UNIONE EUROPEA: DOTTOR JEKYLL O MISTER HYDE?

Dalla sua nascita l’Unione Europea si fa portatrice, garante, paladina dei diritti umani. Lo sancisce nella propria Carta Costituzionale. Meravigliose sono le parole dell'articolo I capo II, riguardo i valori che l’Unione ritiene costitutivi della propria essenza:

L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.


Ma i Diritti umani si citano anche nel capo successivo, il terzo, relativo agli obiettivi che l’Unione si impone. Al punto quattro si legge:

Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite”.


Che dire, sulla scena politica internazionale si affaccia con l’Unione Europea un personaggio giusto, comprensivo, tollerante ma assolutamente irreprensibile nei confronti di coloro i quali si distanziano dai propri valori ed obiettivi. L’Unione è infatti tenuta a non collaborare con le entità politiche che si dimostrino lontane dai principi cui essa si identifica, tra cui, ovviamente, il rispetto dei diritti umani.


“Dottor Jekyll e Mister Hyde” ho subito pensato leggendo questa dichiarazione di fronte ad alcune recenti e cocenti questioni di politica estera europee. L’Unione della costituzione scritta ricorda forse troppo vividamente il candido, trasparente (trasparenza e un’altra delle parole chiave all’interno delle istituzioni europee) e rinomatissimo Dottor Jekyll: un uomo noto, molto apprezzato per la sua ampissima conoscenza ed abilità medica, ma soprattutto per la sua rispettabilità. Ma, come insegna Stevenson, ogni Jekyll nasconde dentro di sé un malvagio ed opportunista mister Hyde da cui è incapace di liberarsi. Dove nasconde la bella Unione il suo segreto Hyde?


Da tante parti, sicuramente. Come accennavo prima vi sono tanti e spesso taciuti eventi relativi alla politica estera (ma anche interna) che mi hanno suggerito l’amara metafora letteraria. Quindi l’Hyde d’Europa si nasconde nei rapporti con la Turchia o nell'immobilità contro antidemocratici capi di stato interni all'Unione stessa. E il buon dottore lo aiuta cercando di non parlarne troppo, prendendo mezze soluzioni, attuando cure palliative che da momentanee divengono permanenti e restano insoddisfacenti.


Uno di questi antri oscuri dell’Unione è l’Egitto di al-Sisi. Mettiamoci nei panni di Mr. Utterson, il celebre avvocato protagonista del racconto di Stevenson che si mette sulle tracce del misterioso Hyde, e cerchiamo di sviscerare le ambiguità di questo rapporto.


È lunedì 7 dicembre, un inizio settimana particolarmente uggioso, poco promettente.

A Parigi, nel palazzo dell’Eliseo, Macron accoglie Al Sisi, dittatore egiziano. Chiede un giornalista al presidente francese: “(il fatto che in Egitto si calpestino continuamente i diritti umani) Condizionerà le politiche di aiuti militari francesi all’Egitto?” ,

“No, non lo farà”, sancisce la Francia incarnata da Macron.

Siamo realisti, questo è l’invito di Macron. Si tratta di una questione di realpolitik: l’Egitto è strategicamente fondamentale in quanto nemico della Turchia, sostenitore, insieme alla Francia, di Haftar in Libia e pilastro contro il fondamentalismo, che ai tempi di Charlie Hebdo prese le difese di Macron.

Dunque, «Meglio mantenere una linea di dialogo esigente piuttosto che praticare un boicottaggio che ridurrebbe l’efficacia di uno dei nostri partner nella lotta contro il terrorismo e per la stabilità regionale», conclude le président.


Poi...

Tra i vari occhiolini e strette di mano, ma all’oscuro dei media francesi ed internazionali, Macron ha fatto all’amico un bellissimo regalo di Natale: La Gran Croce della Legion d’Onore, ovvero il grado più alto de La Legion d’Onore.

Il fatto è stato ripreso dai soli media egiziani, che lo hanno prontamente trasmesso in patria per propagandare l’immagine di una personalità, quella di al-Sisi, potente ed influente all’interno dello scacchiere internazionale.

La Legion d’Onore si conferisce a personalità che si sono rese protagoniste di azioni notevoli e che hanno contribuito in maniera inequivocabile al benessere dell’umanità tutta.

In che modo al-Sisi, dunque, vi ha contribuito?

Beh… da quando egli ha preso il potere, gli atti di politica interna sono per la maggior parte costituiti da elenchi: colonne di nomi, di vite spezzate e storie obliate, infangate dalla menzogna di stato e nascoste dagli interessi economici e geo-politici internazionali.


Vediamo qualche dato...

Amnesty International, già nel 2016 denunciava l’attività dell’Agenzia per la sicurezza nazionale egiziana (Nsa) con un rapporto pubblicato sulla scia, senza precedenti, di sparizioni forzate iniziate dal 2015. Non è un segreto, dunque, che la Nsa sia responsabile di rapimenti e torture atti ad incutere terrore negli oppositori politici e mettere a tacere ogni forma di dissenso, sia pure pacifico.


Nel rapporto: “Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti’. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo“, appare evidente un progressivo aumento di incomprensibili rapimenti di studenti, attivisti e manifestanti, anche minorenni. Spariti tutti nei meandri del sistema di repressione dello Stato.

