Van di moda le catene

di Elia Legnani per Funamboli - Saperi dal basso e Black Lives Matter Bologna



E' una storia di ricatti, razzismo, oppressione patriarcale e lavorativa quella a cui le operaie esternalizzate Yoox hanno scelto di opporsi con lo sciopero indetto il 25 Novembre e i presidi in programma questi giorni, l'ultimo organizzato da Si Cobas Bologna per domani alle 15.30 in P.zza del Nettuno.


Impiegate in una delle cooperative con sede nell'Interporto bolognese, da sempre luogo di sfruttamento e abusi a danno di lavoratori e lavoratrici prevalentemente migranti, e a cui si appoggia Yoox, il gigante dell'e-commerce italiano specializzato nel commercio di beni di lusso, moda e design, hanno scelto di iniziare uno sciopero contro le condizioni irricevibili cui sono costrette a sottostare sul posto di lavoro. Condizioni che se già prima della pandemia apparivano inaccettabili oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Tre i punti attorno ai quali si articola la loro protesta:


- I nuovi turni imposti unilateralmente da maggio (dalle 5.30 alle 13.30 o dalle 14.30 alle 22.30, invece del precedente 8 - 17), turni con orari inaccettabili per molte di loro che sono anche madri e che si troverebbero costrette a scegliere tra lavoro e vita;


- I trattamenti razzisti e discriminatori portati avanti da superiori e responsabili, non solo della cooperativa ma della stessa Yoox, la prassi in un luogo come l'Interporto e più nello specifico nella storia dello stesso colosso del commercio online;


- L'assenza di buoni pasto e l'arbitraria riduzione delle pause intervenuta anch'essa a Maggio.


La strategia messa in atto ai loro danni appare cristallina: l'obiettivo è quello di ottenere il loro licenziamento tramite l'imposizione di orari di lavoro inconciliabili con la vita delle lavoratrici fuori dall'azienda, costrette così a scegliere tra la possibilità di essere presenti nella vita di figli e figlie e il posto di lavoro, il cui mantenimento le obbligherebbe a ricorrere a figure a cui affidare i figli a pagamento, bruciando così buona parte del già minimo stipendio.

Come se ciò non bastasse, al mantenimento del posto di lavoro si lega anche il mantenimento del permesso di soggiorno che, con un meccanismo analogo a quello di un ricatto, in caso di perdita del lavoro, molte tra loro, come è prassi per lavoratori e lavoratrici migranti, vedrebbero a rischio, in quanto documento legato a questo.

Il motivo per cui Yoox, e nello specifico la cooperativa a cui si appoggia, punta al licenziamento delle lavoratrici è molto semplice: sono donne che non hanno paura di lottare per ciò che gli spetta, come già hanno dimostrato in passato, e hanno un contratto a tempo indeterminato, che è quanto di più vincolante possa esistere per una multinazionale del commercio online.

Per approfondire la loro posizione e alcuni aspetti della vicenda ho intervistato una di loro, e quella che segue è la trascrizione della nostra conversazione.


Partiamo dal nodo centrale da cui è partito lo sciopero del 25 Novembre, quelle tre questioni attorno alle quali si articola la vostra protesta: turni, razzismo e discriminazione sul posto di lavoro e assenza di buoni pasto. Sono tutte e tre problematiche nate dopo l'inizio della pandemia o erano presenti già da prima?


L'assenza di buoni pasto è un problema presente già da prima della pandemia: a gennaio noi siamo passate sotto Lis Group, che a sua volta fa parte di Geodis, e già allora non avevamo buoni pasto, nonostante tutte le persone che lavorano per altre cooperative e per la stessa Yoox li avessero e li abbiano ancora oggi. Siamo le uniche in magazzino a non avere buoni pasto e a dover provvedere autonomamente. Lo stesso vale per gli atteggiamenti razzisti e discriminatori e le provocazioni dei responsabili, anche questi erano già ben presenti prima del Covid.

Con l'arrivo della pandemia, invece, sono arrivati anche il cambio dei turni e la riduzione delle pause (la pausa pranzo è stata ridotta a 15 minuti).


Come vi è stata comunicata l'introduzione dei turni?


Eravamo in cassa integrazione (siamo state in cassa integrazione per tutta la durata del lockdown) e a maggio abbiamo ricevuto un messaggio Whatsapp che ci comunicava che l'azienda avrebbe ripreso a lavorare e che il turno della mattina era stato fissato dalle 5.30 alle 13.30. Il messaggio comunicava anche che per il Covid si era deciso di passare ad un sistema di turni e che quindi l'orario non sarebbe più stato 8 – 17, ma 5.30 – 13.30 la mattina e 14.30 – 22.30 il pomeriggio.


Quali reazioni ha suscitato tra voi lavoratrici l'introduzione dei nuovi turni? Ho letto altrove che alcune hanno deciso di licenziarsi.


Già a gennaio una ventina di noi si erano licenziate senza fare il cambio appalto. Perché comunque già con il cambio appalto eravamo state invitate a licenziarci, in una riunione era stato esplicitamente detto: “ Licenziatevi adesso che almeno prendete la Naspi. ”.

Molte quindi se ne sono andate a gennaio, altre invece hanno deciso di continuare a lavorare.

Poi, proprio per i nuovi turni di maggio, un'altra ventina di lavoratrici se n'è andata perché non riusciva a conciliare vita e lavoro.


Immagino che si aspettassero una reazione simile, che sapessero di imporre questi turni a lavoratrici prevalentemente anche madri e che quindi si sarebbero trovate in grossa difficoltà a sostenere simili orari.


