SMELLS LIKE (GREEN) CONTENT: THE BOOKS

Adopero «Balance.

Repetition.

Proposition.

Mirrors»

cocci di bottiglia,

parti del tutto

per parlarvi al tempo stesso dei The Books e del loro modus operandi.


I The Books sono un duo statunitense composto da Nick Zammuto (chitarra e voce), Paul de Jong (violoncello) e tanti ma tanti frammenti di discorsi, urla, versi, suoni e rumori da fonti irriconoscibili. Questa la loro peculiarità: l'utilizzo di campionamenti audio sconosciuti che, estratti dal proprio contesto originario, diventano materiale puramente sonoro (ri-)utilizzato in contesti da essi creati, sconvolgendone l’uso, risemantizzandolo, facendone musica.

Non mi sarei stupita se le urla disperate rivolte al mio cane che perdo di vista in montagna, fosse finito come traccia in una delle loro canzoni. L’uso del tempo passato è dovuto al fatto che -purtroppo- la loro attività musicale (iniziata nel 2000) si è conclusa nel 2012 (per altre informazioni ‘tecniche’ rimando cordialmente a Wikipedia). Tuttavia i loro pezzi sono -a ben intendere dal positivo giudizio della critica e a parer mio- dei ‘sempre verdi’ per un duplice motivo: il primo è che i The Books sono tremendamente innovativi, dunque inclassificabili e, mi verrebbe da dire, ineguagliati; il secondo è che le loro sono vere e proprie pratiche di riciclo -sì, riciclo- di materiale audio che, esaurito il suo valore d’uso, verrebbe scartato, o per lo meno non incluso in ambiti diversi dal proprio. È o non è questo riciclare?

Riciclare come dare vesti nuove a frammenti di un tutto consumisticamente consumato: dinamica che in musica trovo nei The Books.

Mi viene dunque da definirlo un gruppo 'verde', che gioca coi frammenti, con cocci di bottiglia che raccolti e riutilizzati possono dar vita a cose inimmaginabili. Rimanendo su questo oggetto, se è usuale parlare di message in a bottle, raro è trovare chi -rotta la bottiglia- trovi il modo per consegnarci quello che è il "message in a piece of bottle": il potenziale. Il potenziale di campioni dei più vari ambiti sprigionato in musica.


«Most of all, the world is a place where parts of wholes are described».

La 'poetica' dei The Books è contenuta tutta qui, in Smells Like Content -traccia dell'album Lost and Safe (2005)-. L’insazietà, la fretta di voler vedere sempre il tutto intero e finito che una volta raggiunto, posseduto, sfruttato, è -appunto- tutto finito. E ancora, la divisione netta ma inscindibile che poniamo tra significato e significante, oggetto e funzione, concetto e termine. In brani come Millions of Millions, Of the Word God o Meditation Outtakes c’è essenzialmente una parola per ognuna di esse a ripetersi in loop per tutta la canzone (rispettivamente million, God e meditation), eppure dalle inflessioni delle voci che le pronunciano è come se si recepisse tutto il discorso che immaginiamo quei personaggi facciano attorno a quelle parole. Ascoltare per credere.

Se è vero che l’abito non fa il monaco, più tuniche posson fare una coperta, una tenda, e pezzi di tunica posson fare una pezza, una gonna, una pezza per una gonna. Insomma, il senso è che gli involucri non sono meri contenitori di messaggi, se inseriti in altri contesti contribuiscono essi stessi a formare nuovi messaggi, sono essi stessi messaggi.

È in questo modo che l’uso di voci, versi, suoni e rumori distinti, diventano molto più che parti di un processo di riciclo e tornano un intero le cui parti -però- assumono un doppio valore: come suono e quindi parte di un tutto, e come messaggio da estratto di un tutto ignoto.

I The Books riciclano, consegnano più vite per qualcosa che smells like (green) content.



- Giulia Damiano