SUM UNA BESTIA

Per Cartesio era Cogito ergo sum, ma se cogito così meglio che non sum.

Si voglia utilizzare un io indistinto in riferimento alla definizione di ​bestia​, in modo da chiamare in causa tutti e tutte, o tutte e tutti o tutt* -per i più sensibili alle vocali- i soggetti intervistati e rappresentativi della nostra bella italianità, che hanno preso parte a quel che poi si è tradotto in un report sui ruoli di genere​ pubblicato lo scorso 25 novembre in occasione della ​Giornata internazionale contro la violenza sulle donne​. Report non proprio incoraggiante per l’occasione, ma di certo significativo per ricordare il triste motivo per il quale questa ricorrenza esista per un genere piuttosto che per l'altro: i numeri. Qui l'attenzione, più che alle vocali o al calendario, va ai numeri. Il primo e il più scandaloso di tutti è 2020. Siamo nel 2020 -vorrei premettere e sottolineare- e c’è ancora bisogno di tutelare la donna come fosse un animale in via d’estinzione.

39,3% è più di una percentuale, è quell'io trasversale ai generi tra di noi secondo cui una persona sarebbe in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo volesse. Certamente, se munita di scorta, spray al peperoncino e quanto basta per evitare situazioni simili.


Peccato che le scorte le diano a stento ad una senatrice sopravvissuta all’Olocausto, figurarsi ad una donna qualunque​.

Peccato che il tempo di reazione con il quale si sfodera lo spray dalla borsa è maggiore di quanto ce ne voglia per un pugno o per qualunque altro gesto molesto.

Peccato che molto spesso aggressore e vittima non sono sconosciuti che si incrociano per strada ma condividono la stessa casa.


23,9% è quell'io che pensa alle donne come provocatrici di violenze per via del loro modo di vestire. Certamente, perché tutte le donne malmenate presentano la costante tacchi, minigonna e maglia non maglia e si è invece al sicuro in tuta e pantofole; perché vedere donne con un burqa scandalizza l’animo occidentale, animo che però è favorevole a coprire la femminilità per evitare di scatenare l’istinto predatorio maschile.

15,1% è col*i che considera una donna ubriaca o sotto effetto di droghe almeno in parte responsabile di ciò che la porterà a guadagnarsi lo status di vittima, condizione tanto segnante da divenire permanente, tanto permanente da arrivare a soverchiare quella dignità che dovrebbe essere intrinseca dell’essere donna, dell’essere umana.

Si può continuare con un 6,2% che ritiene le donne serie immuni dall'essere violentate, un 7,2% che ritiene il no di una donna in risposta ad una proposta sessuale come un perverso "no di cortesia", perché in fondo è un sì. Ovviamente. Dire di sì invece sta per ​consenziente ​e ​facile​. Le alternative di risposta di una donna alle avances del maschio alfa sono quindi due: sì o sì.


Per altri numeri c’è l’Istat, per altre prove basta guardarsi intorno o farsi un esame di coscienza. Ci sarà quella piccola ma significante percentuale di ognuno che darà ragione alla parte preoccupante di quel report, alla parte preoccupante della bestia sulle bestie che è la società nella quale viviamo.


Troppo facile cavarsela con un “esagerato, si tratta di minoranze”. Troppo facile puntare il dito contro i soli intervistati: sono bestie loro, siamo bestie noi -io e voi- e sono bestie i media, responsabili di stigmatizzare le donne -esattamente come i migranti- in quel pietoso, minoritario e alienante status di ​vittima​, profondamente radicato nel nostro modo di pensare, parlare e stare al mondo, seguendo quell’unico schema su cui si fonda il vivere comune. Schema per il quale il potere è uomo, il coraggio è uomo, il diritto è uomo, Dio è uomo.

E la donna? Come disse Yoko Ono: WOMAN IS THE NIGGER OF THE WORLD.

Giulia Damiano