Certo, loro lo sapevano, e a fronte di richieste di spiegazioni, dato che a maggio i bambini non potevano andare a scuola e la situazione era tale per cui era impossibile trovare una baby sitter a cui affidarli, non venne offerta nessuna soluzione.

La risposta era: “ Quello è il tuo turno, se non torni al lavoro ti dovrò contestare la mancanza sul posto di lavoro ”. Alcune dovevano svegliare i figli alle 4 del mattino per portarli da chi li accudiva e iniziare poi il turno alle 5.30.


Che contratto avete?


Siamo tutte a tempo indeterminato. Lo avevamo già prima del cambio appalto e per legge hanno dovuto mantenerlo.


Si può quindi dire che ci sia la chiara volontà di sfruttare questa situazione per liberarsi dei vostri contratti a tempo indeterminato?


Certamente, con l'altra cooperativa con cui operano non hanno contratti a tempo indeterminato, ma solo contratti dai tre ai cinque mesi che non vengono rinnovati, è questo il loro sistema. Con noi loro si vogliono proprio lavare le mani, se una dice che non ce la fa con i turni la risposta è “licenziati!”. L'obiettivo è proprio mandare via le persone.


E se licenziate poi siete esposte ad un secondo ricatto, quello del permesso di soggiorno.


Esatto, e ovviamente azienda e responsabili lo sanno perfettamente, commenti come “e allora perché non torni al tuo Paese?” non mancano.


In relazione a quanto denunciato nel 2014 anche in questo caso l'azienda sta tentando di dividervi nelle rivendicazioni? (All'epoca un responsabile di Mr. Job, la cooperativa poi fallita che allora aveva in gestione la logistica di Yoox, venne denunciato per maltrattamenti ed estorsione, in quel caso fu fondamentale la determinazione delle operaie nel far emergere la verità, a costo di cariche poliziesche e denunce.)


No, oggi teoricamente loro non potrebbero farlo. Nel 2015 c'erano vari appalti e quindi le cooperative una volta identificate le persone “più forti”, da isolare, le mandavano per esempio a lavorare in Fiera o all'Ikea, dove il lavoro era molto più pesante e brutto.

Era una punizione, lo stesso accadeva a chi chiedeva di non lavorare il sabato o si ammalava e restava in casa in malattia. Stavi a casa? Una settimana di punizione in Fiera.

La gente aveva paura e quindi molti stavano zitti o venivano a lavorare anche se malati, oggi per fortuna questo non succede più.


Dal 25 ad oggi ci sono state intimidazioni esplicite nei vostri confronti? Che reazione c'è stata da parte dei responsabili?


Il nulla, a parte una frase pronunciata proprio da un responsabile della Yoox che il 25, ad una sindacalista che voleva approcciarlo per parlarci, ha detto: “ Per me voi non esistete. Io non vi vedo.”. Da parte dei nostri responsabili invece niente.


Conosci altri contesti dove all'Interporto vengono portati avanti atteggiamenti simili a danno di altri lavoratori e lavoratrici migranti?


Sì, ci sono, sono molti gli sfruttati con contratti rinnovati di mese in mese e che hanno difficoltà anche solo a raggiungere il posto di lavoro. Alcuni si trovano costretti a fare lunghi tratti di strada a piedi e ad attraversare la ferrovia per poi riuscire ad arrivare all'Interporto.

Ci sono persone che alle 4 del mattino sono già per strada a piedi per arrivare in tempo per il turno. I casi simili sono molti, ma alcuni per timore di perdere il lavoro preferiscono non esporsi e non protestare.


Lo sciopero che ripercussioni sta avendo su di voi?


Personalmente non è una situazione leggera, tutte siamo un po' più nervose e agitate. Portare avanti lo sciopero è una lotta continua per i nostri diritti e contro la nostra fatica. Tutte però abbiamo l'appoggio delle nostre famiglie, la situazione prodotta dai nuovi turni è di grande disagio non solo per noi ma per tutte le nostre famiglie, che sono unite con noi. Quelli che soffrono di più sono i bambini e le bambine, che a volte sono troppo piccoli per capire perché mamma non li può più accompagnare e andare a prendere a scuola o perché semplicemente non la vedono più a casa.

Per loro è un colpo pesante.


Quanto è aumentato il carico di lavoro con la pandemia?

Molto. Il venerdì solitamente sono sette ore, ma ora viene spesso richiesto lo straordinario di un'ora per arrivare a otto e da un mese viene chiesta la disponibilità anche per i sabati. Noi stiamo lavorando tanto e c'è tanta merce, già con la pandemia il lavoro era triplicato, ora con il Black Friday e Natale anche di più.


E ovviamente gli utili vanno tutti a loro (gli utili di Yoox sono cresciuti vertiginosamente nell'ultimo periodo).

Ovviamente.


La vertenza Yoox ci dice molto del Paese in cui viviamo e dell'epoca che stiamo attraversando, la violenza patriarcale, il razzismo e lo sfruttamento sono tangibili quando si leggono articoli riguardanti la vicenda, e lo stesso vale per molte altre storie dell'Interporto di Bologna e non solo. Ma la loro lotta contiene in sé un messaggio che va oltre il risultato finale che raggiungerà, ed è un messaggio legato alla loro stessa identità di donne, migranti e lavoratrici.

Lo spirito di intersezionalità caratterizza profondamente la loro lotta ed è l'unica soluzione a tutte le storture e i soprusi dei quali siamo giornalmente testimoni.

La loro lotta è la nostra lotta.



L'Assemblea Donne Migranti insieme alle lavoratrici coinvolte ha lanciato un appello a sostegno dello sciopero, per sostenerlo invia una mail con nome e cognome al seguente indirizzo: womenstrikeyoox@gmail.com