobbiamo dunque convenire che, più che obbiettivo da raggiungere, Barbie si presenta come desiderio irraggiungibile. Le sue forme, rapportate a dimensioni reali sarebbero possibili solo per un corpo non in vita o comunque con gravi problemi anatomici ed alimentari (in quanto sarebbe alta più di due metri con un peso inferiore a 50 kg). Tuttavia, la maestra di vita in plastica, insegna al mondo come definire l’essenza femminile. La donna deve essere bella, casalinga e consumatrice, portatrice sana di quei valori che si pongono alle basi del vorace e arrogante occidente. Pare che l’unica alternativa a questo caotico destino femminile fatto di lavatrici e pannolini sia diventare una donna di successo. D’altronde se si decide di rinunciare alle certezze, bisogna che ne valga la pena! Negli ultimi anni, l’aspirazione di fanciulle e fanciulli di somigliare ai loro beniamini Barbie & Ken, ha riempito le sale e le tasche dei chirurghi plastici arrivando ad essere definita da alcune testate giornalistiche come una vera e propria sindrome. La riflessione e la ricerca di un ideale estetico è stata la missione di vita di molti artisti. Impossibile non citare, a questo proposito l’artista francese Mireille Suzanne Fracette Porte nota come Orlan. Labody performer si sottopose a numerosi interventi di chirurgia plastica ricercando sul suo volto quelle sfumature pittoresche che tanto l’hanno affascinata durante i suoi studi e che da Raffaello a Michelangelo hanno affascinato il mondo intero.


Reading after the operation, 7th Surgery-Performance Titled Omnipresence, New York, 1993. Cibrachrome in Diasec mount, 65 x 43 cm . Fonte: http://www.orlan.eu/works/photo-2/


Potremmo definire l’artista Italiana Vanessa Beecroft come l’antitesi artistica della performer francese. La Beecroft è specializzata nella creazione di tableau vivent, tecnica francese che prevede la creazione di una scena ai fini di ottenere un quadro vivente. L’artista racconta nella sua opera gli effetti della “non cultura” mediatica sul corpo femminile. Guardando le sue opere, si ha la sensazione che la reale motivazione che la spinge ad agire è un sotteso desiderio di smuovere le coscienze, denunciare gli effetti indesiderati di questo tipo di culto bellezza, facendolo apparire tossico.


VB53.167.VB,Italia, 2004. Fonte:http://www.artnet.com/artists/vanessa-beecroft/vb53167vb-2004-Ms5TT5OxKblY1WQt9PJPog2


L’idea di bellezza è del tutto soggettiva e non è certo nostro desiderio definire ciò che è bene o ciò che è male nella ricerca della proprio e altrui bellezza. Quello che va biasimato e combattuto è tutto lo schema di valori sociali nascosti dietro il sorriso pieno di congetture che alberga sul viso delle bambole e sulle pubblicità che lo accompagnano. La vera sindrome, se possiamo identificarne una, sta nell’uso inopportuno di frasi come la comunissima “sei stupenda, sembri proprio una bambola!” o come il pungente catcalling “Ciao bambola, come stai?”. La bellezza della donna sembra correlata alla sua vicinanza a quelle forme, a quel modo di atteggiarsi, all’arte del make up, a quella capacità di “stare al proprio posto” che identifichiamo con “essere una bambola”. Dare nelle mani delle bambine giocattoli come le Barbie, potrebbe essere dunque dannoso se non si presta attenzione all’uso che ne viene fatto. Il gioco per imitazione, come abbiamo visto, è uno dei percorsi più semplici di apprendimento e una bambola potrebbe essere uno strumento dannoso se lo si propone come modello da seguire ma utile per educare tutti, bambine e bambini, alla bellezza di prendersi cura di se stessi e degli altri. Pensiamo di nascere libere e liberi ma non ci rendiamo conto che, in alcuni casi, la privazione della nostra libertà di scegliere chi Essere termina quasi immediatamente ed è spesso nascosta in un pacco regalo con un fiocco rosa!


di Letizia Goldone


Fonti:

- La donna perfetta. Storia di Barbie; Nicoletta Bazzano, Editori Laterza, 2014, Bari.


- Psicologia dello sviluppo, III Edizione ; John W. Santrock (versione italia a cura di Dolores Rollo), Mc Graw Hill Education, 2017.


-http://www.artnet.com/artists/vanessa-beecroft/


- http://www.orlan.eu/5392-2

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