Ancora, è stato dimostrato il regolare abuso dei poteri speciali che la legge conferisce alla Procura suprema egiziana, che consentirebbe una detenzione preventiva massima di 150 giorni. Per quanto sia possibile esperire ricorso contro il rinnovo, la decisione su chi debba esaminarlo è lasciata alla discrezionalità della Procura stessa che può chiedere ai “tribunali speciali antiterrorismo” di rinnovare la detenzione preventiva per periodi di 45 giorni. Anche in questa fase è l’alta magistratura a decidere chi dovrà esaminare il ricorso.

Qualora poi un giudice decretasse il rilascio del detenuto, la Procura suprema ha spesso aggirato la sentenza ordinando una nuova detenzione motivata da un diverso e pretestuoso capo d’accusa.


Secondo le stime di Amnesty, la media del tempo detentivo è di 345 giorni, ma vi sono casi che superano i mille giorni di reclusione, durante i quali i detenuti sono stati raramente interrogati più di una volta.

Dunque, anche la Procura suprema svolge un ruolo chiave nella continua violazione dei Diritti umani in Egitto, cercando di coprire con una patina di legalità un clima di diffusa e conclamata ingiustizia.


Ancora Amnesty International con il rapporto “Stato d’eccezione permanente”, evidenzia come la Procura usi disinvoltamente forme di tortura come mezzo di estorsione di confessioni e sia spesso complice delle sparizioni forzate operate dal Nsa. Il succitato documento ricorda, infine, che la Procura suprema, “omette sistematicamente di informare i detenuti dei loro diritti, nega loro l’accesso agli avvocati e li sottopone a interrogatori coercitivi in cui i detenuti sono bendati, trattenuti in condizioni inumane e minacciati di ulteriori interrogatori e torture da parte dell’Agenzia per la sicurezza nazionale”.


Il quadro fornito dai dossier Amnesty dipinge un Egitto privo di Stato di diritto, manipolato da una dittatura intransigente e coercitiva, pronta a reprimere violentemente ogni minimo sussulto di protesta, anche se pacifico. Un luogo non troppo ospitale per i difensori dei diritti umani, che nei casi più fortunati sono arrestati a titolo precauzionale e trattenuti per un periodo indefinito.

È questo il caso di Patrick Zaki, nome ormai tragicamente noto proprio per il suo illegale stato detentivo, il cui giudizio pare essere eternamente procrastinato. Patrick è un giovane attivista egiziano, ricercatore presso l’ateneo di Bologna. Arrestato il 7 febbraio 2020, è ancora in attesa di una sentenza, ma ha già subito torture e violenze indescrivibili, così, in maniera precauzionale.


Come si è comportata l’Unione? Non può esserci risposta più esplicativa dell’atto di Macron stesso. Certo, gli altri paesi non si sono astenuti da critiche, anche se fievoli ed accennate. Come al solito, si restaura la facciata, ma si lasciano marcire le fondamenta: già nel 2013 L’Unione Europea si era impegnata, in seguito al massacro di Rab’a in cui più di 1150 dimostranti persero la vita sotto il fuoco delle forze armate egiziane, a sospendere la vendita di armi e l’appoggio strategico all’Egitto. Nel provvedimento si afferma che l’Unione si promette di “sospendere le licenze di esportazione verso l'Egitto di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna” e di “rivedere la loro assistenza nel settore della sicurezza con l'Egitto”. Ma da allora, almeno 12 stati membri dell’Ue, Italia inclusa, hanno ripetutamente mancato l’impegno. E ciò, nonostante, da quando al-Sisi ha preso il potere, la violenza non abbia visto altro che una drammatica escalation.


Ecco Hyde, dunque. Ben nascosto dai confini di paesi stranieri, celato agli occhi dei cittadini europei che vivono in un mondo tutto sommato edulcorato, dove le libertà, i diritti sono date per scontate. Guardatevi dentro, quanti di voi temono il rapimento, la tortura o la morte per delle critiche a Conte o Mattarella?

Dunque, Hyde è fuori, all’estero, lontano… Non ne sono così sicura.


Torniamo a Stevenson e ricordiamone una delle riflessioni più acute: Jekyll non nasconde Hyde soltanto agli altri, per preservare la propria immagine, ma lo nasconde soprattutto a sé stesso, per paura di ammettere la propria debolezza… In altre parole, il vero, più profondo recesso in cui Hyde si cela è l’Unione stessa. Hyde è nella sua impotenza, incapacità risolutiva, mollezza ed ambiguità istituzionale. Hyde è nelle continue scaramucce che paralizzano il processo decisionale, nei cavilli costituzionali che impediscono risoluzioni definitive. Ma la cosa più preoccupante è che ultimamente questo Hyde sta uscendo allo scoperto sempre più spesso, ed è sempre più violento e pericoloso.

Mi riferisco alle svolte antidemocratiche e anti-libertarie d’Ungheria, di Polonia, o della Bielorussia… un Hyde che è sostanzialmente stato lasciato libero di agire contro i fondamenti costituzionali dell’Unione.


Interrogato dall’amico Utterson, il dottor Jekyll rispose di avere Hyde sotto controllo, di potersene liberare quando voleva. È così anche per l’Unione?



di Simona Bianchi